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Giovedì 19 Aprile 2018 | 19:33

Centrale del Mercure l’intesa sul suo riavvio «spacca» il territorio

di PINO PERCIANTE
Il fronte del «sì» alla centrale del Mercure ha la maggioranza. Trenta sindaci del Pollino favorevoli contro cinque. Ma il dibattito resta incandescente soprattutto dopo la firma dell’intesa, da parte della Regione, con Enel, Parco, Comuni e sindacati su compensazioni, controlli ambientali, investimenti e aspetti occupazionali. C’è chi ritiene l’impianto una risorsa e chi una «zavorra».
Centrale del Mercure l’intesa sul suo riavvio «spacca» il territorio
di PINO PERCIANTE

Due fronti opposti alla sua attivazione, ma i comuni favorevoli sono in maggioranza. E sulle compensazioni si annuncia il caos. L’impianto si rivelerà una risorsa per l’area o una «zavorra»?

CHI DICE «NO» - Trenta i sindaci del Pollino che hanno detto «sì» alla centrale del Mercure e cinque i contrari, tra cui Viggianello e Rotonda. «Questa centrale inquina ed è sovradimensionata», dice il sindaco di Viggianello Vincenzo Corraro e poi va giù duro: « Finirà col seppellire definitivamente il turismo e l’agricoltura della valle. Addirittura l’osservatorio ambientale sarà finanziato da Enel che sarà, quindi, controllore e controllato allo stesso tempo». Ma Corraro insinua anche un altro sospetto: «La bonifica dall’amianto è stata fatta? Ho forti dubbi. Perciò, come amministrazione, continueremo ad esprimere la nostra contrarietà all’accordo per la riattivazione dell’impianto e se sarà necessario protesteremo anche duramente fino a quando non saremo seriamente ascoltati. I soldi che Enel darà al Parco e ai comuni non potranno mai compensare i danni che la centrale arrecherà alla nostra valle».

Le compensazioni legate alla ripresa dell’attività della centrale del Mercure rischiano di far scoppiare una «guerra» tra comuni: «Guarda caso nell’accordo – sottolinea Corraro - figurano comuni che sono lontani dall’impianto mentre noi e Rotonda che siamo i più vicini siamo stati esclusi. Forse perché diciamo verità scomode su questo progetto? Perseguiremo questo accordo in ogni sede opportuna perché è assolutamente illegittimo. C’è già un’inchiesta avviata dalla magistratura calabrese». La realtà, secondo il sindaco di Viggianello, è che «l’impianto dell’Enel è obsoleto, non impiega le migliori tecnologie, non crea occupazione perché la biomassa arriverà dalla Calabria e soprattutto inquina perché quando si dice che le emissioni saranno ridotte del 20 per cento implicitamente si ammette che c’è qualche problema».

A Rotonda il sindaco è cambiato. Dopo le amministrative del 25 maggio il posto di Giovanni Pandolfi è stato preso da Rocco Bruno. Ma non è cambiata la tattica sulla centrale. «Siamo sempre contrari – dice Bruno -. Qui o si fa turismo o si fa industria. Dal momento che abbiamo una vocazione naturale al turismo, infatti siamo un’a re a protetta, è evidente che questo tipo di centrale non può coesistere con il territorio. Ma al di là di questo, non possono esistere misure compensative quando in gioco c’è la salute della gente. Una centrale nel parco è un contro senso; va solo rimossa e le compensazioni possono essere sfruttate per il turismo. Attendiamo con fiducia l’esito del ricorso al Consiglio di Stato».

In allarme anche le associazioni ambientaliste secondo le quali «il parco è divenuto ostaggio della lobby dell’Enel». Il Consiglio di stato ad ottobre dovrà pronunciarsi sulla legittimità o meno dell’autorizzazione rilasciata per la riapertura della centrale. I contrari all’impianto hanno fatto ricorso perché la Regione Calabria ha autorizzato la riattivazione della struttura nonostante il parere tecnico negativo del Parco in conferenza dei servizi. Ma a mettere la parola fine sulla spinosa questione potrebbe intervenire la presidenza del Consiglio dei ministri che potrebbe autorizzare l’Enel a riprendere l’attività nella centrale, a prescindere se l’autorizzazione è legittima o illegittima.

CHI DICE «SI'» - lIl fronte del «sì» saluta con particolare enfasi il via libera della Regione Basilicata (come riferito sulla Gazzetta di ieri) al piano di compensazioni ambientali ed economiche proposto alcuni mei fa dal ministero per la riattivazione della centrale del Mercure. Tra i più soddisfatti del provvedimento regionale il sindaco di Castelluccio Inferiore, da sempre convinto sostenitore dell’impianto elettrico situato al confine tra Basilicata e Calabria nel comune di Laino Borgo ma ad una manciata di chilometri dalla Basilicata.
«Accogliamo con compiacimento il provvedimento regionale che fa seguito a quelli già adottati nei giorni scorsi dalla Calabria e dall’Ente Parco del Pollino – sottolinea il primo cittadino di Castelluccio -. Il provvedimento, sostanzialmente, da seguito e sviluppo agli impegni assunti in sede ministeriale nello scorso inverno». È presto, però, per cantare vittoria. Spiega, infatti, Giordano: «Bisogna aspettare l’esito del contenzioso giudiziario ancora in corso. La sentenza del Consiglio di stato è prevista per l’8 ottobre».

L’accordo, comunque, prevede la riduzione delle emissioni dalla centrale del 20 per cento rispetto ai limiti delle autorizzazioni, in modo da portarle a livello di quelle di un impianto di potenza inferiore. Sarà realizzato anche un osservatorio ambientale. «Finalmente – sostiene il sindaco di Castelluccio – l’intesa pone fine alla diatriba relativa all’ipotetico inquinamento ambientale, conseguente ai fumi emessi dall’impianto e dimostra che la centrale è compatibile con il Parco». Vi saranno, inoltre iniziative a favore dei comuni, con un impegno complessivo di Enel pari a 1,1 milioni di euro per otto anni. Sempre per otto anni, Enel darà 500 mila euro al Parco del Pollino «per progetti specifici volti a favorire lo sviluppo agricolo e turistico dell' area», con il coinvolgimento di manodopera e imprese locali. Infine, un contributo «una tantum» di 750 mila euro alle Regioni Basilicata e Calabria per rafforzare l’impiego dei lavoratori forestali nella manutenzione e sviluppo boschivo.
«Questo dimostra – afferma Giordano - come anche sul fronte occupazionale le accuse mosse dai contrari alla centrale non sono vere. L’apertura dell’impianto costituirà, infatti, la tanto attesa opportunità per dare lavoro a non poche persone della zona».

Anche il comitato pro centrale commenta positivamente la situazione: «Possiamo dire che abbiamo convinto e oggi raccogliamo i frutti, anche se è ancora in piedi il contenzioso amministrativo. Ma l’ok delle Regioni e dei comuni alle condizioni proposte da Roma rappresentano comunque un passo in avanti molto importante verso la riattivazione dell’im - pianto del Mercure.Consentiteci di ringraziare le due regioni per il lavoro che hanno svolto in questi mesi, la Calabria ha già fissato anche la nuova conferenza di servizi il 3 settembre. Restiamo in attesa degli sviluppi».

Ovviamente anche i sindacati sono soddisfatti. «I provvedimenti approvati dalla due Regioni, dal Parco e dai Comuni costituiscono per ora un buon risultato – dice Orlando Salvatore della Flaei Cisl -. Restiamo in attesa della convocazione al ministero per siglare in via definitiva l’accordo che recepisce l’intesa tra le parti. Ma la partita non è ancora chiusa. E fin quando non lo sarà non possiamo stare tranquilli».

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