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«Non c'è correlazione tra terremoto e petrolio»

di LUIGIA IERACE
POTENZA - «Non esiste alcuna correlazione tra l’estrazione di idrocarburi e gli eventi sismici che si sono verificati in Emilia Romagna nel maggio 2012». La conclusione delle attività di monitoraggio e verifica svolte dal Laboratorio Cavone, validato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Si scioglie infatti il dubbio lasciato aperto dalla Commissione Ichese, istituita proprio per valutare le possibili correlazione tra gli eventi sismici registrati in Emilia Romagna con le attività della concessione “Mirandola”, e si arriva alla conclusione che «non esiste alcuna correlazione»
«Non c'è correlazione tra terremoto e petrolio»
LUIGIA IERACE
POTENZA - «Non esiste alcuna correlazione tra l’estrazione di idrocarburi e gli eventi sismici che si sono verificati in Emilia Romagna nel maggio 2012». La conclusione delle attività di monitoraggio e verifica svolte dal Laboratorio Cavone nell’ambito dell’Accordo di collaborazione stipulato ad aprile tra il Ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Emilia Romagna e la Società Padana Energia forniscono dati incoraggianti anche per la Basilicata. Si scioglie infatti il dubbio lasciato aperto dalla Commissione Ichese, istituita proprio per valutare le possibili correlazione tra gli eventi sismici registrati in Emilia Romagna con le attività della concessione “Mirandola”, e si arriva alla conclusione che «non esiste alcuna correlazione». Lo dimostrano i risultati delle prove e del modello statico e dinamico aggiornato del giacimento Cavone, validato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

Un risultato importante anche per la Basilicata che si interroga su temi importanti come la relazione tra sisma e attività estrattiva, ma anche su sviluppo sostenibile. È la premessa ineludibile di una regione che fa fronte comune sul petrolio e di fatto, a risultati ottenuti su bonus carburanti, memorandum e patto di stabilità, spiana la strada al governo Renzi per il rilancio della produzione di idrocarburi in Italia. Dalla Val d’Agri a Tempa Rossa con l’obiettivo di raggiungere i 180 mila barili di petrolio al giorno (104mila a regime più 25mila della fase 2 del giacimento di Eni-Shell e 50mila di quello di Total, Shell e Mitsui) ma senza sconti in materia di sostenibilità ambientale, sociale e economica.

Una delle prime questioni da affrontare sarà quella gestione delle acque cosiddette di strato del giacimento della Val d’Agri (in sostanza quelle estratte dai pozzi insieme a petrolio e gas). Parte di quest’acqua è reiniettata nel giacimento, nel pozzo Costa Molina 2, a circa 4 chilometri di profondità; parte viene trasportata con autobotti (tra le 50-60 al giorno), a Tecnoparco per essere smaltita. Una necessità legata anche al fatto che l’istanza per la reiniezione in giacimento delle acque in un secondo pozzo, il «Monte Alpi 9» nel comune di Grumento Nova, presentata da Eni nel 2009, è ancora in attesa di Via da parte del Dipartimento Ambientale della Regione Basilicata. Attualmente è in corso la conferenza di servizio e le risultanze del Laboratorio Cavone potranno dare ora tutte le risposte necessarie sciogliendo ogni dubbio sulle relazioni tra sismicità indotta e attività estrattiva. Una forte opposizione territoriale guarda con sfavore alla reiniezione in giacimento e ha frenato l’attività in Val d’Agri.

Sulla terza ipotesi possibile di trattamento delle acque di strato (si veda altro pezzo in pagina), la Regione Basilicata potrebbe riprendere in esame il progetto su scala industriale (Blue Water Project) per il riutilizzo a fini industriali delle acque di produzione del giacimento con benefici per l’ambiente e lo sviluppo, illustrato da Eni, dopo i risultati positivi della ricerca condotta con Syndial nelle Marche. È qui che è stato realizzato il progetto pilota dopo che il Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata aveva bocciato la sperimentazione.

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