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Sabato 23 Settembre 2017 | 22:12

Appalti truccati a Potenza «Un’alcova per l’assessore»

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - C’era un’alcova. Era in via Maratea a Potenza. «Da quanto è emerso grazie all’ascolto delle intercettazioni e con tutta la ritrosia immaginabile dalle dichiarazioni rese dalle donne interessate, veniva accertato che Mecca avesse organizzato, anche su sollecitazione di De Rosa, diversi appuntamenti finalizzati a rapporti intimi». Il giudice per le indagini preliminari Rossella Larocca, che ha privato della libertà quattro dei 13 indagati, lo scrive nell’ordinanza di custodia cautelare
Appalti truccati a Potenza «Un’alcova per l’assessore»
di Fabio Amendolara

POTENZA - C’era un’alcova. Era in via Maratea a Potenza. «Da quanto è emerso grazie all’ascolto delle intercettazioni e con tutta la ritrosia immaginabile dalle dichiarazioni rese dalle donne interessate, veniva accertato che Mecca avesse organizzato, anche su sollecitazione di De Rosa, diversi appuntamenti finalizzati a rapporti intimi». Il giudice per le indagini preliminari Rossella Larocca, che ha privato della libertà quattro dei 13 indagati, lo scrive nell’ordinanza di custodia cautelare.

Al centro dell’inchiesta c’è Dionigi Pastore, funzionario della Regione Basilicata - dall’altro giorno agli arresti domiciliari insieme a tre imprenditori del Potentino, Leonardo Mecca, Gerardo Priore e Giovanni Sileo (gli interrogatori di garanzia cominceranno domani) - secondo la Procura di Potenza «gestiva il sistema» attraverso il quale venivano «truccate» le gare d’appalto e venivano assegnati lavori pubblici a ditte «amiche» in cambio di «benefici, utilità e mazzette». Benefici: da qualche ragazza compiacente. Utilità: lavori gratis nelle abitazioni dei politici. Mazzette: da 3mila euro, ricevute - stando alla ricostruzione degli investigatori della Squadra mobile di Potenza - negli uffici della Regione Basilicata.

È il terzo filone dell’inchiesta «Vento del Sud». Nei mesi scorsi l’indagine portò ad arresti di imprenditori e funzionari pubblici che ora attendono il processo. E proprio quando nessuno se lo aspettava è arrivato il colpo di coda della Procura. A quella lista si aggiungono gli indagati che hanno ricevuto la notifica del divieto di dimora nel capoluogo lucano (Giuseppe Benito Schifone, funzionario del Comune di Potenza) e di presentazione alla polizia giudiziaria (Vito Antonio Zaccagnino e Vincenzo Battafarano, entrambi imprenditori). Avvisi di garanzia per Luciano De Rosa, direttore di banca ed ex assessore del Comune di Potenza, Antonio Mecca, imprenditore, Antonio Passavanti, imprenditore, Nazareno Summa, imprenditore, Antonio Pasquale Golia, dirigente della Regione Basilicata, Damaride Romaniello, disoccupata.

Le ragazze che erano diventate «merce di scambio» non sono escort, spiegano gli investigatori che hanno scoperto il sistema per pilotare gli appalti: intrecci tra imprenditori, politici e funzionari comunali con l’obiettivo di favorire l’impresa «amica» in cambio di soldi, viaggi e notti in albergo con escort. Ma anche con ragazze in cerca di un posto di lavoro. A dare in pasto ragazze disponibili all’ex assessore del Comune di Potenza, Luciano De Rosa, era l’imprenditore Mecca. Gli incontri avvenivano in un ufficio dell’impresa Mecca in via Maratea a Potenza: l’alcova dell’assessore.

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