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Martedì 17 Ottobre 2017 | 04:12

Mazzette e appalti alla Regione Baslicata quattro in manette Chi sono i 13 indagati

POTENZA - Gare truccate, e appalti pubblici che "finiscono" agli amici in cambio di mazzette, "benefici" e "favori", distribuiti da funzionari della Regione Basilicata e di altri enti locali lucani: quattro arresti, un divieto di dimora e dua obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria il bilancio dell’operazione "Vento del Sud" condotta dalla Procura sul "sistema" creato per favorire ditte private nell’assegnazione di opere pubbliche. Notificati 13 avvisi di conclusione delle indagini preliminari
Mazzette e appalti alla Regione Baslicata quattro in manette Chi sono i 13 indagati
POTENZA – Gare truccate, e appalti pubblici che "finiscono" agli amici in cambio di mazzette, "benefici" e "favori", distribuiti da funzionari della Regione Basilicata e di altri enti locali lucani: è di quattro arresti domiciliari - il funzionario della Regione, Dionigi Pastore e tre imprenditori, Leonardo Mecca, Gerardo Priore e Giovanni Sileo - il bilancio dell’operazione "Vento del Sud" condotta dalla Procura di Potenza per indagare sul "sistema" creato per favorire ditte private nell’assegnazione di opere pubbliche.

Quello di oggi è il terzo filone investigativo dell’inchiesta, che dallo scorso anno (le prime misure sono di febbraio) ha impegnato i magistrati e la Squadra mobile della Questura di Potenza, con controlli su una presunta rete di favoritismi che ha coinvolto anche amministratori pubblici e un esponente della Guardia di Finanza.

E' stato inoltre notificato il divieto di dimora nel capoluogo lucano al funzionario del Comune di Potenza, Giuseppe Benito Schifone, mentre per altri due imprenditori – Vito Antonio Zaccagnino e Vincenzo Battafarano – è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Dalle indagini che si sono appena concluse, in tre occasioni Pastore ha ricevuto "mazzette", per un totale di tremila euro a Potenza, nella sede della Regione: il funzionario aveva rapporti diretti e stipulava "contatti affaristici" con gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta: l’accordo prevedeva l’assegnazione dei lavori "a turno" per le ditte "amiche". Il sistema prevedeva, ad esempio, la nomina dello stesso presidente di commissione per le gare e verbali manomessi in modo da far risultare più vantaggiosa l’offerta della ditta prescelta.

Nei precedenti filoni erano emersi anche contatti tra imprenditori e amministratori di alcuni Comuni del potentino, ricompensati con piccoli favori, somme di denaro o prestazioni professionali giudicati "di importo non rilevante". In un caso è stato coinvolto anche un rappresentante delle forze dell’ordine per i suoi presunti "legami" con un imprenditore e una donna, e "interventi" su concorsi pubblici e trasferimenti.

Le indagini erano cominciate nel 2012, quando la Direzione distrettuale antimafia indagò su alcuni colpi di pistola esplosi contro l’auto di un imprenditore edile potentino, in un quartiere alla periferia del capoluogo lucano.

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