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La storia: «Lo Stato si ricorda solo ora del nostro Davide»

di MASSIMO BRANCATI
POTENZA - È stato l’amore dei genitori a farlo sopravvivere. Per diciotto anni hanno portato la croce, si sono sobbarcati i costi dei viaggi della speranza, hanno subìto il contraccolpo emotivo di una situazione difficile, di un dramma. E lo Stato se n’è infischiato. Ma non appena ha compiuto la maggiore età ecco che viene fuori tutta l’ottusità di una legge che, per dirla con Orson Welles, spesso nasce per complicare la vita dei cittadini.
La storia: «Lo Stato si ricorda solo ora del nostro Davide»
di MASSIMO BRANCATI

POTENZA - È stato l’amore dei genitori a farlo sopravvivere. Per diciotto anni hanno portato la croce, si sono sobbarcati i costi dei viaggi della speranza, hanno subìto il contraccolpo emotivo di una situazione difficile, di un dramma. E lo Stato se n’è infischiato. Ma non appena ha compiuto la maggiore età ecco che viene fuori tutta l’ottusità di una legge che, per dirla con Orson Welles, spesso nasce per complicare la vita dei cittadini. È la storia di Davide Langerame, un metro e 32 centimetri per 17 chili di peso, diciannove anni la prossima settimana, affetto da «tetraparesi spastica dovuta ad anossia da parto». Traduzione: il ragazzo non parla, non si muove, è fragile come un neonato «per colpa - tuona la famiglia - di un’ostetrica».

All’epoca ci fu una denuncia che approdò soltanto alla sospensione per nove mesi dell’infermiera: «Non andammo oltre - spiegano i Langerame - per non rischiare di dover sborsare soldi in Cassazione».

Ma veniamo a oggi. Davide è maggiorenne. E lo Stato, sempre assente, ora si fa sentire, comparendo all’improvviso nell’esistenza fatta di sacrifici e rinunce di Lucia e Giovanni, i genitori di Davide. La legge dice che, al compimento di 18 anni del disabile, il giudice deve verificare l’affidabilità della sua famiglia. Se è idonea o meno a prendersi cura del ragazzo. Assurdo. Non si capisce come possa essere idonea fino alla maggiore età e poi, d’un colpo, incapace di gestirlo. Ma tant’è. Nella vita già complicata dei coniugi è arrivato un giudice che ha nominato un Ctu (commissario tecnico d’ufficio) incaricato di valutarli. Potrebbe anche decidere l’interdizione, nominando tutore un altro parente con la possibilità di «pescare» fino alla quarta generazione.
Lunedì prossimo il Ctu incontrerà i coniugi e pronuncerà il suo verdetto, non prima, però, del 25 settembre. Nel frattempo il padre di Davide è stato nominato dal giudice tutore temporaneo.

Signora Lucia, ora è sotto esame... «Ci stanno umiliando. In tutti questi anni siamo stati lasciati soli a curare Davide, lo Stato non si è mai fatto vivo. E ora cosa vuole?».

Non sapeva che al compimento dei 18 anni il giudice avrebbe bussato alla sua porta? «No, non mi aveva informato nessuno. L’ho scoperto per caso, quando sono andata alle Poste per ritirare un regalo indirizzato a Davide proprio per il suo compleanno. Lì mi è stato detto che, essendo maggiorenne, doveva essere lui a ritirare il plico o comunque io avrei dovuto avere una carta del giudice».

E ora eccovi a fronteggiare le pastoie burocratiche... «Già, siamo considerati una pratica da cui attingere soldi. Tutta questa burocrazia ha un costo e dovremo pagarlo noi. Lo stesso Ctu sarà a carico nostro. Magari poi deciderà pure per l’interdizione... » .

Con la burocrazia avrà già fatto i conti in tutti questi anni per garantire a suo figlio i diritti che spettano ad un invalido al cento per cento... « Lo Stato ci dava 400 euro di accompagnamento che finivano nel giro di due settimane. Quando Davide ha compiuto 18 anni siamo stati costretti a rifare tutti gli incartamenti».

Vi hanno riconosciuto nuovamente l’accompagnamento? «Quando si è maggiorenni si ha diritto anche alla pensione (200 euro in più rispetto all’accompagnamento) ma ci vuole una carta del giudice. Solo ora che mio marito è stato nominato tutore temporaneo possiamo completare il percorso burocratico all’Inps».

Pensa che denunciando ciò che le sta accadendo possa aiutarla? «No, ormai non possiamo farci niente. Nostro figlio non può guarire e siamo rassegnati. L’obiettivo è quello di informare chi si trova nella nostra stessa situazione».

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