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Potenza, «Riesumate quel corpo è mio padre»

POTENZA – Dopo 18 anni di battaglie legali, potrebbe vedersi riconosciuto il diritto a un cognome e a una famiglia – almeno dal punto di vista della legge – e quindi mettere la parola “fine” ad anni “di sofferenze, di mezze verità e di speranze”: domani, infatti, il corpo della persona che dovrebbe essere il padre naturale sarà riesumato a Potenza per l’esame del Dna, e quindi fornire ai giudici la prova ultima per chiudere la vicenda
Potenza, «Riesumate quel corpo è mio padre»
POTENZA – Dopo 18 anni di battaglie legali, potrebbe vedersi riconosciuto il diritto a un cognome e a una famiglia – almeno dal punto di vista della legge – e quindi mettere la parola “fine” ad anni “di sofferenze, di mezze verità e di speranze”: domani, infatti, il corpo della persona che dovrebbe essere il padre naturale sarà riesumato a Potenza per l’esame del Dna, e quindi fornire ai giudici la prova ultima per chiudere la vicenda. A raccontare questa storia è Angelo Narcisi, seguito passo dopo passo dalla moglie e dalla figlia: “E' anche per loro - spiega – che voglio la certezza legale di quanto ho raccontato in tutti questi anni”.

E la racconta di nuovo, ai giornalisti, questa storia fatta di abbandoni, riconoscimenti, emigrazione e contrasti. La madre l’ha concepito nel 1958 con un imprenditore potentino, già sposato: alla nascita “in gran segreto” viene lasciato in un istituto pugliese “perchè mio padre volle così, e lo impose a mia madre”, la quale “dopo due anni si trasferì all’estero e per rifarsi una vita e una famiglia”. Nei primi 18 anni, il presunto padre controlla il figlio nell’istituto pugliese e poi in quello lucano che lo ospitano, “ma sempre con discrezione”, racconta ancora Narcisi, che nel 1977 si trasferisce in Olanda. I contatti sono sporadici: qualche telefonata in azienda del presunto padre e le cartoline spedite in Italia ad ogni festività, “ma sempre recapitate al portinaio, che poi aveva il compito di consegnarle”.

Dopo il matrimonio, e la nascita della figlia, Angelo chiede di avere notizie della madre, ma viene sempre portato a rinunciarvi “per non rovinarle la vita”. Nel 1996 scopre che l'uomo è morto, e arriva a Potenza subito dopo il funerale: qui comincia la battaglia legale, poichè la famiglia “italiana” non vuol saperne di riconoscere quel parente olandese “e non so perchè – ha poi specificato Narcisi – ma mio padre non ha lasciato alcuna indicazione testamentaria”. Si entra quindi in Tribunale, fino a ottenere l’esame comparato del Dna con quelle che dovrebbero essere le sorelle, con una percentuale che potrebbe dimostrare la verità. Si passa in secondo grado, e il giudice dispone la riesumazione del corpo: avverrà domani “e non sarà un bel momento – spiega Narcisi – ma sarà utile per avere la conclusione di questa storia, da cui spero di ottenere no solo il riconoscimento legale della vicenda, e la conclusione della sofferenza, ma chiederò – ha concluso – anche il massimo per ottenere i danni e tutto quello che la legge stabilisce”.

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