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Domenica 19 Novembre 2017 | 09:52

Patto Puglia, Emiliano: servono due miliardi

BARI - Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha inviato oggi una lettera al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e per conoscenza al ministro alla Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, chiedendo una ulteriore disponibilità di due miliardi di euro nell’ambito della programmazione delle risorse del Fondo di sviluppo e coesione (Fsc) 2014-2020, per interventi che vanno dalla sanità territoriale alla lotta alla povertà, dalla competitività dei sistemi produttivi alla attrazione turistica.

Nella missiva, Emiliano spiega a Gentiloni che «la spesa relativa agli investimenti» legati all’Fsc «procede secondo le previsioni e nel rispetto dei cronoprogrammi ipotizzati"; ma a "un anno dalla sottoscrizione del Patto per la Puglia, il monitoraggio degli impieghi delle risorse stanziate con la sottoscrizione del Patto stesso pone in evidenza l’emergere di un duplice ordine di criticità: fabbisogni emergenti a seguito di misure già in corso di attuazione - evidenzia il governatore - che manifestano una domanda di interventi superiore a quella che è possibile soddisfare; ed esigenze connesse alla qualificazione infrastrutturale del territorio, per le quali l'attuale programmazione comunitaria e quella relativa al Patto per la Puglia hanno destinato risorse che oggi risultano insufficienti».

Gli ambiti elencati da Emiliano sono: infrastrutture per la mobilità e la sanità territoriale (400 milioni); interventi per la valorizzazione delle risorse ambientali (400 milioni); competitività dei sistemi produttivi (600 milioni) e aree attrezzate per gli insediamenti produttivi (100); infrastrutture e servizi per l’attrazione turistica (200 milioni) e rigenerazione urbana (150); e infine occupazione, inclusione, istruzione e formazione (150 milioni). Sottoponendo infine alla "sensibilità» di Gentiloni «la valutazione dell’opportunità del riconoscimento delle risorse», Emiliano evidenzia la disponibilità degli «uffici regionali» ad avviare «un confronto con l’Agenzia per la Coesione» sul dettaglio di ogni intervento.

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