Mercoledì 18 Luglio 2018 | 20:14

«In Italia casi rari, ma possibili»

ROMA - I casi di malaria autoctoni, ovvero contratti in Italia e dovuti alla trasmissione da parte delle zanzare anofele presenti nel nostro Paese, «sono estremamente rari, anche se possibili». A confermarlo, commentando la notizia del ricovero di 4 cittadini extracomunitari a Taranto per malaria che avrebbero contratto in Italia, sono il direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, Gianni Rezza, e gli infettivologi della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit).

«Si tratta di casi sporadici che, per alcuni versi, rimangono 'cripticì. Infatti - spiega Rezza - in genere le zanzare anofele 'nostranè hanno dimostrato di avere la capacità di trasmettere il parassita plasmodium vivex che causa una forma di malaria più leggere ma che tende a determinare recidive». Nel caso dei 4 uomini infettati a Taranto «si tratta invece di malaria da parassita plasmodium falciparum, che causa una forma più grave della malattia». Le zanzare anofele autoctone tuttavia, precisa Rezza, «hanno evidenziato una capacità ridotta di trasmissione del plasmodium falciparum, anche se tale eventualità non si può escludere». Se confermati, si tratterebbe dunque di nuovi casi autoctoni di malaria dopo quello della piccola Sofia, deceduta a Brescia lo scorso settembre. Anche in questa ipotesi, afferma Rezza, «sarebbero però sempre dei casi eccezionali e non siamo in una situazione di allarme, anche perchè la stagione calda e di maggiore presenza delle zanzare sta finendo».

I casi di malaria importati da altri Paesi, ricorda l’esperto, «sono circa 700 l’anno, ma quelli autoctoni restano rarissimi e sono solo 5 quelli registrati in Europa dallo scorso luglio». Ovviamente, però, «sono casi da studiare e non sottovalutare: al momento - rileva - non ci sono evidenze che le zanzare autoctone locali abbiano sviluppato una maggiore capacità di trasmettere il plasmodium falciparum, ma indubbiamente possono avere un peso fattori come la globalizzazione ed i cambiamenti climatici». In Italia, afferma la Simit, sono tuttavia «tutt'ora presenti popolazioni di zanzare Anopheles labranchiae.

Questa specie è stata responsabile fino al dopoguerra di casi di malaria da Plasmodium falciparum ed il nostro paese è stato dichiarato libero da malaria nel 1970. Non sembra però che le popolazioni autoctone di Anopheles labranchiae possano infettarsi con ceppi di Plasmodium falciparum provenienti dall’Africa. In altre parole, se anche pungessero persone affette da malaria importata, non sarebbero in grado di trasmettere 'quel'Plasmodium falciparum ad altre persone. Questo, almeno, fino a prova contraria basata su dati scientifici consistenti». I dati del Ministero della Salute, precisa la Simit, «attestano la notifica in Italia, nel periodo 2011-2015, di 3.633 casi di malaria, quasi tutti d’importazione. Le infezioni contratte in Italia (autoctone) sono state infatti solo sette: una sospetta da bagaglio, una sospetta trasmessa da zanzare indigene; tre definite come criptiche poiché non è stato possibile identificare con certezza la fonte d’infezione; due accidentalmente acquisite attraverso contaminazioni in ospedale». A queste si aggiungono ora i casi più recenti della piccola Sofia e dei 4 cittadini extracomunitari su cui, concludono gli esperti, «sono necessari maggiori approfondimenti».

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