Mercoledì 20 Giugno 2018 | 05:46

Giannini lascia la giunta regionale

Emiliano: «Sono fiducioso, dimostrerà la sua estraneità»

Giannini lascia la giunta regionale

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

Chi ci ha parlato giura di averlo sentito piangere. Anche ieri, nel giorno più difficile di una lunga carriera politica, Gianni Giannini avrebbe voluto continuare a combattere, come ha sempre fatto. A testa alta. Ma poi, dopo una lunga mattinata di pensieri e di armadi perquisiti dai finanzieri, si è chiuso nello studio del presidente Michele Emiliano per gridare la sua innocenza. Ne è uscito con la lettera di dimissioni già firmata e lo sguardo di chi ha capito che non si poteva fare altrimenti: «Non ho favorito nessuno – ha detto –, tantomeno per ricavarne prebende, ma me ne vado per tutelare la Regione e me stesso». Emiliano, del resto, nemmeno avrebbe voluto chiedere un passo indietro all’uomo più autonomo della sua giunta. Giannini è con lui dai tempi del Comune di Bari, blindatissimo assessore al Bilancio, l’uomo dei dossier più delicati. Non sempre politicamente in sintonia, i due, ma uniti dalla cieca fiducia reciproca, ciascuno convinto dell’onestà dell’altro. E nei palazzi della Regione non sembrerebbe esserci nessuno disposto a credere che Gianni Giannini sia pronto a farsi corrompere, figurarsi per un divano di stoffa: lo testimoniano le attestazioni di solidarietà che sono arrivate numerose. Persino i grillini hanno espresso l’apprezzamento; per le dimissioni e «sospendono il giudizio»; in attesa della conclusione delle indagini. «Ho fatto quello che un assessore fa per chiunque gli ponga un problema: capire dove sono gli intoppi e risolverli», ha spiegato Giannini a proposito dell’accusa che gli viene rivolta, quella di aver favorito l’imprenditore Modesto Scagliusi, interessato ad accelerare un finanziamento regionale da 2 milioni per il ristorante Grotta Palazzese di Polignano e sbloccare il via libera al progetto da parte della Soprintendenza. In cambio, appunto, di un divano recapitato lo scorso anno a Giulia Giannini, anche lei avvocato come il padre, figlia dell’assessore: «Mia figlia si è sposata e quello era il regalo di nozze di Scagliusi, di cui lei è amica», è la sua spiegazione. Scagliusi è proprietario anche di una fabbrica di divani, e il regalo viene presumibilmente da lì. In Regione, peraltro, ieri si faceva notare come le due questioni (il finanziamento per Grotta Palazzese, che fa capo al Turismo, e il progetto, di competenza statale) sia riconducibile a competenze dell’assessorato ai Lavori pubblici. E tuttavia, nella lettera che ha scritto a Emiliano, Giannini ha definito «doverose» le dimissioni per «opportunità politica»: «Sono certo – ha concluso – che sarà rapidamente accertata la correttezza del mio comportamento e, comunque, la mia estraneità a qualsiasi illecito».

Ma Emiliano, da ex magistrato, sa bene che smontare un’accusa basata sul sinallagma favore-regalo richiederà del tempo. «Colpiranno te per colpire me e saremo entrambi nel mirino», è il ragionamento che il presidente ha fatto a Giannini: «Ora torna in Consiglio – gli ha detto – e riprenderai il tuo posto quando tutto si sarà chiarito». E così è andata: «Ringrazio Gianni Giannini per la sensibilità dimostrata – questa è la dichiarazione ufficiale di Emiliano -, qualità che lo contraddistingue da sempre. Conosco bene la sua competenza e la sua onestà  e per questo sono fiducioso che egli saprà dimostrare la sua totale estraneità alle accuse contestate». Ora però le dimissioni di Giannini aprono un altro fronte nella tenuta della giunta di Emiliano, già in tensione da settimane per un rimpasto che tarda ad arrivare proprio per la difficoltà di far quadrare tutti i pezzi. Un puzzle con troppi incastri, da cui ora viene meno un’altra pedina fondamentale: l’assessorato ai Trasporti gestisce oltre un miliardo di euro di investimenti ed è al centro di partite delicatissime, così come i Lavori pubblici cui fa capo tra l’altro la depurazione. Emiliano per ora tratterrà le deleghe, ma certamente non potrà sommarle per molto a quelle della Sanità. Ed è un vero rebus. Una ipotesi circolata ieri era di affidare il pacchetto Lavori pubblici-Trasporti al vicepresidente Antonio Nunziante, tentando così di ammorbidirne la posizione polemica delle ultime settimane (Nunziante si ritiene sotto-utilizzato e chiede più visibilità). L’altra possibilità è richiamare in giunta Fabiano Amati, già ai Lavori pubblici con Vendola. Sulla carta ci sarebbero anche Marco Lacarra e Donato Pentassuglia, entrambi Pd, entrambi con provate capacità amministrative: ma ma le ruggini degli ultimi mesi rendono questa scelta poco probabile.

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