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Serie di incidenti: prima vittima 2014

TARANTO – Non sono bastati i protocolli di sicurezza siglati in Prefettura, gli scioperi e le denunce dei sindacati. Nello stabilimento Ilva di Taranto anche quest’anno si sono verificati innumerevoli incidenti, alcuni dei quali gravissimi, dopo il picco avvenuto tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013 quando morirono tre operai nel giro di quattro mesi. Il 30 ottobre di due anni fa perse la vita il 29enne Claudio Marsella, operaio del reparto Mof (Movimento ferroviario) schiacciato da un vagone durante l’operazione di aggancio di un carro ferroviario.

Il 28 novembre morì Francesco Zaccaria, anch’egli 29enne, rimasto intrappolato nella cabina guida di una gru caduta in mare al passaggio di una tromba d’aria. Zaccaria era al lavoro nell’area portuale gestita dall’Ilva. L’1 marzo 2013 un incidente costò la vita a Claudio Moccia, di 42 anni, operaio della manutenzione, impegnato al lavoro sul piano di carico della batteria n.9 delle cokerie. L'uomo precipitò da una decina di metri per il cedimento di un ponteggio.

Angelo Iodice, oggi, è l’ultima vittima di una lunga catena di incidenti. Il più grave, nel 2014, si è verificato il 7 febbraio ed è costata l’amputazione della gamba sinistra, al di sotto del ginocchio, al 22enne Andrea Incalza, operaio di una ditta dell’appalto. Il giovane manovrava un muletto su una strada in leggera salita quando il mezzo si ribaltò, schiacciando gli arti inferiori. A maggio furono tre gli incidenti sul lavoro in quattro giorni.

Fu sottoposto a trattamento di ossigenoterapia iperbarica nel Centro ospedaliero militare di Taranto il 35enne Cosimo Galizia, operaio dell’Ilva che aveva subìto un trauma da schiacciamento al piede sinistro, con rischio di amputazione, mentre svolgeva operazioni di cambio cilindro nella zona finiture del reparto Treno nastri 2.

Un altro operaio del reparto Mac Tna 1, Vittorio Dalessandro, 39enne di Taranto, mentre scendeva la rampa di scale, fu colpito alla testa da una piastra che probabilmente si era staccata dai binari, e riportò un trauma cranico ed escoriazioni varie alle ginocchia e alle mani. Altri incidenti non hanno provocato feriti ma danni ingenti agli impianti, considerati obsoleti dai sindacati, che chiedono anche di potenziare i corsi di formazione professionale. Perchè gli scioperi non bastano e la sicurezza e la salute non possono essere monetizzate.

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