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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 00:22

Ventura: «Allenare per me è una libidine»

Ventura, tecnico del Baridi FABRIZIO NITTI

BARI - Di libidine ne hanno parlato sia Zucchero che Jovanotti, cantandola a squarciagola. E ne parla anche Giampiero Ventura nel primo giorno da tecnico del Bari, accostando il concetto al gioco del calcio, al suo modo di vedere il calcio: «Dopo ventisette anni di professionismo e 800 panchine, alleno per libidine, per sentirmi dire dai miei calciatori che con i miei schemi si divertono. Preferisco essere, più che apparire. Ed ho voglia di dare delle risposte». Eccolo qua, l’allenatore genovese, sessantuno anni, l’uomo chiamato a raccogliere l’eredità di Antonio Conte. La barca biancorossa, incagliatasi per qualche giorno nelle pieghe del «Conte-affair», riprende a veleggiare, con al timone un capitano assai poco banale, equilibrato, spiritoso, concreto, consapevole del compito che è stato chiamato ad assolvere. Di acqua ne è passata sotto i ponti biancorossi. Un campionato vinto con largo anticipo, le tentazioni di Conte, il nuovo accordo del 2 giugno, il divorzio della settimana scorsa. Un po’ di tempo è stato bruciato, ma si ricomincia con i toni tranquilli e sereni di Giampiero da Genova.

«Sono felice e onorato di guidare la squadra di una città e di una società così prestigiose. Ho visto in tivvù le ultime partite dello scorso campionato e non ho potuto fare a meno di ammirare una tifoseria straordinaria. Al di là delle parole, comunque, nel calcio contano i fatti. Si deve produrre. Risultati sportivi, sul campo; e risultati economici per il club. Il mio entusiasmo è dettato non dall’essere tornato in serie A, ma dalla convinzione, mia e assoluta, che ci sono i presupposti per far bene. Ho parlato con la società, con Perinetti, ma soprattutto con Matarrese che mi ha coinvolto sul piano dell’entusiasmo».

Una telefonata allunga la vita. E una telefonata, intecontinentale, ha portato in A il tecnico ligure dopo la delusione dell’esonero di Pisa. Era negli States quando Perinetti ha digitato il numero del cellulare per chiedergli l’eventuale disponibilità ad allenare il Bari: «Dopo aver saputo delle difficoltà con Conte, ci speravo, non fosse altro perché io e Antonio condividiamo lo stesso modo di giocare. Ma, in generale, sono rimasto stupito da quanto mi è accaduto in questi giorni. Mi sono arrivate sei richieste, anche se poi qualcuna non si è materializzata per i soliti misteri del calcio. Meglio così, in fondo, visto l’epilogo. Diciamo che la partenza è stimolante».

«Questa rosa ha vinto la serie B esprimendo un calcio organizzato - continua Ventura -. La mia esperienza dice che quando si vince un campionato, e ne ho vinti 6 e persi 4 per un punto, si porta un bagaglio di entusiasmo e mentalità vincente, voglia di mettersi in discussione. Un bagaglio che il Bari ha ed è un vantaggio rispetto alle altre squadre. Questi giocatori hanno voglia di dimostrare di essere entrati dalla porta principale, credo che si deve ripartire da quel nucleo. Ma la A è anche una cosa ben diversa. E allora è giusto integrare l’organico va con innesti di qualità e di fisicità».

«Mi chiedete dell’attacco? Il Bari ha due punte - prosegue il tecnico - Barreto e Kutuzov. Diciamo che servirebbe iniettare chili, peso. Caputo andrà verificato, bisognerà capire se può reggere l’impatto con la A. Il Bari, però, si trova nelle condizioni di non poter comprare e poi dire scusate abbiamo sbagliato. Il mercato va affrontato con calma e non sarà basato solo sull’arrivo di giocatori esperti, ma anche di gente di prospettiva. Oggi potrebbe arrivare gratuitamente un giocatore che dieci giorni fa, invece, sarebbe stato un sogno. Che attaccanti cerchiamo? Vorrei dire un bomber da venti gol, che poi abbia 30 anni e tanta esperienza o 22 e tanta voglia di emergere non fa differenza».

«Quanto è uguale il mio gioco a quello di Conte? Forse - conclue l’allenatore - la domanda andrebbe posta al contrario, e lo dico senza per questo voler passare per presuntuoso: quanto è uguale il calcio di Conte a quello di Ventura? Con il Pisa, due anni fa, già attuavamo il 4-2-4. In A non sempre sarà possibile, ma è anche ovvio... Magari proporrò alcuni correttivi, piccole cose diverse. Ho il vantaggio di ritrovare gente che ha già lavorato con me, come Kutuzov, Parisi, Langella. Sarà più facile».

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