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Lunedì 25 Settembre 2017 | 18:57

News agroalimentari

Stop al pesce «taroccato», occhio all’acquisto

Dal pangasio del Mekong venduto come cernia al filetto di brosme spacciato per baccalà

Stop al pesce «taroccato», occhio all’acquisto

In Italia due pesci su tre sono importati, e la fregatura è sempre in agguato. Sia al ristorante, dove non è obbligatorio indicarne la provenienza, che dove andiamo a fare la spesa. Gli inganni più frequenti, secondo i dati della Coldiretti Impresapesca, riguardano il pangasio del Mekong venduto come cernia, il filetto di brosme spacciato per baccalà, l’halibut o la lenguata senegalese commercializzati come sogliola. Tra i trucchi nel piatto più diffusi in Italia ci sono anche - continua la Coldiretti - il polpo del Vietnam spacciato per nostrano, lo squalo smeriglio venduto come pesce spada, il pesce ghiaccio al posto del bianchetto, il pagro invece del dentice rosa o le vongole turche e i gamberetti targati Cina, Argentina o Vietnam, dove peraltro è permesso un trattamento con antibiotici che in Europa sono vietatissimi in quanto pericolosi per la salute.

Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è, laddove possibile, di acquistare direttamente dal pescatore o, se da un’attività commerciale, di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Nelle etichette sarà indicata, inoltre, la tecnica di pesca (rete, nasse, strascico, lampara, ecc.) e, su base volontaria, la provenienza esatta di pesci, molluschi e crostacei.

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