Cerca

Fatevi rubare tutto
ma non una risata
Nuovo libro di Pillinini

Cornacchia Pillinini

di ALESSANDRO SALVATORE

«Meglio farvi rubare una risata che il portafoglio». E’ questo lo spot di Nico Pillinini alla raccolta di duecento vignette (molte inedite) che si potrà acquistare da domani con la Gazzetta del Mezzogiorno al costo di 5 euro. La Gazza è il titolo della settima opera firmata dal disegnatore che da oltre trent’anni, sulla prima pagina del nostro giornale, scolpisce i fatti del mondo. «Non mettetemi alle strette, sono solo... vignette». Pillinini, con la matita in mano da piccolo, quando tratteggiava sui fogli ricevuti in quantità industriale dalla cartiera di famiglia in Svizzera, parafrasa il ritornello della canzone di Bennato per giustificare il suo potere corrosivo.

«Noi vignettisti siamo come gli avanguardisti al capo di un esercito: capita che dietro le nostre spalle ci sia la disgregazione. Veniamo lasciati soli a reclamare la verità e lo facciamo in modo scomodo, perché la satira è un’arma». Oltre venticinquemila vignette in 37 anni di carriera. Pillinini «macchia» il quotidiano con opere umoristiche. La gazza è il simbolo della sua arte: sfrontata, intelligente e ladra. All’indomani della strage al periodico satirico francese Charlie Ebdo, il vignettista tarantino si è autoritratto sulla Gazzetta, lanciando questo messaggio: «Il terrorismo non la spunterà!». La sanguinosa islamizzazione del mondo è stata commentata ironicamente, come emerge dalla vignetta seguente al massacro parigino del novembre scorso, paragonato all’11 settembre americano: un aereo si fionda contro una coppia gemella di torri Eiffel. «Cazzo ne vedo due», dice un pilota. Il compagno di bordo terrorista gli risponde: «Alì devi smetterla di bere!».

Nel suo fumetto c’è anche l’indignazione per un collega martire della libertà: Georges Wolinski, tra le matite «spezzate» dai fanatici di Allah. «L’ho conosciuto - ricorda l’autore Pillinini - lui diceva che avrebbe preferito morire in piedi e non piegato. Con i colleghi del Charlie ha pagato il prezzo della verità, da pubblicare sempre e comunque in modo sferzante. La differenza tra la satira francese e quella italiana è che oltre le Alpi i vignettisti possono sia commentare i fatti che anticiparli. Un esempio è la bestia mediatica Canard Enchainé, che ha denudato politici corrotti, come l’ex Presidente francese Giscard d’Estaing, con le rivelazioni sui diamanti a lui offerti dal dittatore Bokassa. In Italia invece - commenta il vincitore del Premio internazionale della satira politica di Forte dei Marmi - noi rischiamo la censura e la querela con una vignetta tacciata di immoralità». Giorgio Forattini, che ha diretto Pillinini al «Satyricon» di Repubblica, ha definito i politici «straccioni». Sue vittime i cittadini, dei quali il padre della satira latina Gaio Lucilio criticava le preoccupazioni: «Quanta inutilità c’è nelle loro cose!» scriveva il poeta. Un’asserzione rimasta intatta dopo oltre duemila anni.

«Forattini disprezza la politica, ma ha lavorato per Berlusconi. Quanto al piagnucolio della gente, credo che questa sia una caratteristica limitante degli italiani», commenta il vignettista. Dal «Papa comunista» Francesco con la maglia con sopra scritto «Dio Che» in occasione della visita a Cuba, alla «Lupa-ra» simbolo di mafia-capitale: Nico Pillinini continua ad armeggiare con la matita. «E’ con lei che voglio morire un giorno... ». E’ una promessa che ruba il sorriso.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400