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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 10:59

D-Day - Forte alleanza Usa-Ue

60° anniversario dello Sbarco in Normandia: 22 capi di Stato e di governo invitati • L'Alleanza serve ancora • Le celebrazioni in Francia
PARIGI - Il mondo ha ancora bisogno dell'alleanza della libertà: George W. Bush lo dice, davanti alle 9.000 croci bianche del cimitero di guerra americano di Colleville-sur-mer, davanti a centinaia di reduci dello sbarco che decise la Seconda Guerra Mondiale, davanti alla spiaggia di Omaha che fu la scena più cruenta del D-Day, il giorno più lungo.
E' un riferimento, l'unico di un discorso senza l'asprezza di una polemica, all'esigenza di un'alleanza per sconfiggere, oggi, il terrorismo, come vennero sconfitti il nazismo prima e il comunismo poi.
Molti di coloro che hanno fatto il viaggio della memoria, forse l'ultimo, i più giovani dei reduci sono sulla soglia degli ottanta, ascoltano il presidente in piedi, accanto alla tomba d'un compagno d'armi, o d'un familiare, caduto.
E l'unico applauso a scena aperta scroscia quando Bush rende omaggio a loro, ai reduci: «Ce l'avete fatta - dice -, ci siete riusciti». Si alzano tutti in piedi, c'è intensa commozione: «C'era un piano per tutto, meno che per il fallimento».
E' una giornata di sole e di vento, una bella giornata, quella del 60.o anniversario dello Sbarco in Normandia.
Quel giorno, invece, c'era freddo, pioggia, foschia: una maledizione di disagi, ma anche una manna di protezione, per i protagonisti dello sbarco.
Nell'aria, al posto del suono delle cornamuse e dei sibili dei proiettili, l'eco delle note del silenzio e degli inni dei vincitori e dei liberati, l'americano, il britannico, la francese Marsigliese.
Il cimitero di Colleville-sur-mer, sulla spianata che domina Omaha Beach, è solo uno dei teatri delle cerimonie. Qui, è come se ci fossero solo Stati Uniti e Francia: la presenza della regina Elisabetta II d'Inghilterra e degli altri alleati, fra cui il presidente russo Vladimir Putin, è quasi ignorata, resta in secondo piano.
Ma poi, in altre cerimonie, su altri cimiteri, risuonano musiche diverse, a ricordo del sacrificio di quelle tante e diverse «band of brothers» che fecero lo Sbarco e la vittoria.
Per la prima volta, partecipa alle cerimonie d'anniversario anche un cancelliere tedesco: Gerhard Schroeder rende omaggio ai caduti nella sconfitta, ma testimonia, anche, il riscatto dal nazismo del suo Paese.
Il discorso del presidente francese Jacques Chirac precede quello di Bush: esprime «eterna gratitudine» agli Stati Uniti che contribuirono a riportare la libertà in un'Europa, che oggi può vivere unita nella pace e nella democrazia.
«Non dimenticheremo mai», assicura Chirac, esaltando l'amicizia tra Francia e Stati Uniti, «eterni alleati».
Bush è sullo stesso registro: «La Francia - ricorda - è stata la prima amica degli Stati Uniti al mondo», riferendosi all'appoggio alla guerra d'indipendenza contro gli inglesi (ed è anche, ma Bush non lo dice, l'unica Nazione storica contro cui gli Usa non hanno mai combattuto una guerra).
Evocando il sacrificio di decine di migliaia di americani, ma anche britannici e canadesi e molti altri, il presidente afferma: «Lo faremo ancora, per i nostri amici». Retorica, certo, ma anche sincerità, da parte di tutti i protagonisti.
Bush aveva aperto il suo discorso ricordando Ronald Reagan, l'ex presidente ieri scomparso, «un soldato della causa della libertà», che pronunciò qui nel 1984 l'orazione del 40.o anniversario.
Giampiero Gramaglia

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