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Bonn, chiusa la conferenza sull'energie rinnovabili

L'Italia, come molti altri paesi industrializzati, ha presentato un pacchetto di proposte contenente misure già esistenti o progetti pilota di dubbia efficacia, alimentando confusione e non contribuendo allo sviluppo di fonti pulite
ROMA - Le energie rinnovabili «possono diventare le principali fonti energetiche e sono sostenute dalla società civile, le industrie, i sindacati e i consumatori»: quanto sostiene Greenpeace a conclusione del forum mondiale di Bonn dedicato, appunto, alle energie alternative. L'associazione rileva tuttavia che «solo pochi governi sostengono la crescita delle rinnovabili, mentre la maggior parte non offre loro il necessario sostegno politico e fiscale».
Per Greenpeace si tratta di «un passo di avvicinamento, anche se carente la volontà politica e l'urgenza necessaria per prevenire il cambiamento climatico. Al summit sulla Terra di Johannesburg del 2002, il cancelliere tedesco Schroeder, offrì di ospitare questa conferenza invitando i governi a venire a Bonn con progetti concreti e innovativi e fondi sufficienti per le energie rinnovabili. L'Italia, come molti altri paesi industrializzati, afferma Greenpeace, ha presentato un pacchetto di proposte contenente unicamente misure già esistenti o progetti pilota di dubbia efficacia, alimentando confusione e non contribuendo allo sviluppo di fonti pulite. Anche la Ue ha perso l'occasione non impegnandosi a raggiungere il 20% di rinnovabili entro il 2020».

La Cina ha rappresentato forse il paese piu' impegnato sotto questo fronte, adottando tra l'altro le linee guida illustrate nel rapporto Wind Force 12 (Vento Forza 12), redatto da Greenpeace e dall'Associazione Europea per l'Energia Eolica (EWEA).
Le Filippine e l'Egitto hanno adottato forti misure nazionali per la spinta delle rinnovabili e Spagna e Danimarca hanno seguito l'esempio, così come il paese ospite della conferenza, la Germania.

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