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Venerdì 20 Ottobre 2017 | 12:47

In G.B. è allarme «pecora pazza»

Gli ovini potrebbero aver contratto il morbo in quanto fino alla fine degli anni Ottanta sono stati nutriti con gli stessi mangimi contenenti parti animali che hanno causato la malattia nei bovini
LONDRA - Torna l'incubo della BSE, ma stavolta non sotto forma della cosiddetta "mucca pazza", bensì della pecora, che potrebbe aver contratto il morbo in quanto fino alla fine degli anni Ottanta è stata nutrita con gli stessi mangimi contenenti parti animali che hanno causato la malattia nei bovini. In tal caso, secondo un piano d'emergenza elaborato dal governo, fino a 25 milioni di pecore, i due terzi della popolazione nazionale, potrebbe essere eliminato.
Vi è la possibilità che il morbo sia passato inosservato sotto forma di cenurosi (detta anche malattia del trotto della pecora) in quanto quest'ultima presenta sintomi simili a quelli del morbo anche se non si trasmette agli esseri umani.
Per quanto ancora confuso, il panorama non è altrettanto inquietante come la crisi di tre anni fa poichè ora si posseggono sufficienti informazioni sul patrimonio genetico delle pecore resistenti al morbo.
Qualora il sospetto venisse confermato, il governo prevede che la disponibilità di carne d'agnello sul mercato sarà drammaticamente ridotta fino a quando gli allevatori potranno rifornire pecore naturalmente resistenti alla malattia.
E' ancora incerta la scala delle misure di sicurezza da prendere. I provvedimenti verranno presi a seconda dell'area geografica in cui dovesse scoppiare un'eventuale epidemia.
Inoltre, le misure dipenderanno dal grado di diffusione della malattia e dalla sua conferma o meno negli animali.
Certo è, che se la carne risultasse infetta, le misure di sicurezza dovrebbero essere più severe rispetto a quelle prese nei confronti della carne bovina in quanto il morbo colpisce molte più parti del corpo della pecora.

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