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Domenica 24 Settembre 2017 | 19:43

C'è una talpa alla Casa Bianca. Bush dall'avvocato

Il presidente americano si è rivolto ad un legale nell'ambito di un'inchiesta che punta a scovare chi della White House ha tradito la copertura segreta di una agente della Cia
WASHINGTON - Con una mossa a sorpresa il presidente americano George Bush, prima di partire per l'Italia, si è rivolto ad un avvocato per cautelarsi nei confronti di una inchiesta che sta cercando di identificare il funzionario della Casa Bianca responsabile di avere tradito la copertura segreta di una agente della Cia.
L'iniziativa mostra che l'indagine, lanciata cinque mesi fa dal ministero della giustizia, sta toccando i massimi livelli della Casa Bianca e che lo stesso Bush potrebbe ricevere la richiesta di testimoniare davanti ad un gran giurì.
«Mi sono incontrato con un avvocato per stabilire se posso avere bisogno o meno della sua assistenza - ha confermato oggi Bush prima di salire sull'Air Force One per recarsi in Europa - Se sarà necessario ricorrere ai suoi consigli mi rivolgerò in futuro a lui».
L'inchiesta è scattata dopo che un funzionario della Casa Bianca aveva rivelato nel luglio scorso al giornalista Robert Novak che Valerie Plame, moglie dell'ex-ambasciatore americano Joseph Wilson IV, era un agente segreto della Cia.
Il diplomatico accusa lo staff di Bush di avere 'bruciatò la carriera della moglie per vendetta: pochi giorni prima Wilson aveva scritto un articolo per il New York Times criticando la affermazione del presidente che l'Iraq aveva cercato di ottenere uranio da alcuni paesi africani.
Wilson, che aveva svolto proprio per la Casa Bianca una missione nel Niger per indagare su questo aspetto, era un esperto in materia ed il suo articolo era stato considerato «un tradimento» dai fedeli di Bush.
In un libro recentemente pubblicato Wilson ha indicato in Karl Rove, il più importante consigliere politico di Bush, il più probabile responsabile (come autore o come mandante) della rivelazione costata la carriera alla moglie.
Un'indagine del ministero della giustizia aveva chiesto alla Casa Bianca di fornire migliaia di messaggi e-mail, nonchè i tabulati di alcune telefonate fatte dall'Air Force One, interrogando allo stesso tempo numerosi funzionari della Casa Bianca.
Niente lasciava pensare finora che l'indagine potesse sfiorare lo stesso Bush. Ma gli esperti ritengono che la sua decisione di consultarsi con un legale esterno alla Casa Bianca può anticipare una richiesta degli inquirenti di ascoltare una sua testimonianza.
«Ho sempre detto che la nostra amministrazione intende cooperare in modo completo con l'indagine - ha detto oggi Bush - Desidero conoscere la verità e sono pronto a cooperare in prima persona. Questa è una vicenda molto grave, una vicenda criminale».
Rivelare l'identità di un agente segreto della Cia è un reato punibile con una pena massima di dieci anni di carcere per un funzionario federale (mentre l'articolo di Novak era protetto dalle garanzie sulla libertà di stampa).
Bush ha scelto come consulente James Sharp, un legale nato in Oklahoma che gode di ottima stima a Washington. Per motivi legali non può fare ricorso agli avvocati della Casa Bianca.
Una situazione non diversa a quella in cui si venne a trovare il suo predecessore Bill Clinton che dovette chiedere l'assistenza di legali esterni alla Casa Bianca per difendersi durante il periodo infuocato dello scandalo Lewinski.
Cristiano Del Riccio

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