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Ayatollah Sistani: sì a Governo Iraq. Combattimenti a Najaf

La massima autorità religiosa sciita del Paese ha dato un prezioso appoggio al nuovo governo iracheno. Nell'attacco all'ambasciata italiana illeso il personale italiano, ma un morto e 4 feriti tra i civili iracheni
BAGHDAD - Nel giorno in cui gli insorti iracheni sono tornati a colpire i Paesi alleati che appoggiano le forze della Coalizione, esplodendo colpi di mortaio contro l'ambasciata d'Italia a Baghdad - senza conseguenze per il personale italiano, ma con un morto ed quattro feriti tra i civili iracheni - la massima autorità religiosa sciita del Paese ha dato un cauto, ma prezioso appoggio al nuovo governo iracheno che, ha detto, ha davanti a sè «un compito immane».
In un comunicato diffuso dal suo ufficio nella città santa sciita di Najaf, a Sud della capitale, il Grande Ayatollah Ali al Sistani, ha affermato che il governo, scelto da Nazioni Unite, Consiglio di governo iracheno (nominato dagli Stati Uniti) e funzionari americani, manca di «legittimità elettorale», ma costituisce un passo nella giusta direzione. «La speranza è che questo governo dimostri la sua utilità e integrità e la sua ferma decisione nel portare avanti i compiti immani dei quali è gravato», ha detto l'alto religioso.
Sistani ha indicato quattro obiettivi del nuovo governo: ottenere dall'Onu che venga ristabilita la sovranità completa, garantire la sicurezza in tutto il paese, offrire servizi pubblici ai cittadini e alleviare le loro sofferenze quotidiane e rispettare la scadenze per le elezioni. Proprio per verificare l'andamento delle trattative all'Onu si trova a New York il ministro degli esteri iracheno Hoshiyar Zebari, il quale ha detto di aspettarsi di «contribuire a definire i contorni della risoluzione».
Dal canto suo, il nuovo presidente iracheno Ghazi Yawar ha insistito sulla necessità di porre l'accento sulla riconcilazione nazionale ed ha detto di non escludere che membri del regime baathista di Saddam Hussein possano tornare a collaborare con le nuove autorità a patto che non si siano macchiati di crimini contro l'Iraq. In un'intervista Yawar ha precisato che «riconciliazione... non vuol dire privare il nostro Paese delle qualificazioni e dell'esperienza di quelli che non hanno commesso crimini». Allo stesso tempo, secondo il nuovo presidente, chi ha commesso crimini contro il popolo iracheno o chi aveva posizioni influenti nel passato regime va processato.
Comincia intanto il passaggio delle consegne al nuovo governo: oggi l'amministratore Usa Paul Bremer ha passato la direzione del comitato per la sicurezza nazionale al premier Yiad Allawi Se sul piano politico la nuova amministrazione comincia a muovere i primi passi, sul terreno la situazione resta difficile. Oltre all'attacco contro l'ambasciata italiana a Baghdad, cinque iracheni sono rimasti uccisi ed altri nove, tra cui diversi bambini, feriti in violenti scontri tra miliziani del leader radicale sciita di Moqtada Sadr e militari americani durante all'alba di oggi nella città santa sciita di Kufa, a 170 km a Sud di Baghdad. E nel pomeriggio sono ripresi gli scontri anche nella vicina Najaf, dove la gente ai primi spari è fuggita dalle strade rifugiandosi nelle case.
Sempre stamani, un gruppo di insorti ha attaccato l'automobile che trasportava a scuola la figlia del vicegovernatore di Baquba - 65 km a Nord della capitale - ed hanno ucciso una sua guardia del corpo. La ragazza è rimasta illesa mentre un altro vigilante è stato ferito. Sempre a Baquba, in un altro scontro a fuoco, è rimasto sul terreno un poliziotto iracheno.
A Kirkuk, invece, nel Nord dell'Iraq, sconosciuti hanno ucciso Sahar Saad Eddin Nuami, il direttore di tre riviste, lanciando una granata contro la sua auto. Lo ha reso noto il capo della polizia del governatorato di Kirkuk, generale Shirku Shakir Hakim, precisando che la vittima dirigeva le riviste Al Mizan, Al Khaima e Al Hayat el Gadida, apparteneva a un gruppo politico panarabo moderato di Kirkuk e aveva lavorato nel campo dell'umanitario.
Diversi atti di violenza che in queste ultime settimane hanno preso di mira responsabili locali avevano indotto lunedì i consiglieri della municipalità di Kirkuk a decretare lo stato di emergenza. Da fonti Usa si è inoltre appreso che stamani sono tornate alla normalità le operazioni alla base militare americana che sorge vicino a Kirkuk dopo che è stato spento l'incendio che aveva provocato una serie di esplosioni in un deposito di munizioni. Sarebbe stato un razzo katiuscia a colpire il deposito la notte scorsa, incendiando armi e provocando esplosioni a catena. A causa dell'attacco è morto, carbonizzato nella sua auto, un iracheno che lavorava per la coalizione come traduttore.

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