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In Sudan è tragedia umanitaria

L'Onu denuncia la più grave crisi umanitaria di tutto il pianeta, figlia di atroci violazioni dei diritti umani che nella regione occidentale sudanese sta uccidendo un milione di persone di fame
GINEVRA - E' la più grave crisi umanitaria di tutto il pianeta ed è figlia di atroci violazioni dei diritti umani: nel Darfur, regione occidentale del Sudan, la vita di centinaia di migliaia, forse un milione di persone, è minacciata dalla fame, le malattie e la violenza, hanno denunciato oggi a Ginevra l'Onu ed i principali Paesi donatori.
«Dobbiamo fare in fretta. Ma siamo già in ritardo ed anche nelle migliori circostanze la crisi del Darfur è e resterà di immense proporzioni», ha ammonito il vice-segretario generale dell'Onu per gli Affari umanitari Jan Egeland. Circa 300mila persone potrebbero infatti morire di fame e malattie e se gli aiuti non giungeranno in tempo - gli ha fatto eco il direttore dell'agenzia americana per lo sviluppo (Usaid) Andrew Natsios - il bilancio delle vittime potrebbe raggiungere il milione.
«Dobbiamo impegnarci immediatamente in una corsa contro il tempo per far giungere i soccorsi prima della stagione delle piogge», ha affermato Egeland in margine ad una Conferenza dei paesi donatori indetta dall'Onu per lanciare un pressante appello di fondi.

Nel Darfur - regione grande quanto la Francia teatro da circa un anno di scontri tra ribelli e milizie arabe accusate di gravissimi abusi nei confronti delle popolazioni civile africane - il numero di sfollati ha raggiunto il milione, le persone rimaste senza risorse sono 800mila, mentre i rifugiati fuggiti nel vicino Ciad sfiorano i 150mila, su un totale di 7 circa sette milioni di abitanti. L'Onu - ha detto Egeland - ha bisogno di 236 milioni di dollari. «Se ricevuto, tale denaro servirà nei prossimi 90 giorni a fornire cibo, farmaci, rifugio, assistenza, strumenti e semi per agricoltura e finanzierà il monitoraggio del rispetto dei diritti umani». Se tutto andrà bene. Purtroppo, le circostanze non appaiono ottimali. Le autorità del Sudan continuano ad imporre restrizioni agli operatori umanitari e soprattutto - malgrado il cessate il fuoco dell'8 aprile - le notizie che giungono dalla regione riferiscono «di atrocità di cui sono vittime donne, bambini, gente senza difese», ha detto Egeland. Per gli Usa, ma anche per l'Ue, rappresentata a Ginevra dal ministro irlandese per lo sviluppo Tom Kitt, il governo sudanese ha un importante responsabilità. Senza sicurezza infatti sarà impossibile fornire gli aiuti.
«Le violazioni dei diritti umani devono cessare perché fin quando la gente non si sentirà al sicuro non tornerà a casa. Il governo sudanese deve agire subito», ha insistito Kitt spronando le autorità di Khartum a garantire l'accesso agli operatori umanitari e a procedere all'immediato disarmo delle milizie 'arabè filo-governative Janjawid.

Il conflitto del Darfur oppone da circa un anno il governo e le forze filo-governative a due movimenti ribelli. Le testimonianze raccolte dall'Onu e da organizzazioni per la difesa dei diritti umani quali Amnesty International (Ai) e Human Rights Watch (Hrw) riferiscono episodi spaventosi di abusi all'origine di un esodo di massa della popolazione civile nera: bombardamenti di villaggi da parte dell'aviazione sudanese, uccisioni, stupri, saccheggi, distruzioni, abitazioni incendiate, bestiame ed altri beni razziati da parte delle Janjawid. I morti sarebbero migliaia.
Hrw ha nuovamente denunciato oggi la campagna di purificazione etnica condotta dal governo sudanese. Per Hrw, se il «governo sudanese non prenderà le misure necessarie per porvi fine», il Consiglio di Sicurezza dell'Onu dovrebbe ricorrere al Capitolo VII della Carta e prendere ogni misura necessaria per ristabilire la pace e la sicurezza.
Silvana Bassetti

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