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Martedì 17 Ottobre 2017 | 17:06

Giappone - Bambina di elementari uccide compagna

Una ragazza di 11 anni ha ucciso con un taglierino una compagna di classe di 12, convocata, come per un'esecuzione, in un'aula deserta durante la pausa di refezione • Germania - Quattordicenne accoltellata da coetanei
TOKYO - Mezzogiorno di orrore oggi in una scuola elementare giapponese: una ragazza di 11 anni ha ucciso con un taglierino una compagna di classe di 12, convocata, come per un'esecuzione, in un'aula di ripasso e esercitazione deserta durante la pausa di refezione. Tornando poi tutta insanguinata, con l'arma del delitto in mano, tra i compagni e gli insegnanti attoniti. La vittima, del sesto e ultimo anno, era già morta all'arrivo dei primi soccorsi, chiamati da uno dei maestri.
«E' una tragedia terribile, al di là dei confini dell'immaginabile» ha commentato sgomento il portavoce ufficiale del governo Hiroyuki Hosoda, davanti ad un crimine senza precedenti in Giappone ma purtroppo non isolato in un sistema scolastico che da alcuni anni fa registrare un preoccupante aumento dei casi di violenza. La tragedia è avvenuta in una scuola elementare della città di Sasebo, base navale giapponese e americana nella prefettura di Nagasaki, isola meridionale di Kyushu.
Secondo le prime ricostruzioni, ancora frammentarie, la vittima, Satomi Miratai, è stata colpita al collo e forse anche alla gola con un taglierino dalla compagna che l'aveva convocata nell'aula di ripasso dove l'attendeva da sola, mentre tutti gli altri alunni avevano cominciato il pranzo nelle rispettive aule. Tra il momento dell'assalto e l'Sos lanciato da un insegnante dopo che l'improvvisata assassina era tornata tutta insanguinata tra le compagne avvertendo «Il sangue non è mio», sono trascorsi circa 25 minuti. L'ambulanza è prontamente accorsa ma Satomi era ormai in fin di vita in un lago di sangue ed è morta subito dopo.
La polizia sta interrogando la ragazza, che avrebbe ammesso subito di aver ucciso la compagna. Ma nulla è trapelato finora sui motivi e sulla dinamica dell'assassinio a scuola. Tutti gli altri alunni e gli insegnanti, sotto shock, sono rimasti per lunghe ore consegnati nelle proprie aule, a disposizione della polizia.
«Ho perduto la parola - ha detto esterrefatto il ministro dell'educazione, Takeo Kawamura - Non facciamo altro che predicare a scuola l'inviolabilità e la preziosità della vita...».

Quello di oggi è l'ultimo di una serie di violenze che turbano da alcuni anni la scuola dell'obbligo in Giappone (che conta sei anni di elementari e tre di medie) e i licei (tre anni). Appena una settimana fa aveva destato scalpore l'arresto a Tokyo di dieci ragazzi del liceo, tra i 15 e i 16 anni di età, per aver istigato i compagni, attraverso gli altoparlanti della scuola, ad uccidersi l'un con l'altro, sulla falsariga di un controverso film uscito in Giappone due anni fa, «Battle royale».

E un anno fa, a Nagasaki, vicina a Sasebo, un ragazzo di sesta elementare aveva confessato di aver ucciso, dopo aver cercato di violentarlo, un bimbo di quattro anni buttandolo dalla terrazza di un posteggio multipiani. L'orrore suscitato da questo crimine aveva spinto le autorità a introdurre in tutte le materie richiami costanti al rispetto della vita.
Anche se i primi segnali di allarme erano arrivati già molto tempo addietro, nel 1997, quando un ragazzo di scuola media di 14 anni, passato poi alla storia come il «mostro di Kobe», terrorizzò la città e il Giappone uccidendo a martellate una bimba di 10 anni e strangolando un bimbo di 11, che poi decapitò esponendone la testa davanti al cancello di una scuola.
Ma il segnale allora non fu raccolto, perché giudicato un caso isolato di patologia imprevedibile, e la scuola giapponese continuò ad illudersi di essere un luogo immune dalle violenze. Salvo poi ricredersi quando l'8 giugno 2001 uno squilibrato di 37 anni penetrò indisturbato in una scuola elementare di Osaka pugnalando a morte otto bimbi di prima e seconda elementare. «Da allora abbiamo sigillato i cancelli di ingresso e messo telecamere dappertutto per difendere i ragazzi dai nemici esterni. Ma oggi abbiamo scoperto che la scuola, il nemico pronto a uccidere ce l'ha al suo interno», ha commentato sconsolato un insegnante della città di Sasebo.
Finora il problema della violenza nelle scuole in Giappone non ha trovato risposte adeguate. Anche perché collegato da una parte a disagi sociali e scontri generazionali più vasti e dall'altro al sistema educativo in sè. Nonostante diversi tentativi di riforma, le scuole giapponesi continuano ad essere dominate da inflessibili criteri selettivi in vista degli esami di accesso all'università. Chi ottiene voti migliori gode del diritto, garantito dalla scuola, di presentarsi agli esami di ammissione delle università più prestigiose, che schiudono in teoria le porte alle meglio pagate professioni in imprese di primo piano.
All'interno della scuola, rimane ancora oggi diffusa la piaga del «mobbing» di gruppo, che prende di mira i ragazzi più indifesi, deboli, timidi o che non vogliono sottomettersi alle regole del «branco». E numerosi sono i casi di suicidio di adolescenti vittime del «mobbing» collettivo.

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