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Arabia Saudita - Al Qaeda sgozza un italiano

È Antonio Amato, cuoco napoletano di 35 anni, che, preso in ostaggio da un commando islamico, aveva tentato la fuga. Dai terroristi "messaggio" a Berlusconi. Il fratello: ultima mail giorni fa. Complessivamente, 22 i civili uccisi. Riescono a fuggire 3 miliziani
IL CAIRO - Una nuova vittima italiana nell'offensiva contro l'Occidente che alcune forze estremiste islamiche hanno scatenato per radicalizzare lo scontro: è il cuoco napoletano, Antonio Amato, la cui storia fa venire subito alla mente Fabrizio Quattrocchi, anche se è stato ucciso insieme con altre 21 persone prese in ostaggio in Arabia Saudita, da terroristi fanatici che per due giorni hanno compiuto una serie di azioni efferate. Tre di loro sono ancora in fuga, inseguiti dalla polizia.
Come Quattrocchi, Amato è morto in terra straniera - anche in questo caso araba - dove era andato per lavoro. Entrambi sequestrati e poi trucidati da estremisti islamici che sarebbero collegati al nemico numero uno dei «crociati», Osama bin Laden.
Ben diverse le due vicende, anche perché Amato è stato sgozzato, insieme con un altro lavoratore svedese ed un giapponese (per ora citato solo da fonti Internet), per aver tentato di fuggire per le scale mentre i terroristi li tenevano chiusi con altre decine di ostaggi, selezionati tra i «non musulmani», in un residence della città di Khobar, 250 chilometri a nordest di Riad, sul Golfo Persico. Diverse anche le premesse: se Quattrocchi cercava un lavoro ben pagato, ma complesso e rischioso come quello della guardia del corpo di uomini d'affari americani in un luogo di guerra come l'Iraq, Amato era solo un cuoco che era andato a preparare minestre e spaghetti in una terra ricca di petrolio, ma non ancora di tensioni belliche.
La tragedia ha colpito Antonio Amato, oltre ad altre 21 vittime uccise a Khobar, in una saga cominciata ieri mattina, poco dopo le 7, quando un commando di quattro uomini in divisa militare, armati e mascherati, è entrato nel "Petroleum Center", sede di uffici di varie compagnie petrolifere che gestiscono l'estrazione di petrolio nel Golfo Persico ed il suo trasporto fuori dalla penisola arabica via nave e con oleodotti.
I terroristi hanno ucciso nell'immediato un americano ed un britannico, dirigenti di quelle società. Fuggiti poi da quell'edificio hanno attraversato la città trascinando il cadavere di una delle vittime - ma la circostanza è raccontata solo da testimoni ed in un sito Internet legato, pare ad "Al Qaida" - ed hanno sparato con fucili e lanciato bombe a mano.
Questi attacchi hanno provocato la morte di varie altre persone, tra le quali un bambino egiziano di 10 anni che andava a scuola, un dirigente di una società petrolifera, crivellato dai proiettili mentre era al volante della sua limousine.
Secondo notizie diffuse dal ministero degli interni saudita, le cui forze di polizia in serata stanno ancora dando la caccia ai tre fuggitivi, le vittime civili sono un americano, un britannico, un italiano, uno svedese, otto indiani, due cingalesi, tre sauditi, un sudafricano, un egiziano e tre filippini, mentre 25 persone sono rimaste ferite.
Molto difficile ricostruire le circostanze delle uccisioni di ciascuna di esse, ma sembra certo che Antonio Amato, lo svedese ed altre sette persone siano state sgozzate durante la detenzione come ostaggi nel residence, per aver tentato di scappare, prima che stamane le forze speciali saudite facessero irruzione nell'edificio calandosi da elicotteri sul tetto.
Non facile l'identificazione dei terroristi, anche se informazioni diffuse con una registrazione audio e un comunicato via Internet, da un presunto capo di Al Qaida in Arabia Saudita, Abdulaziz Al Muqrin - che due giorni fa aveva reso noto un piano per azioni terroristiche di piccoli gruppi - sembrano lasciare pochi dubbi sui legami con l'organizzazione capeggiata da Osama Bin Laden. La conferma verrebbe anche dalla circostanza riferita da vari testimoni - e ricordata nel comunicato via Internet - che gli ostaggi raccolti dai terroristi erano rigorosamente «non musulmani». Cinque libanesi, presi per sbaglio, erano stati infatti rimessi in libertà subito dopo. L'obiettivo dichiarato dei terroristi sarebbe quello di allontanare «gli infedeli» dalla terra di Maometto, come si chiedeva anche nel proclama con il quale Bin Laden annunciò nel febbraio 1998 la creazione del "Fronte mondiale islamico contro i crociati e gli ebrei".
Ed a questo proposito il presunto Al Moqrin spiega, in una frase del messaggio registrato, che «abbiamo sgozzato un italiano e lo regaliamo al governo italiano e al suo capo, sciocco e superbo, che annuncia con chiarezza la sua ostilità all'Islam e manda le sue truppe a combattere i musulmani in guerra, come in Iraq ed in altri Paesi».
I timori in varie sedi economiche internazionali è che l'episodio possa ora avere due gravi conseguenze a breve scadenza: far allontanare dalla penisola arabica molti stranieri, il cui lavoro è essenziale per il funzionamento della distribuzione del greggio (il ministro dell'energia saudita ha annunciato subito una riunione con i responsabili delle società straniere ospiti in Arabia Saudita). L'altra potrebbe essere un rialzo immediato del prezzo del petrolio, fino a 50 dollari per barile, rispetto ai 43 attuali.
Condanne contro l'episodio di Khobar sono arrivate subito da una serie di responsabili arabi, anche di gruppi musulmani integralisti, come i Fratelli Musulmani d'Egitto, o la Lega del Mondo Islamico, ma anche dalla Lega Araba, dai ministri egiziani degli Esteri, Ahmed Maher, e dei Beni religiosi, Hamdi Zaqzuq.
Tutti a sottolineare con energia che l'attacco è «contro i principi dell'Islam», ma anche gli interessi del mondo arabo, che si è raccolto tutto intorno all'Arabia Saudita.


PER SAPERNE DI PIU'
700 gli italiani residenti in Arabia Saudita, erano 20mila nel periodo del boom petrolifero

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