Cerca

Lunedì 25 Settembre 2017 | 10:13

Attacco armato in Arabia. Stranieri in ostaggio

Un commando islamico, forse legato ad Al-Qaeda ha fatto irruzione in un complesso residenziale (che si trova in un sobborgo di al-Khubar) uccidendo numerosi stranieri e prendendo in ostaggio una cinquantina di persone. In un primo momento si era diffusa la notizia che tra loro vi fossero degli italiani. La Farnesina ha però smentito
IL CAIRO - Strage e presa di ostaggi (una cinquantina) ad al Khobar, in Arabia Saudita, da parte di estremisti islamici. Secondo la Farnesina - in contatto costante con l'ambasciatore d'Italia a Riad, Armando Sanguini - non ci sono italiani tra gli ostaggi, contrariamente a quanto affermato in precedenza da un residente.
Attualmente la città portuale saudita, situata a 250 chilometri a nord-est di Riad, è praticamente assediata dalla forze di sicurezza che si starebbero preparando a dare l'assalto all'Oasis per tentare di neutralizzare il gruppo terroristico presumibilmente legato alla rete di Al Qaida e forse formato da non più di quattro elementi. Il portavoce della Farnesina ha spiegato che l'ambasciatore ha avuto contatti diretti con i responsabili di tutte le imprese italiane che hanno personale impegnato in quell'area. Dal canto suo Palazzo Chigi ha fatto sapere che il presidente del consiglio Silvio «Berlusconi è stato informato dell'accaduto mentre era in Sardegna ad un comizio elettorale» e che il sottosegretario Gianni Letta ha avuto colloqui con l'ambasciatore italiano in Arabia Saudita.
Che ci fossero italiani tra gli ostaggi era stato detto dall'amministratore dello stabile Oasis, residenza di stranieri ora in mano ai terroristi. Ad al Khobar vi sono uffici e strutture dell'Eni ma il gruppo ha fatto sapere che non vi sono suoi dipendenti tra le persone fatte prigioniere.
Incertezza permane sul numero delle vittime. I terroristi avrebbero ucciso almeno dieci persone, secondo un comunicato ufficiale del principe ereditario saudita Abdullah. Sette delle vittime sarebbero straniere, e di queste tre occidentali (un americano, un britannico ed uno di nazionalità non ancora accertata). Altre fonti parlano invece di almeno 16 morti.
L'episodio rientra nell'escalation terroristica cominciata il primo maggio scorso in un'altra città saudita, sulla sponda opposta della penisola arabica ma altrettanto importante come terminal petrolifero, il porto di Yanbu, dove furono uccisi altri cinque stranieri (due americani, due britannici ed un australiano).
L'attacco odierno, ancora in corso e sul quale le notizie, per lo più di fonte giornalistica, sono assai confuse, è cominciato nell'edificio del Petroleum Center, un complesso nel quale sono concentrati uffici di varie compagnie petrolifere occidentali e nel quale il gruppo terrorista ha fatto irruzione stamane a bordo di un'auto con insegne militari. I quattro - che secondo testimoni, indossavano uniformi militari e imbracciavano armi leggere - hanno sparato uccidendo un primo gruppo di impiegati.
Inseguiti dalle forze di sicurezza i terroristi hanno continuato a sparare e a provocare vittime, tra le quali un bambino egiziano di dieci anni, che andava a scuola a bordo di un'auto privata guidata da un adulto rimasto illeso, nonchè sette agenti delle forze di polizia saudite. Ed hanno raggiunto un grosso complesso residenziale dove hanno fatto ancora uso delle armi, forse anche di bombe a mano. Un'automobile è stata completamente avvolta dalle fiamme - lo testimoniano immagini diffuse dalla tv di Dubai 'Al Arabiyà - ed altre due limousine sono state colpite da raffiche di proiettili.
A bordo di una delle vetture è rimasto ucciso il guidatore, un uomo in camicia bianca, ravatta scura e occhiali da sole, del quale si è visto il corpo crivellato di proiettili mentre era ancora al posto di guida, con la cintura di sicurezza allacciata. Altre immagini hanno mostrato una limousine blu con i vetri dei finestrini rotti e i sedili in pelle chiara macchiati di sangue, così come un telefono cellulare posato accanto.
Si è appreso che il ministro saudita del petrolio avrebbe convocato una riunione urgente dei responsabili delle società petrolifere occidentali per decidere le iniziative da assumere, mentre l'ambasciata americano a Riad, che ha inviato funzionari a Khobar, ha anche chiesto ai propri connazionali di lasciare l'Arabia Saudita al più presto.
L'attacco segue di due giorni la diffusione di un piano da parte del presunto nuovo leader di Al Qaida per l'Arabia Saudita, Abdulaziz Al Muqrin, che in una dichiarazione a lui attribuita, pubblicata in vari siti islamici, esortava a sferrare attacchi di guerriglia urbana nel regno saudita, per rovesciare la famiglia reale. «Il lavoro nelle città - era scritto nel testo diffuso via interne - richiede piccoli gruppi composti da non più di quattro persone. Gli attivisti devono essere residenti nelle città per evitare spie e occhi sospettosi».
Al Muqrin, il cui nome è in una lista di 18 integralisti islamici ricercati in Arabia Saudita, avrebbe già rivendicato l' attacco a Yanbu del primo maggio, auspicando che altri ne vengano compiuti in Arabia Saudita ed in altri stati musulmani.
Obiettivo dichiarato di queste azioni - nel caso risulti fondata la pista che porta alla rete Al Qaida capeggiata da Osama Bin Laden - sarebbe sia il tentativo di rovesciare il regime saudita, sia quello di allontanare dai Paesi musulmani qualsiasi presenza straniera, ed in particolare quella di cittadini statunitensi.
Non è da escludere tuttavia anche quello di un controllo totalmente saudita e arabo delle fonti petrolifere. Al Khobar e Yanbu sono rispettivamente i due terminali del più grande oleodotto che attraversa l' Arabia Saudita, per portare greggio dal Golfo Persico al mar Rosso. In entrambi gli attacchi, quello odierno e quello all'inizio del mese, la connotazione anti-Usa sembra evidente, anche se fino a questo momento non risultano compiute efferatezze come quella che il primo maggio a Yanbu fu riferita da testimoni, ma smentita dalle autorità saudite.
Ripetendo un copione già visto in Somalia ed in Iraq, il cadavere di un cittadino americano sarebbe stato trascinato per le strade della città e poi mostrato ad alcuni studenti, che contrariamente alla richiesta dei terroristi, anzichè gioire di quella vista, sarebbero scappati via inorriditi.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione