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Iraq - E' tregua a Najaf

Il giovane leader radicale sciita Moqtada al Sadr fa un passo indietro e le forze armate americane sospendono l'offensiva contro i miliziani nella città santa. Anche a Kerbala giornata tranquilla. Negli Usa, mentre stanno per scattare le condanne ad altri "torturatori", i sondaggi premiano il "pacifista" Kerry
BAGHDAD - Dopo l'intervento di esponenti religiosi islamici moderati, le forze armate americane hanno sospeso oggi l'offensiva contro i miliziani del giovane leader radicale sciita ribelle Moqtada al Sadr nella città santa di Najaf, ma allo stesso tempo un membro del Comitato degli ulema (sunniti) è stato assassinato: secondo quanto ha denunciato lo stesso Comitato, «per seminare la divisione tra i musulmani in un momento in cui il Paese aspira a essere unificato per affrontare l'occupante e uscire dallo stallo dell'occupazione».
L'accordo con Moqtada Sadr si basa su quattro punti, secondo quanto ha reso noto un membro del Consiglio di governo iracheno, Muwaffak al Rubai:
Primo, fine dell'attività militare, restituzione degli edifici pubblici alle istituzioni governative, ritiro di tutti i combattenti dell'armata del Mehdi non originari della regione di Najaf, sospensione di eventuali procedimenti giudiziari contro di essi.
Secondo, permettere alla polizia e alle forze nazionali irachene di riprendere la città, svolgere le loro funzioni e ristabilire sicurezza e ordine.
Terzo, ritiro delle forze di occupazione americane verso le loro basi, a eccezione di piccole unità per la protezione del loro Quartier generale e del governatorato, compreso l'accesso a tali luoghi.
Quarto, tenere ampie discussioni con esponenti del Consiglio di religiosi sciiti Beit Al Scii sul futuro dell'esercito del Mehdi e sui dossier giudiziari, con l'impegno che nessuna misura sarà presa (contro Moqtada Sadr). Un punto quest'ultimo particolarmente delicato, considerato che il leader radicale, rifugiatosi a Najaf, è ufficialmente ricercato per l'uccisione, l'anno scorso, di un suo rivale politico.
Stamane, attorno alla moschea dove sorge il mausoleo dell'imam Ali c'erano ancora numerosi uomini armati e giovani vestiti di nero che manifestavano a favore del loro imam con minacciosi cartelli con scritto «siamo pronti a sacrificarci». Anche Kufa è rimasta presidiata da gruppi di miliziani armati.
Tuttavia, al momento l'intesa sembra funzionare, tanto che un portavoce ufficiale americano, Dan Senor, ha detto che «quando le forze irachene avranno assunto la responsabilità della sicurezza pubblica (a Najaf) e (vi) avranno ripristinato la legge e l'ordine, le forze della coalizione si riposizioneranno nelle loro basi fuori della città», che sorge a 160 chilometri a Sud di Baghdad. Quasi allo stesso tempo, il Comitato degli ulema (sunniti) riferiva che in un agguato a Baghdad è stato ucciso ieri uno dei suoi componenti e un altro è rimasto gravemente ferito. «Il Comitato esprime la sua collera dopo che Saadi Ahmad Zeidan è stato assassinato e Khaled Suleiman al Fahdaui è stato gravemente ferito da sconosciuti», ha detto un portavoce senza precisare le circostanze dell'attacco.
Un altro membro del Comitato, lo sceicco Ahmad Abdel Karim al Ani, è stato gravemente ferito il 23 maggio in un attacco all'uscita dalla moschea di Baghdad.
Frattanto, l'Autorità provvisoria della coalizione ha annunciato oggi la morte di altri tre marines americani, uccisi in combattimento nella provincia di Al Anbar, nella parte occidentale del Paese. E a Samarra, ad un centianio di km a Nord di Baghdad, un uomo e due suoi bambini sono morti e nove altre persone sono rimaste ferite da un proiettile di mortaio che si è abbattuto sulla loro casa. Non è stato l'unico colpo sparato contro la città, che sorge nel famigerato triangolo sunnita. Secondo quanto ha detto un ufficiale di polizia, «numerosi colpi di mortaio di origine sconosciuta sono caduti in numerose parti di Samarra».

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