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Martino vola a Nassiriya

Il ministro della difesa ha voluto rendere omaggio al lagunare Vanzan. Occasione anche per inaugurare il servizio di telemedicina nell'ospedale da campo italiano
ROMA - La visita a base Libeccio - l'avamposto italiano difeso fino alla morte dal caporale Vanzan, il Lagunare - non era prevista. «Troppo rischioso spingersi fino al centro di Nassiriya», avevano detto gli uomini della sicurezza. Ma il ministro della Difesa, Antonio Martino, è voluto andarci lo stesso. E chi gli era vicino assicura che ha pianto.
Martino è arrivato alla base aerea di Tallil intorno alle 8:30, con un C-130 dell'Aeronautica dotato di misure antimissile. La visita è rimasta coperta fino all'ultimo dal riserbo, per evidenti motivi di sicurezza. Insieme al capo di Stato maggiore della Difesa, l'amm. Giampaolo Di Paola, e al responsabile del Comando operativo interforze, il gen. Filiberto Cecchi, Martino - giubbetto antiproiettile sulla camicia azzurra sbottonata, pantaloni sportivi - ha passato in rassegna un picchetto composto da tutte le componenti delle Forze armate presenti in Iraq. A loro, e ai giornalisti presenti sul posto, ha ribadito che l'Italia è lì non per fare la guerra, ma per assicurare la pace. E che la missione non cambia.
«Il nostro intento non è bellicoso, ma pacifico», ha detto Martino. «L'Italia non è intervenuta nella campagna militare contro Saddam, ma partecipa al tentativo di normalizzare, portare prosperità e democrazia all'Iraq. Al pari di ogni altra missione di pace. Non si è intervenuti per colonizzare. Non per prendere, ma per dare, amministrare, proteggere, aiutare. Il nostro intento non è bellicoso, ma pacifico». E i militari italiani, «che operano in condizioni difficili in una missione di vitale importanza non solo per l' Iraq ma per la stabilità internazionale», «si sono coperti d'onore: non solo con la loro professionalità, ma soprattutto con l'umanità e la capacità nei rapporti che è caratteristica dei nostri soldati. L'Italia e il Governo ne sono orgogliosi». Dunque, la missione resta la stessa. «Per il momento non prevediamo alcun cambiamento», ha detto il ministro, ribadendo che le regole d'ingaggio sono adeguate a garantire la sicurezza dei militari, anche se potrebbero essere modificate se la situazione generale dovesse mutare. In ogni caso, «non faremo mai la guerra a chicchessia». Ma anche l'Italia è una forza occupante? «In base alla risoluzione 1511 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite - ha risposto Martino - siamo definiti truppe di occupazione e abbiamo il mandato preciso dell'Onu di garantire la stabilità e la sicurezza dell'Iraq affinchè possa completarsi il processo di transizione e il trasferimento di sovranitàagli iracheni. Un processo voluto da tutti i Paesi che hanno a cuore la stabilità e la sicurezza della comunità internazionale».
Scopo ufficiale della trasferta - la terza di Martino - l'inaugurazione, nell'ospedale da campo italiano, di una stazione di telemedicina di ultima generazione: un progetto realizzato dalla società TelBios per conto dello dello Stato maggiore della Difesa. Da oggi, grazie ai macchinari sistemati in uno shelter adatto ad ambienti e temperature estremi, i medici militari impegnati a Nassiriya potranno collegarsi in video e in voce, via satellite, con il Celio di Roma: potranno ottenere consulti, trasmettere immagini diagnostiche e ricevere tutta l'assistenza specialistica del centro sanitario di eccellenza diretto dal generale Francesco Tontoli. Proprio in videoconferenza con il Celio, Martino ha sottolineato i «vantaggi enormi» di questo servizio: «è come se l' intero ospedale militare del Celio venga messo a disposizione dei soldati italiani qui a Nassiriya».
Il comandante dei militari italiani in Iraq, il gen. Francesco Paolo Spagnuolo, e il nuovo capo dell'Italian task force, il gen. Corrado Dalzini, comandante della Brigata Pozzuolo del Friuli, hanno aggiornato Martino della situazione sul campo. «Tranquilla, in questi giorni, ma sempre tesa. Può cambiare dall'oggi al domani. Non si può mai abbassare la guardia». Proprio per questo Martino è stato vivamente sconsigliato dal recarsi nel centro di Nassiriya, teatro dei sanguinosi scontri degli ultimi giorni tra i militari italiani e le milizie di al Sadr. Ma il ministro non ha voluto rinunciare a rendere omaggio sul posto al caporale Matteo Vanzan. Scortato da un dispositivo imponente, è arrivato fino a base Libeccio. Lì, sul luogo dove il giovane è stato ferito a morte da un colpo di mortaio che gli ha reciso l'aorta del femore, si è raccolto qualche minuto in silenzio. C'erano anche gli altri lagunari, gli amici di Matteo, e la commozione ha vinto sia i militari che il ministro della Difesa.
Il convoglio è quindi tornato indietro, di nuovo a Tallil, a Camp Mittica, il quartier generale degli italiani. Martino ha pranzato a mensa, con i soldati, in un clima certo più disteso e informale. Come sempre il rancio era ottimo e abbondante: tre primi a scelta (gnocchetti ai quattro formaggi, risotto al salmone e pasta al sugo), brasato o petto di pollo ai funghi come secondo, vari contorni.
Il ministro ha gradito ed infatti è voluto andare in cucina a complimentarsi coi cuochi. Poi mille strette di mano, foto con i soldati, battute. E, alle 14:30, il rientro in Italia.
Vincenzo Sinapi

INAUGURATO SERVIZIO DI TELEMEDICINA
Il servizio di telemedicina, inaugurato oggi dal ministro della Difesa Antonio Martino nell'ospedale da campo italiano in Iraq, porterà «vantaggi enormi perché è come se l'intero ospedale militare del Celio fosse a disposizione dei militari a Nassiriya». Lo ha detto lo stesso o Martino, in un collegamento in videoconferenza dall'ospedale militare da campo italiano nella base di Tallil.
Martino, in maniche di camicia, affiancato dal capo di Stato Maggiore della Difesa, Gianpaolo Di Paola, e dal responsabile del Coi, il Comando operativo interforze, Filiberto Cecchi, ha detto di essere «molto lieto della possibilità che la telemedicina offre ai militari italiani. Militari - ha aggiunto - che operano in condizioni difficili in una missione di vitale importanza non solo per l'Iraq ma per la stabilità internazionale».
La videoconferenza è stata introdotta dal direttore del Celio, il generale Francesco Tontoli, il quale ha sottolineato l'importanza del servizio di telemedicina, «grazie al quale - ha detto - quotidianamente già forniamo supporto ai nostri colleghi che si trovano a Pec, in Kosovo e a Tirana. Da oggi i teleconsulti saranno possibili anche con l'ospedale militare italiano in Iraq».
A Roma, negli uffici di telemedicina del Celio, anche il generale Michele Anaclerio, consigliere per la sanità del ministro della Difesa. «La telemedicina - ha sottolineato - è uno strumento di fondamentale importanza per chi opera in teatri operativi lontani. Consente videoconsulti specialistici a distanza, ma anche la trasmissione di immagini diagnostiche. Uno strumento che si è rivelato molto utile in ogni area di operazione in cui è stato impiegato».
La stazione di telemedicina militare installata nell'ospedale da campo italiano è di nuova generazione e completa il servizio già attivo nelle forze armate fin dal 1996.
Si tratta di una stazione - concepita dall'ufficio organizzazione logistica del IV Reparto dello Stato Maggiore della Difesa e realizzata da industrie nazionali - che rappresenta una innovazione nel settore essendo stata ideata per impieghi prettamente operativi.
Il complesso è costituito da uno Shelter in grado di sopportare ambienti e temperature estremi: all' interno ci sono gli apparati di trasmissione, l'antenna satellitare e gli strumenti necessari per il consulto a distanza e lo scambio di dati sanitari.
«La telemedicina - sottolineano alla Difesa - consente di mettere in contatto audiovisivo, in tempo reale, una località remota (sede di emergenza medica) con uno o più centri sanitari, militari e civili, di eccellenza, in grado di fornire l'assistenza specialistica richiesta». Nel caso specifico, il centro sanitario di eccellenza è appunto il Policlinico militare Celio di Roma.

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