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Lunedì 25 Settembre 2017 | 10:13

In Iraq sempre gli Usa al comando

È quanto prevede la bozza di risoluzione elaborata per l'Onu. Si vuole demolire il carcere di Abu Ghraib, divenuto simbolo degli orrori della dittatura di Saddam Hussein e degli errori «di pochi americani» • Cinque civili morti e 18 feriti a Kufa. Si combatte a Najaf • Se restare o no l'Italia si atterrà alle decisioni di Baghdad
WASHINGTON - Gli Stati Uniti manterranno le truppe in Iraq all'attuale livello di 138mila per tutto il tempo necessario, ma i comandanti rivaluteranno di continuo le esigenze: «Se hanno bisogno di più truppe, le manderò».
E gli Stati Uniti costruiranno in Iraq «una nuova, moderna prigione», dove trasferiranno i detenuti del carcere di Abu Ghraib, divenuto simbolo degli orrori della dittatura di Saddam Hussein e degli errori «di pochi americani» che hanno abusato di detenuti iracheni. Abu Ghraib sarà abbattuto, col consenso del nuovo esecutivo.
Sono due dei messaggi che il presidente George W. Bush ha dato, pronunciando un discorso, al Collegio di Guerra dell'Esercito in Pennsylvania, in cui ha esposto un piano in cinque passi per costruire la democrazia in Iraq.
Il presidente ha voluto infondere ottimismo nell'efficacia del passaggio dei poteri a fine giugno dalle forze d'occupazione a un nuovo governo iracheno ad interim, rinnovando con enfasi la fiducia nella vittoria: «Persevereremo e conquisteremo a duro prezzo questo terreno per il regno della liberta». Ma ha anche avvertito che i terroristi in Iraq cercheranno di intensificare gli attacchi prima del 30 giugno, cioè prima del passaggio dei poteri dalle forze della coalizione al nuovo governo, e che resta da fare «un duro lavoro». La situazione potrà anche essere a tratti «caotica».
I cinque passi che aiuteranno l'Iraq a conseguire democrazia e libertà sono: il passaggio dei poteri con la restituzione della sovranità agli iracheni il 30 giugno, il miglioramento della sicurezza, l'incoraggiamento di un maggiore sostegno internazionale, la perseveranza nella ricostruzione del Paese e la convocazione di elezioni nazionali nel gennaio 2005.
Bush s'è soffermato su ciascuno, partendo da una sintesi degli atti di terrore compiuti in Iraq contro l'occupazione e dicendo: «Il ritorno della dittatura in Iraq sarebbe una vittoria senza precedenti per il terrorismo». Bush ha pure aggiunto: «Il programma dei terroristi è morte, il nostro è libertà».
Circa i tempi della transizione, il 30 giugno l'Autorità civile provvisoria della coalizione (Cpa) cesserà di esistere «e non sarà rimpiazzata». Entro questa settimana, l'inviato dell'Onu in Iraq Lakhdar Brahimi definirà il nuovo governo, che assumerà i poteri proprio il 30 giugno. Esso sarà costituito da un capo dello Stato, due vicepresidenti, un premier e 26 ministri. Il governo opererà con l'appoggio di un'assemblea, fino alle elezioni democratiche del gennaio 2005, da cui uscirà un'assemblea nazionale transitoria che stilerà la nuova Costituzione, la quale sarà poi sottoposta a referendum nell'autunno del 2005. Dopo di che, alla fine del 2005, gli iracheni eleggeranno il loro governo. Un calendario molto serrato.
Il comando militare della forza di pace internazionale dopo il 30 giugno sarà americano. Il presidente ha però precisato che le forze di sicurezza irachene, che conta possano rapidamente raggiungere i 35mila uomini con 27 battaglioni, risponderanno a una catena di comando irachena.

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