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Giovedì 21 Settembre 2017 | 19:55

All'Onu bozza Usa-Gb sul futuro dell'Iraq

Fra i primi punti del testo da far approvare al Consiglio delle Nazioni Unite il passaggio dei poteri di governo a un governo ad interim sovrano il 30 giugno e l'autorizzazione per una una forza multinazionale
NEW YORK - Con poche ore di anticipo su un discorso del presidente Bush sul futuro dell'Iraq i piani americani per la transizione sono approdati in Consiglio di Sicurezza.
Stati Uniti e Gran Bretagna hanno presentato una bozza di risoluzione sul trasferimento della sovranità nelle stesse ore in cui un attentato a Baghdad ha fatto quattro morti tra cui due cittadini britannici a pochi passi dalla sede della Coalizione.
Preparata ieri da un battage di telefonate del segretario di stato Colin Powell con gli ambasciatori dei Paesi del Consiglio, la bozza di risoluzione ha trovato una discreta accoglienza nelle delegazioni che si sono susseguite ai microfoni fuori dalla sala delle riunioni: «Ci sono divergenze ma sono ottimista. Alcuni punti vanno rifiniti», ha dichiarato l'inviato del Cile Heraldo Munoz.
«È una buona base di discussione», ha detto l'ambasciatore tedesco Gunter Pleuger, rivelando che il testo è il frutto di tre settimane di «discussioni» tra tutti i Paesi del Consiglio, compresi i tre in prima linea l'anno scorso nel fronte contro la guerra in Iraq: oltre alla Germania, la Francia e la Russia.

PER IL VOTO SI ASPETTA BRAHIMI
Nel tentativo di raccogliere consensi e appoggi in uomini e mezzi alla transizione irachena, il testo proposto da Usa e Gran Bretagna avalla il calendario proposto dall'amministrazione Bush a partire dal passaggio dei poteri di governo a un governo ad interim sovrano il 30 giugno e autorizza una forza multinazionale per il mantenimento della pace con il consenso iracheno.
Il testo è stato presentato in una sessione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza: il voto - hanno anticipato a Londra un portavoce del primo ministro britannico Tony Blair e a New York i rappresentanti di molte delegazioni - è prevedibile dopo che l'inviato dell'Onu Lakhdar Brahimi avrà fatto rapporto al Palazzo di Vetro su contenuti e protagonisti della transizione.
Questo dovrebbe avvenire entro la fine di maggio, forse entro la fine di questa settimana.

NUOVO INIZIO IN IRAQ
Mancano 37 giorni all'ora "x": proclamando la determinazione di Stati Uniti e Gran Bretagna per «un nuovo inizio» in Iraq la bozza di risoluzione trasmette al governo ad interim anche il controllo sull'industria del petrolio al pari di fondi attualmente nelle mani di Usa e Gran Bretagna, dove sono stati depositati i proventi del greggio.
La risoluzione scioglie formalmente l'Autorità Provvisoria della Coalizione: ciononostante anche dopo il 30 giugno gli Stati Uniti manterranno oltre 130 mila soldati in Iraq, e saranno gli Stati Uniti, che ne manterranno il comando unificato, a tenere le redini di tutti i soldati.
All'interno della forza multinazionale ne verrà costituita un'altra con il compito specifico di garantire la sicurezza dell'Onu. Nel tentativo di calmare le preoccupazioni di alcuni iracheni e di molti Paesi europei che l'Iraq si senta ancora una nazione occupata, la bozza presentata oggi prevede che un futuro governo iracheno possa «rivedere» la presenza della forza.
La revisione non avrebbe comunque possibilità di essere effettuata prima del prossimo anno: il testo proposto stabilisce infatti che la rimessa in discussione della presenza dei soldati stranieri in Iraq debba avvenire entro 12 mesi dalla data della risoluzione o «su richiesta del governo di transizione dell'Iraq»: sarebbe questo il governo espresso dalle elezioni del gennaio 2005 che sceglierà l'Assemblea Nazionale Transitoria.

TRE GENERALI, UN COMANDANTE SUPREMO USA
Il rapporto tra il comando militare unificato a guida americana e il governo ad interim iracheno viene definito nella bozza un rapporto di «partenariato» e «collaborazione», con una formula che rispecchia il concetto espresso la scorsa settimana in Congresso dal sottosegretario di stato Richard Armitage: le truppe irachene avrebbero la possibilità di «tirarsi fuori» dalle operazioni militari non condivise.
Secondo indiscrezioni di diplomatici del Consiglio, l'assetto finale della struttura di comando sarebbe di tre organizzazioni militari autonome sotto il comando unificato Usa: le forze irachene, le restanti forze della coalizione e una nuova forza internazionale per proteggere l'Onu avrebbero ciascuna alla testa il loro generale all'interno di una struttura di comando unificata alla guida di un generale americano.

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