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Israele spara cannonnate su corteo: è strage

La manifestazione si stava svolgendo a Rafah, nel sud della striscia di Gaza. Almeno dieci palestinesi tra i quali molti minorenni - ma potrebbero essere più di 20 - sono stati uccisi. Decine i feriti. L'esercito israeliano se ne rammarica però poi spara missili sul campo profughi e a Rafah entrano i tank
GERUSALEMME - Una manifestazione di centinaia di palestinesi di Rafah, nel sud della striscia di Gaza, contro le operazioni che l'esercito israeliano da due giorni sta conducendo nell'area, ha avuto oggi una tragica e sanguinosa conclusione. Almeno dieci persone tra le quali molti minorenni - ma secondo altre stime potrebbero essere più di 20 - sono state uccise e decine di altre ferite, a quanto pare da cannonate sparate a scopo intimidatorio dall'esercito.
L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha accusato: «E' un crimine di guerra israeliano che impone l'intervento della comunità internazionale per salvare gli abitanti di Rafah dalla catastrofe che sta loro causando l'esercito israeliano».
Il presidente palestinese Yasser Arafat ha denunciato «i crimini atroci» commessi da Israele e ha chiesto l'invio di una forza internazionale per proteggere i palestinesi. Al Fatah, la maggiore organizzazione palestinese, ha ordinato tre giorni di sciopero generale in segno di cordoglio per le vittime.
Secondo la versione dei palestinesi, la manifestazione, cui partecipavano centinaia o forse migliaia di persone, era uscita dal centro di Rafah per muoversi lungo la strada principale in direzione del quartiere di Tel Sultan, occupato dall'esercito.
Improvvisamente, intorno alle 14.30 locali, carri armati e elicotteri hanno sparato, senza apparente motivo, contro una folla dove c'erano molti ragazzi, provocando un vero e proprio bagno di sangue. Le fonti palestinesi affermano che la folla era pacifica e non c'era nessun palestinese armato. Alcune ore più tardi il portavoce militare ha fornito una sua iniziale ricostruzione dell'incidente, ammettendo che a causare le vittime potevano essere state quattro cannonate sparate da carri armati in direzione di una struttura abbandonata con l'intento di spaventare i manifestanti e di costringerli a fermarsi.
Stando al portavoce, un elicottero ha prima sparato un missile contro un campo aperto allo scopo di arrestare i manifestanti, tra i quali molti uomini armati, che si stavano avvicinando alle posizioni occupate dall'esercito in una zona, ha sottolineato, che è di guerra ed è teatro di continui scontri a fuoco.
Dall'elicottero sono anche stati lanciati razzi esca, usati per deviare dalla loro traiettoria missili antiaerei che avrebbero potuto essere sparati da terra contro il velivolo.
Nessuno di questi ha causato vittime.
I manifestanti non si sono lasciati intimidire e hanno continuato a marciare. A questo punto, secondo il portavoce, ai soldati di una compagnia è stato impartito l'ordine di sparare raffiche di mitragliatrice contro il muro di una struttura abbandonata, situata sul lato della strada a una certa distanza dalla folla in movimento.
Successivamente, poichè questa continuava a avanzare, contro la stessa struttura sono partite da un carro armato quattro cannonate ed è possibile, ha ammesso il portavoce, che siano state queste a raggiungere i manifestanti, dopo aver attraversato il muro. Ma è pure possibile, ha sostenuto, che a causare le vittime sia stato lo scoppio di alcune delle molte mine disseminate dai palestinesi sulla strada.
Nella località dell'incidente si sono viste scene orrende: corpi straziati di bambini raccolti da padri, pure feriti, che correvano in lacrime in cerca di soccorso, un fuggi fuggi dei superstiti, grida di rabbia e di dolore, l'urlo delle ambulanze che cercavano di farsi strada.
Scene tremende anche nell'obitorio dell'ospedale di Rafah, incapace di contenere una così grande quantità di cadaveri, avovlti in lenzuoli e verdi bandiere islamiche arrossate di sangue. A un certo punto, ha detto il medico Manar Thair, «siamo stati costretti mettere i corpi nelle celle frigorifere usate per i fiori» destinati a essere esportati in Europa.
Le aspre condanne internazionali dell'incidente e le sue possibili ripercussioni politiche interne potrebbero ora costringere Israele - ammettono fonti israeliane - a cessare l'operazione dell'esercito a Rafah. Questa però per ora continua, assicurano le fonti governative.
L'imbarazzo in seno al governo del premier Ariel Sharon è grande. Il ministro della giustizia Yosef Lapid, leader dello Shinui (partito di centro laico) ha reagito alle notizie dell' incidente esclamando «Non si può più continuare così» e affermando che l'odierna «tragedia umana» è una conseguenza del fatto che Israele si trova ancora nella striscia di Gaza.
Reazioni tempestose alla Knesset, dove deputati arabi dell'opposizione di sinistra hanno chiesto che il ministro della difesa, il capo di stato maggiore e altri alti ufficiali siano processati come «criminali di guerra».
Ma da destra si è risposto accusando i gruppi combattenti palestinesi di mescolarsi deliberatamente tra la popolazione palestinese al fine di usarla come scudo e di sfruttare poi le vittime civili a scopi propagandistici. Stamane, intanto, prima ancora del mortale incidente, altri quattro palestinesi sono stati uccisi a Tel Sultan in scontri con i soldati e altri due, la scorsa notte, in Cisgiordania.
Giorgio Raccah

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