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Honduras - Rogo in carcere: 103 morti

A causarlo sembra essere stato un incidente ma i famigliari delle vittime parlano di un'operazione di sterminio programmata dall'interno del penitenziario
TEGUCIGALPA - Dolore e indignazione in Honduras per la morte di 104 detenuti del carcere di San Pedro Sula, nel nord del paese, dove è scoppiato un violento incendio. La gran parte dei detenuti erano giovani appartenenti a una stessa banda criminale.
A scatenare il rogo, che ha provocato ustioni gravi in altri 26 detenuti, sarebbe stata l'esplosione di un motore, seguita da un corto circuito. Ma alcuni famigliari delle vittime parlano di un'operazione di sterminio programmata dall'interno del carcere. La gran parte delle vittime è morta soffocata, mentre decine di superstiti sono stati trasportati all'ospedale Mario Catarino Rivas con gravi ustioni. Tre degli ustionati sono morti in ospedale. Il portavoce della polizia ha riferito che 57 detenuti sono usciti illesi dal penitenziario, distrutto dalle fiamme. Uno dei detenuti ha raccontato che l'incendio è scoppiato in piena notte e che i secondini, nonostante le invocazioni d'aiuto dei reclusi, hanno aperto le celle solo ore dopo, quando ormai per molti era troppo tardi.
Quasi tutte le vittime erano giovani del clan "Mara Salvatrucha", uno delle più brutali bande criminali del Paese ("maras" o "pandillas"): secondo la polizia, i membri del gruppo sarebbero i responsabili della metà dei reati commessi in Honduras, in particolare rapine, furti, spaccio di droga, stupri e omicidi. Dall'agosto dell'anno scorso, il governo ha avviato un giro di vite che ha portato in carcere circa un migliaio di presunti membri o simpatizzanti del gruppo.
L'arcivescovo ausiliare di San Pedro Sula, monsignor Romulo Emiliani, considerato ormai la guida spirituale del riscatto dei 'pandilleros', ha detto che si tratta delle peggior tragedia mai registrata nelle carceri honduregne. Il presidente Ricardo Maduro, che al momento si trovava in Europa, ha espresso il suo dolore per la tragedia e ha ordinato una approfondita inchiesta. Maduro ha deciso di rientrare in patria «al più presto possibile» per «essere vicini alle famiglie delle vittime». Il governo ha sospeso dal suo incarico il direttore del carcere.

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