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Nassiriya - E' morto il caporale italiano

Madre del giovane matteo vanzan CAMPONOGARA (VENEZIA)- Il destino ha colpito duramente una famiglia di Camponogara. Non riescono oggi nemmeno più a piangere, Enzo Vanzan e sua moglie Lucia, per aver perso in Iraq il figlio Matteo, 22 anni.
Hanno già versato lacrime per tre anni da quando l'altro loro figlio, Marco, che oggi ha 25 anni, è diventato tetraplegico in seguito ad un incidente stradale nel quale il giovane, tra i quattro passeggeri dell'auto, è stato l'unica vittima. La madre di Matteo è stata invece segnata da una grave malattia. Il paese tutto conosce la disperazione della famiglia Vanzan ed è concorde nel dire che non meritava assolutamente una così crudele notizia.
Il destino questa volta è stato segnato da «una bomba caduta dall'alto - ha detto Enzo Vanzan -; per quanto uno stia attento non può mai sapere dove va a cadere». Ha parlato come un automa, il padre, che ha affrontato l'assalto dei giornalisti premettendo che dopo l'intervista dovrà essere rispettato il suo dolore.
«Ci teneva a fare il soldato, era orgoglioso dell'uniforme che portava» ha tenuto a precisare il padre, che dopo aver appreso del ferimento del figlio alle 19 di ieri ha passato ore d'angoscia con una flebile speranza che è stata cancellata alle 3 di stamane.
«Se potessi fare qualcosa ritirerei tutte le truppe italiane per evitare che altri ragazzi muoiano, questo è il mio parere» ha detto a sua volta la madre in una intervista a «Ballarò», che andrà in onda domani sera. «Non ho parole ha detto ancora Lucia Vanzan -. So che ho perso un figlio. Il dolore è grande, grandissimo so che non lo vedrò più». Lucia Vanzan ha poi ribadito che Matteo «era convinto che quella in Iraq fosse una missione di pace; amava la divisa mio figlio ed era contentissimo. Era stato lì per tre mesi e quando era tornato era contento dell'esperienza fatta».
Il fratello di Matteo, Marco, che dopo l'incidente ha deciso di lasciare la casa paterna andando a vivere altrove e, in un certo senso volendo così chiudere il rapporto con familiari e amici, al padre che l'aveva informato della tragedia ha detto solo: «mi hai dato una triste notizia».
Disperati i nonni paterni che dividono metà dello stabile in cui sono ricavate due abitazioni una per loro e l'altra per la figlia. «Era buono, molto buono» ha ripetuto in continuazione il nonno, Luigi Babetto il quale ha ricordato che al nipote, «piaceva molto fare il pompiere tanto da aver fatto il soldato di leva. Era il suo sogno continuare con quel lavoro però non è stato accettato nel corpo per esubero di personale e così ha accettato di entrare nei lagunari». L'uomo affranto nel dolore si è chiuso in casa e non si è fatto più vedere per tutta la giornata. «Non so come supererà questo momento e se avrà la forza di riuscirci» ha detto una conoscente dell'anziano affermando che il nonno «era legatissimo a Matteo e ha avuto sempre una predilezione per lui fin dalla più tenera età».
Alla nonna Resi Compagno è come se fossero stati cancellati tutti ricordi: non ha rammentato momenti anche banali del nipote ed è stata colpita da un lieve malore mentre conversava con i giornalisti. Ha solo detto: «Matteo continuava a ripetermi di non preoccuparmi che ci saremmo visti al suo rientro in Italia a settembre. Passava sempre di qua a salutarci. Anche prima di partire nuovamente per l'Iraq, mercoledì scorso, era venuto a trovarci con la sua ragazza» di cui però non ricorda il nome. Si chiama Pamela e vive in un paese vicino a Camponogara ed è la fidanzata che Matteo aveva conosciuto in questi quattro mesi di permesso. Anche lei aveva assicurato l'anziana: «mi ha detto: verremo a trovarla e Matteo ha annuito, e con il suo modo di fare, allegro e bonaccione mi aveva stretto tra le braccia e dato due baci».
Raffaele Cesarano

PER SAPERNE DI PIU'
- La storia del Reggimento lagunare

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