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Martedì 17 Ottobre 2017 | 17:06

La sede dell'Autorità provvisoria di nuovo nel mirino

ROMA - Un'altra giornata di guerra a Nassiriya. Un'altra giornata di tensione altissima con i militari italiani impegnati a respingere in tutta la città gli attacchi di gruppi di miliziani armati iniziati dopo la proclamazione della jihad, la guerra santa decretata ieri dal leader radicale sciita Moqtada Al Sadr.
Per tutto il giorno Nassiriya è stato teatro di scontri a fuoco: un combattimento praticamente costante per le strade della città e anche nei cieli, con i guerriglieri sciiti che hanno sparato colpi d'arma da fuoco contro gli elicotteri dell' Esercito e dell'Aeronautica intervenuti per proteggere le pattuglie a terra e controllare dall'alto la situazione. I tiri non hanno avuto alcun effetto ma sono un ulteriore e chiaro segnale che ormai Nassiriya è zona di guerra e che i circa duecento miliziani arrivati ieri da fuori città non hanno alcuna intenzione di ritirarsi. Anche per questo il comandante dell'Italian Joint Task Force a Nassiriya, generale Gian Marco Chiarini ha incontrato gli sceicchi della città: l'obiettivo è quello di trovare un'azione comune per riportare la situazione alla normalità. Fare pressione sulle autorità locali, insomma, affinché intervengano per cacciare i guerriglieri, come d'altronde già avvenuto in occasione della battaglia dei ponti lo scorso 6 aprile.
La situazione è comunque difficile in quanto i miliziani presidiano diversi punti strategici della città - il generale Chiarini ha assicurato che tutti gli edifici pubblici sono stati liberati e sono controllati dai militari italiani e dai poliziotti iracheni - e si muovono in piccoli gruppi, che tengono costantemente impegnati i soldati.
Meno violenti di quelli iniziati ieri al tramonto alla sede dell'Autorità provvisoria della coalizione e conclusosi soltanto all'alba, gli attacchi dei miliziani si sono concentrati oggi soprattutto contro le pattuglie di carabinieri e soldati italiani mandate a controllare le vie della città. Diverse sono state fatte oggetto di colpi di mortaio e di armi leggere e, nel pomeriggio, almeno quattro colpi di mortaio sono stati sparati contro la base Libeccio, l'edificio a ridosso dell'ex base Maestrale distrutta nell'attentato del 12 novembre scorso, dove si trova una centrale operativa della polizia irachena. I militari italiani che la presidiano hanno però risposto al fuoco e sono riusciti a mettere in fuga i guerriglieri. L'attacco, che non ha provocato danni, è avvenuto proprio mentre transitava da quelle parti il convoglio proveniente dalla Cpa, con a bordo i funzionari civili e i giornalisti italiani - Maria Cuffaro e Beppe Belviso del Tg3, Andrea Nicastro del Corriere della Sera e Meo Ponte di Repubblica - diretto alla base White Horse, alla periferia della città. «Ci hanno sparato addosso finché non siamo usciti dalla città - per fortuna ci hanno mancato».
L'assedio alla sede della Cpa è terminato soltanto all'alba dopo uno stillicidio durato venti ore e che ha visto piovere sull'edificio un colpo di mortaio ogni 15 minuti. «Alle 19 è scoppiato l'inferno» ha raccontato l'inviata del Tg3 Maria Cuffaro. Un assedio rotto nella notte grazie ai rinforzi inviati dal comando italiano.
«Abbiamo deciso di fare un'operazione per portare munizioni e viveri, evacuare i feriti e i civili e per togliere lo stato d'assedio - ha spiegato il generale Chiarini - si è trattato di un'operazione vasta e complessa». Nell' intervento è rimasto leggermente ferito da una scheggia un carabiniere: il militare non si è neanche accorto di esser stato colpito e soltanto quando è rientrato alla base ha notato la ferita.
Dopo aver evacuato il personale civile dalla sede della Cpa, i militari hanno continuato a pattugliare la città per cercare di stanare i guerriglieri, molti dei quali sarebbero asserragliati proprio in quel che resta della base Maestrale. E come è scesa la notte, i mortai sono tornati a colpire: due colpi sono finiti dentro il compound della Cpa, fortunatamente senza provocare feriti o danneggiare la struttura. «Dopo l'attacco della scorsa notte, dalle 6 di stamani - ha detto Angeli - sono i primi colpi che vengono indirizzati contro l'edificio». E la giornata non è ancora finita.

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