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Sabato 21 Ottobre 2017 | 05:03

Iraq - Nassiryia Continua l'assedio agli italiani

Colpi di mortaio e razzi contro il quartier generale. Secondo le prime informazioni ci sarebbero un paio di feriti. Pare anche che uomini armati siano entrati nel palazzo del governatore iracheno, Sabri Rumaiadh - Torture - Incriminati i due sergenti Usa - Scoperta cellula Al Qaida a Madrid
NASSIRIYA - Jihad a Nassiriya. Moqtada al Sadr, il leader estremista sciita, alza il tiro e dichiara la guerra santa contro i militari italiani.
Le televisioni satellitari arabe "al Jazira" e "al Arabica" danno la notizia come urgente, intorno alle 13: Nassiriya è dichiarata interdetta alle forze di occupazione. L'effetto di questo proclama è immediato: miliziani armati occupano gli uffici del governatorato locale, una stazione di polizia irachena, e prendono di mira con lanciarazzi e colpi di mortaio - in serata se ne contavano almeno 20 - la sede della Cpa, l'Autorità provvisoria della Coalizione. L'attacco, a tarda ora, era ancora in corso.
All'interno dell'edificio, oltre al personale della Cpa (cinque italiani), anche quattro giornalisti: gli inviati di Tg3, Corriere della Sera e Repubblica. Feriti solo due filippini della sicurezza.
Tutto comincia prima ancora della preghiera del venerdì. Le notizie degli scontri a fuoco nella città santa di Najaf tra i miliziani di al Sadr e i militari della Coalizione arrivano in tempo reale nelle moschee di Nassiriya. L'annuncio dell'«Ufficio del Martire al Sadr», con cui viene dichiarata la Jihad nella città controllata dagli italiani, è contestuale.
Il ponte centrale di Nassiriya viene subito presidiato da un centinaio di uomini armati. È una zona nevralgica: ci sono alcuni uffici di polizia, l'Hotel Al Janoob, la sede del governatore iracheno Sabri Rumaiadh. I miliziani occupano almeno una stazione di polizia e entrano nel governatorato. Qui si scontrano con gli iracheni addetti alla sicurezza: un paio di feriti (sembra lievi) è il bilancio finale. Il governatore trova rifugio all'interno della Cpa.
I militari italiani si limitano a controllare la situazione, non c'è alcun contatto con i miliziani: «Non è ancora chiaro che cosa vogliano queste persone», spiega una fonte. Immediatamente vengono intavolate trattative: da un lato i vertici militari e i funzionari dell'Autorità provvisoria della Coalizione (la governatrice Barbara Contini sarebbe a Baghdad), dall'altro alcuni leader religiosi locali. Quello che si vuole assolutamente evitare è una escalation della violenza: il rischio del ripetersi della sanguinosa «battaglia dei ponti» del 6 aprile scorso è dietro l'angolo. La fragilissima tregua siglata allora - e già infranta da una quantità di azioni ostili contro la stessa Cpa e i militari italiani, tutte senza gravi conseguenze - potrebbe spezzarsi.
Ma è in questa fase, nel pomeriggio, che scatta l'attacco al quartier generale della coalizione. Lo racconta in presa diretta all'Ansa Andrea Angeli. È asserragliato nel suo ufficio, il satellitare non funziona. Usa l'e-mail. «Sono le 19 (due ore in meno in Italia - n.d.r.). Le forze che garantiscono la sicurezza alla nostra struttura hanno esploso numerosi colpi di arma da fuoco verso est, dove c'era un gruppo di rivoltosi. All'interno dell'edificio ci sono, oltre ai funzionari della Cpa (cinque italiani), un plotone del Reggimento San Marco e 30 filippini di una Compagnia di sicurezza privata. Bloccati all'interno della Cpa anche gli inviati del Tg3 Maria Cuffaro e Beppe Belviso, insieme ad Andrea Nicastro del Corriere della Sera e Meo Ponte di Repubblica.
Passano 20 minuti. Altra e-mail. «Abbiamo sentito cinque forti esplosioni, presumibilmente colpi di razzi Rpg. Lo scontro a fuoco è ancora in corso».
Sono le 20.15, a Nassiriya. Nuovo messaggio di posta elettronica. «Altre cinque violentissime esplosioni ravvicinate - racconta Angeli - hanno scosso la sede della Cpa. Si è trattato di colpi di mortaio o Rpg. Non so bene dove siano caduti, ma certo molto vicino alla struttura. Le forze che ci proteggono rispondono al fuoco, ma non sono in grado di dire se ci sono feriti. L'edificio è oscurato e, per precauzione, ognuno è bloccato nel proprio ufficio. La sparatoria continua».
Da Bassora è il portavoce del contingente italiano, il maggiore Antonio Sottile, a fornire qualche rassicurazione: «Tra i nostri uomini non ci sono feriti. Continuano a rispondere in modo mirato ai vari attacchi. La situazione continua ad essere molto fluida».
Tanto è vero che passa ancora un'ora e altri quattro colpi di mortaio cadono all'interno del perimetro della base, anche in questo caso senza provocare feriti. Si arriva alle 23 (le 21 in Italia). È ancora Angeli che parla: «Solo nell'ultima mezz'ora sono stati sparati cinque colpi di mortaio o di Rpg. In tutto sono stati almeno una ventina. Due filippini sono rimasti feriti. L'attacco è ancora in corso». Le raffiche di kalashnikov sono continue. La Cpa è un fortino asserragliato. Questa notte nessuno chiuderà occhio.

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