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Martedì 17 Ottobre 2017 | 17:14

Iracheni torturati: parte la Corte marziale

Il primo processo a uno dei soldati accusati di sevizie nella prigione-lager di Abu Ghraib si svolgerà a Baghdad dal 19 maggio e sarà pubblico. Le accuse raggiungono i vertici militari statunitensi della regione mediorientale
NEW YORK, 9 maggio 2004 - La foto di un detenuto nudo e terrorizzato, minacciato da due cani ringhianti, apre un altro squarcio sugli orrori di Abu Ghraib e dà contenuto agli ammonimenti che si susseguono negli Usa: «Il peggio deve ancora arrivare». Il Pentagono corre ai ripari, annunciando il primo processo a uno dei soldati accusati di sevizie, che si svolgerà a Baghdad e sarà pubblico. Ma le accuse salgono di livello: nel mirino finiscono anche i generali John Abizaid e Ricardo Sanchez, gli uomini con le stellette più importanti in Iraq.
Nel tentativo di percorrere una strada della trasparenza da più parti vista come tardiva, il Pentagono conta di portare in settimana in Congresso video e foto ancora segreti che ritraggono le sevizie nel carcere di Baghdad. I vertici militari aprono le porte anche sulla procedura giudiziaria per punire i colpevoli: il 19 maggio prossimo, ha annunciato il portavoce del Pentagono nella capitale irachena, generale Mark Kimmitt, ci sarà la prima corte marziale dedicata ai fatti di Abu Ghraib.
Sul banco degli imputati, in un processo aperto al pubblico, ci sarà il soldato Jeremy Sivits, 24 anni, uno dei sette membri fino ad ora incriminati dell'ormai famigerata 372ª compagnia di polizia militare, che imperversava nelle notti dell'orrore nelle celle irachene.
Ma per il Pentagono è ormai una corsa contro il tempo e contro le rivelazioni legate ad una massa di immagini in arrivo, che fonti militari hanno definito «una bomba ad orologeria».
Seymour Hersh, il reporter investigativo del "New Yorker" che per primo svelò il rapporto sugli abusi ad Abu Ghraib, manda in edicola negli Usa un altro servizio esplosivo, nel quale anche i generali Abizaid (numero uno del Comando centrale delle forze americane) e Sanchez (il comandante sul campo in Iraq) vengono accusati di aver tentato di coprire per mesi lo scandalo.
Sanchez, secondo Hersh, lo avrebbe in qualche modo anche favorito, con direttive dello scorso novembre che hanno dato maggiore libertà di manovra in carcere alla polizia militare.
Dal nuovo reportage di Hersh - il giornalista che svelò il massacro di My Lai all'epoca del Vietnam - emerge soprattutto lo scenario di metodi di umiliazione dei detenuti, in particolare attraverso atti sessuali, che potrebbe essere stato applicato in modo sistematico fin dalla guerra in Afghanistan del 2001. «Da un certo punto di vista - ha detto Hersh, intervistato dalla Cnn - è peggio di My Lai, anche se qui non parliamo di uccisioni: il quel caso il mondo pensò che eravamo selvaggi, adesso l'intero mondo arabo ci vede come degli orribili pervertiti».

FOTO DA TERZO REICH
Il "New Yorker" ha ottenuto una serie di foto (di cui ha scelto di pubblicarne solo una) che mostrano il dramma di un detenuto completamente spogliato e minacciato da pastori tedeschi. Nelle immagini, ha raccontato Hersh, si vedono soldati sorridenti, mentre l'uomo urla di terrore. Nelle immagini successive, un soldato tiene con un ginocchio il detenuto disteso sul pavimento: l'uomo, che si contorce per il dolore, ha ferite sanguinanti alle gambe che secondo la rivista sono compatibili con morsi dei cani. «Sono immagini da Terzo Reich», ha commentato Hersh in un'intervista.

VALANGA FOTO IN ARRIVO
Nei video e nelle centinaia di altre foto che potrebbero venir fuori nei prossimi giorni, secondo le indiscrezioni, sono ritratti tra l'altro soldati sorridenti vicino ad un cadavere. Alcune immagini vengono descritte come «estremamente pornografiche», con scene di sesso tra soldati e soldatesse americani all'interno del carcere e forse anche scene di stupri. Un ex detenuto di Abu Ghraib, Mohammed Unis Hassan, 24 anni, ha raccontato al settimanale "Time" di aver visto un militare americano fare sesso più volte con una detenuta irachena sul pavimento nel corridoio di fronte alla sua cella.

ABU GHRAIB FUORI CONTROLLO IN AUTUNNO
Inchieste giornalistiche che vanno ad aggiungersi a quelle militari stanno ricostruendo lo stato di completo caos in cui l'ex prigione di Saddam Hussein venne a trovarsi verso novembre, tre mesi dopo essere stata riaperta dagli americani.
Dai 500 detenuti presenti in agosto, si passò rapidamente a 7.000, per effetto dei rastrellamenti americani nelle aree sunnite. In autunno - il periodo dei maggiori abusi - i soldati erano sotto stress per ripetuti attacchi di mortaio contro la prigione, per il sovraffollamento delle celle e per aver ricevuto l'ordine di restare più a lungo in Iraq. I vertici militari, nello stesso tempo, facevano pressioni per aver informazioni utili nella lotta alla guerriglia. «I comandanti non erano mai soddisfatti con l'intelligence - ha raccontato al "Los Angeles Times" un ufficiale anonimo dell'intelligence militare, che guidava gli interrogatori ad Abu Ghraib - e il generale Sanchez continuava a dirci: "Non ci state dando abbastanza"».
In questo clima esplosivo, viziato da una catena di comando che le inchieste hanno definito confusa, si inserirono le raccomandazioni del generale Geoffrey Miller, comandante di Guantanamo (ora guida i carceri iracheni), che raccomandava maggiore pressione sui detenuti per farli collaborare.

LYNNDIE CONTRATTACCA
Secondo Giorgio Rashadd, un celebre avvocato assunto come difensore dalla soldatessa Lynndie England, una dei protagonisti delle foto, i soldati incriminati «erano giovani a cui era detto di seguire gli ordini e se il tuo governo ti dice che per prevenire il terrorismo devi fare queste cose, può un ventenne dire di no al suo Paese?». Una linea difensiva che con ogni probabilità accomunerà tutti gli imputati.

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