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Rumsfeld: scuse per le torture, ma non mi dimetto

Fuoco di fila di domande al ministro della Difesa usa dalla Commissione di senatori sugli abusi e le torture dei soldati americani in Iraq, la difesa non convince •Croce Rossa: le torture in Iraq non sono casi isolati, ma pratica diffusa •Sadr: tribunale iracheno processi Bush. Uccisi due giornalisti polacchi
NEW YORK - Dopo le foto, i video delle torture: facendo mea culpa davanti alla Commissione Forze Armate del Senato il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld ha clamorosamente ammesso oggi che esistono filmati delle sevizie che soldati americani hanno inflitto a detenuti iracheni nel carcere di Abu Ghraib, un carcere che, secondo il capo del Pentagono «non sarebbe una cattiva idea» demolire.
Oltre a quelle pubblicate sulla stampa ci sono «molte altre foto e dei video» sulle sevizie inflitte. «atti incredibilmente sadici e crudeli», ha detto Rumsfeld in una drammatica audizione interrotta da una protesta del pubblico: 9'Il Congresso, il popolo americano e il mondo devono saperlo».
Il ministro della Difesa non ha precisato se le foto e i video siano in possesso dell'amministrazione e se verranno resi pubblici.
«Io non li ho visti. Non erano nel cd che mi è stato mostrato. Li ha visti però il generale Lance Smith, vice comandante del CentCom», ha detto Rumsfeld rispondendo a una domanda del senatore repubblicano Lindsey Graham.
CULTURA OMERTA' FORZE ARMATE SOTTO ACCUSA - Oggi in Senato Rumsfeld e i militari sono finiti sul banco degli imputati per la cultura dell'omertà con cui per mesi hanno protetto gli aguzzini e i loro mandanti. Sotto le domande implacabili di democratici e repubblicani Rumsfeld è finito sotto accusa per aver sottovalutato - non solo negli ultimi cinque mesi ma anche adesso - la portata dello scandalo.
Lo stesso segretario alla Difesa Rumsfeld che qualche giorno fa ha ammesso di non aver finito di leggere lo sconvolgente rapporto del generale Antonio Taguba (appena 53 pagine) si è preso la briga di esaminare solo ieri il cd con le foto.
Rumsfeld, per sua stessa ammissione, non si è però preso la briga di guardare il video delle torture alla vigilia di una audizione in cui non si è giocato solo il suo futuro politico, si è giocata l'immagine dell'America nel mondo.
«Meglio preparare il pubblico. Il peggio deve ancora venire», ha commentato lapidariamente il senatore Graham che rappresenta la South Carolina, uno stato ricco di basi militari.
MYERS, NON ABBIAMO INSABBIATO - «Nessuno al Pentagono aveva visto quelle immagini aberranti. Chi le ha scattate le ha fatte avere ai media prima che arrivassero al Pentagono», ha detto irritato Rumsfeld. «Chiedemmo alla Cbs di rinviarne la diffusione, ma non per insabbiare uno scandalo. Lo abbiamo fatto perché eravamo preoccupati per le truppe. Non era il momento adatto, con tutto quello che stava succedendo in aprile in Iraq.
Con me era d'accordo il generale John Abizaid», ha aggiunto il generale Richard Myers, Capo di Stato Maggiore, che ha accompagnato Rumsfeld al Senato.
Le rivelazioni sui video sono state un altro tassello che ha fatto vedere sotto la punta dell'iceberg: l'ennesimo tassello a un mosaico di orrori dopo che oggi la macabra foto di un cadavere immerso nel ghiaccio sul «New York Times» ha lasciato intravedere che all'orrore ancora non c'è fine.
NYT PUBBLICA FOTO CADAVERE CIA SENZA NOME - Il cadavere è rigido, confezionato in una body bag trasparente: un uomo con evidenti ematomi alla testa e una benda applicata come un cerotto sotto un occhio gonfio di botte. Secondo il «New York Times» si tratta molto probabilmente del detenuto nelle mani di «altre agenzie del governo» (OGA, other government agencies, nel gergo militare) di cui parla nel suo diario il sergente Ivan Chip Frederick, il capo della banda di aguzzini di Abu Ghraib finiti alla corte marziale.
«Lo trattarono così male che l'uomo morì. Lo misero in una body bag e lo impacchettarono nel ghiaccio. Il cadavere rimase per 24 ore nella doccia del blocco 1B. Il giorno dopo vennero gli infermieri e lo portarono via in barella mettendogli al braccio una falsa endovena. Questo prigioniero OGA è mai stato incluso nel registro ufficiale del carcere perciò non ha mai avuto un numero», ha scritto il sergente nel suo diario.
Il prigioniero OGA è uno dei cosiddetti «prigionieri fantasma»: i prigionieri giudicati di alto valore dal punto di vista dell'intelligence, che la Cia spostava di cella in cella per «nasconderli agli ispettori della Croce Rossa in visita nel carcere».
ASHCROFT, POSSIAMO PROCESSARE CIA E COMPAGNI - Quanti fossero questi «prigionieri fantasma» e che fine abbiano fatto è tuttora un mistero: la Cia sta indagando e il ministro della giustizia John Ashcroft ha annunciato che il governo è pronto a mettere sotto processo i responsabili.
La cornice legale per un'azione legale è la Legge sulla Giurisdizione Extraterritoriale Militare, approvata dal Congresso nel 2000. Questa legge consente di istruire un processo penale per crimini federali contro civili che lavorano fianco a fianco dei militari in paesi stranieri quando questi paesi -come è il caso dell'Iraq- non hanno un sistema giudiziario formale.
Alessandra Baldini

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