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Iraq - Attaccato convoglio italiano: tutti illesi

Fra i militari coinvolti nell'agguato c'era anche il brigadier generale Gian Marco Chiarini, comandante della Task Force italiana in Iraq e comandante della stessa Brigata corazzata "Ariete". I soldati si sono dovuti difendere • Sequestro-lampo per la troupe dell'inviato Tony Capuozzo, inviato del Tg5
NASSIRIYA, 3 maggio 2004 - Spari contro il comandante della task force italiana in Iraq. Il generale Gian Marco Chiarini, 52 anni, da meno di un anno a capo della Brigata corazzata Ariete e a Nassiriya da circa tre mesi, è rimasto illeso, e così gli uomini della sua scorta. Ma l'agguato poteva avere conseguenze drammatiche.
I fatti si sono verificati stamani alle 8,30 (ora locale), quando il generale Chiarini e gli uomini della sua scorta - su un convoglio di tre automezzi - sono arrivati a Suk al Shiyookh, una città di centomila abitanti ad una ventina di chilometri a sud di Nassiriya. «Una normale ricognizione, in una delle aree che ricadono sotto la nostra responsabilità «, spiegano al comando del contingente italiano. Ma anche una delle zone più turbolente. A Suk al Shiyookh, solo ieri, una pattuglia di parà della Folgore è caduta in un'imboscata: contro i militari italiani colpi di kalashnikov e lanci di granate, una delle quali è finita tra i due veicoli che formavano il convoglio. I paracadutisti hanno risposto al fuoco, senza fermarsi, e di corsa sono tornati alla base. Tutti illesi.
Stamani il generale Chiarini è voluto andare di persona sul posto. Nei pressi della piazza, dove si svolge ogni giorno un affollato mercato, è sceso dal mezzo. Pochi minuti e gli hanno sparato addosso con armi leggere, ancora una volta gli immancabili Ak 47 Kalashnikov. Gli uomini della scorta hanno immediatamente reagito, sparando in aria - «il rischio di colpire la folla era altissimo», spiegano - a scopo intimidatorio. Quindi, sono riusciti tutti ad allontanarsi, senza subire danni.
Quanti e chi fossero gli aggressori impossibile dirlo. Ovviamente l'aliquota investigativa del contingente ha avviato subito indagini, contattando le proprie fonti sul posto. Ma pensare di individuare i responsabili è «pura utopia», dice un ufficiale. Su chi siano i mandanti, invece, non ci sono molti dubbi. Tutti sanno che gli uomini di al Sadr, che pure hanno abbandonato Nassiriya dopo la sanguinosa "battaglia dei ponti", restano attivi. Al comando del contingente hanno più volte sottolineato che gli atti ostili «provengono da frange estremiste sciite», da «stranieri» che, tuttavia, «non hanno seguito tra la popolazione». Forse gli stessi responsabili degli attentati dei giorni scorsi a Bassora, che hanno provocato decine di morti.
La situazione, a Nassiriya, resta tesissima. Del resto, dopo la battaglia del 6 aprile e alcuni giorni di calma apparente, si è tornato a fare fuoco quasi ogni giorno. A partire dal 21 aprile, quando la sede della Cpa, l'Autorità provvisoria della coalizione, è stata presa di mira da tre colpi di mortaio. Nessun ferito, e tutti illesi pure i carabinieri della Msu che poco dopo sono caduti in un'imboscata. Il 23 aprile i militari italiani sono stati, invece, attaccati a al Gharraf, dove erano in corso le elezioni municipali: un bersagliere di guardia ai seggi è rimasto lievemente ferito da una scheggia. La notte del 24 aprile, secondo attacco alla Cpa a colpi di mortaio: feriti (uno piuttosto gravemente) due fucilieri di Marina del Reggimento San Marco. Il 28 aprile terzo attacco contro il quartier generale del Governo provvisorio, una struttura da sempre nel mirino dei terroristi, anche perché si trova nel centro di Nassiriya: un razzo è finito fuori dal recinto, nessun danno.
Scontri tra bande rivali e attacchi alle forze di polizia locali sono altrettanto frequenti. La notte del 30 aprile, ad esempio, alcuni ordigni sono caduti presso la ex base Libeccio, un tempo occupata dai carabinieri ed ora sede di una centrale operativa delle forze di sicurezza irachene, mentre nei giorni scorsi c'è stato uno scontro a fuoco tra locali in cui una giovane irachena di 18 anni è rimasta seriamente ferita. I familiari l'hanno trasportata all'ospedale da campo italiano, dove l'hanno operata e, probabilmente, salvata.
L'attività umanitaria del contingente, nonostante tutto, va avanti. Ma molto a fatica.

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