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Terrorismo - Stranieri lasciano l'Arabia

Pronti a partire i 120 tecnici di varie nazionalità, che lavorano al miglioramento e allo sviluppo degli impianti del porto petrolifero di Yanbu, sul mar Rosso
IL CAIRO, 02 maggio 2004 - Un gruppo di 120 tecnici stranieri di varie nazionalità, che lavorano al miglioramento e allo sviluppo degli impianti del porto petrolifero di Yanbu, sul mar Rosso, si prepara a lasciare l' Arabia Saudita dopo gli attacchi di un commando terroristico nei quali ieri sono stati uccisi cinque di loro (due americani, due britannici ed un australiano), ed almeno un saudita. Erano tutti alle dipendenze di un gruppo elvetico-svedese, l' ABB (Asea Brown Bovari), ma in particoalre per conto dell' ABB Lummus, una società che ha sede a Houston (Texas), per il quale anche i terroristi - quattro fratelli, due suicidi con bombe, gli altri due uccisi dalle forze di sicurezza - avevano lavorato in precedenza. Altre vittime (e feriti) si sarebbero avuti tra la popolazione civile, ma non se ne hanno per ora conferme. «Il regno eliminerà il terrorismo, non importa quanto ci occorrà», ha dichiarato alla Bbc il principe ereditario Abdallah Ben Abdel Aziz, riconfermando un assunto ormai noto da tempo: la collaborazione dei sauditi con gli Stati Uniti e la loro lotta contro il terrorismo è assoluta e totale. Al punto che è stata anche realizzata una sorta di muraglia molto contestata in una zona di confine con lo Yemen, considerata «molto porosa» e spesso attraversata da contrabbandieri di armi o di droga. Nel corso del 2003, proprio nell'ambito di questa lotta, le autorità saudite hanno arrestato ben 170mila persone proprio al confine con lo Yemen, il cui presidente, Ali Abdullah Saleh, ha fatto più volte dichiarazioni di collaborazione con gli americani per dare la caccia ai terroristi. In ottobre scorso furono sequestrate 13 automobili che i 'combattentì dell'Abian Liberation Army', basati a Lakah, a sud dello Yemen, non lontano da Aden, aveva preparato con esplosivi per lanciarle contro quattro ambasciate occidentali. E numerose informazioni sono state passate dal governo di Sanàa a Washington per la cattura di presunti appartenenti ad Al Qaida. Gli attacchi di ieri sembrano collegarsi logicamente ad altri episodi che hanno sconvolto nei giorni scorsi la Siria (un gruppo armato ha attaccato un'area del quartiere 'Mazza, riservato a sedi diplomatiche di Canada, Iran, la residenza britannica e un palazzo in passato utilizzato da personale Onu), e la Giordania (sono stati sventati presunti attentati all'arma chimica contro la sede dei servizi segreti di Amman, l'ambasciata Usa ed altri palazzi del governo) mentre la situazione in Iraq è sempre più infiammata. Per questi motivi oggi dignitari religiosi di 63 paesi islamici riuniti al Cairo hanno espresso «profonda preoccupazione e viva condanna delle operazioni terroristiche che hanno colpito in modo intermittente paesi arabi e islamici, soprattutto l' Arabia Saudita». Nel documento si richiamano anche «i comportamenti selvaggi del governo israeliano contro il popolo palestinese, l' assassinio di dirigenti palestinesi e la costruzione della barriera di separazione», oltre allo «stato di anarchia che prevale sul piano della sicurezza in Iraq dopo l' occupazione anglo-americana, le distruzioni e le morti che ne sono derivate». I dignitari sollecitano perciò l' intervento della comunità internazionale per proteggere il popolo palestineses, e «mettere in applicazione la 'roadmap'» (il piano di pace Usa-Onu-Ue-Russia che prevede la creazione di uno stato palestinese indipendente entro il 2005), ricordando che l' Islam «è una religione di tolleranza» e chiedendo ai media occidentali di non confondere il 'jihad' (guerra santa contro l' occupazione e per la liberazione) con il terrorismo. Ma a parte le condanne formali va sottolineato il risultato opposto che ieri i terroristi di Yanbu, prima di essere uccisi o uccidersi, hanno ottenuto quando hanno fatto irruzione nel parcheggio della scuola media superiore per ragazzi 'Ibn Hayan', sparando in aria per attrarre l' attenzione degli studenti e mostrare loro il corpo di una delle vittime americane che avevano trascinato con un' auto per le strade (il dettaglio è stato smentito con decisione dalle autorità saudite). Agli studenti attoniti - riferisce un cronista dell' Associated Press - dopo aver scandito l' usuale saluto islamico di «Allahu Akhbar» hanno indicato il cadavere gridando «Questo è il presidente dell' America». Interpellato sull' accaduto uno studente di 18 anni, Rayyan, ha detto «sono rimasto sciocciato e terrorizzato quando li ho visti. Ero come gelato. Non sapevo che fare. Non ho potuto mangiare nè dormire tutta la notte, ho avuto incubi in continuazione. Questo episodio ha cambiato la mia vita per sempre». «Non è giusto - ha concluso - questo è anti-islamico». Quale potrà essere, allora, la reazione dei circa 100mila occidentali - sopratuttto americani e britannici - che lavorano in Arabia Saudita nei settori del petrolio e delle banche? Remigio Benni

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