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Giovedì 21 Settembre 2017 | 19:34

M.O. - Palestinesi attaccano coloni: morti

Sono rimaste uccise una donna israeliana e quattro delle sue figlie. A quanto si è appreso dai coloni della zona, la donna era al nuovo mese di gravidanza
TEL AVIV, 2 maggio 2004 - Uno degli episodi più efferati della intifada palestinese è avvenuto stamane nel sud della striscia di Gaza quando due membri di un commando hanno sterminato una madre ebrea di 34 anni, incinta di otto mesi, e quattro sue figlie di età compresa fra gli 11 e i 2 anni. Gli assalitori sono stati abbattuti a loro volta da militari israeliani che si trovavano nelle vicinanze.
I primi soldati giunti sul luogo dell'attentato - un crocevia nella zona di Khan Yunes, nel sud della striscia di Gaza - hanno subito notato una Citroen bianca uscita di strada con cinque cadaveri a bordo, quelli dei componenti della famiglia Hatuel.
Da una prima ricostruzione è emerso che i due terroristi hanno sparato alla donna, che stava lasciando la striscia di Gaza per recarsi in territorio israeliano attraverso il valico di Kissufim, e l'hanno fatta uscire di strada. Quando l'automezzo si è fermato, i due si sono avvicinati di corsa e hanno crivellato di colpi, sparando attraverso i finestrini, la madre e le figlie. Poi hanno ingaggiato una feroce battaglia con altri israeliani in transito, fra cui soldati a bordo di una jeep.
L'attentato è stato subito rivendicato dalla Jihad islamica e dai Comitati di resistenza popolare: un gruppo armato attivo nel sud della Striscia. Da Damasco, il leader della Jihad islamica Ramadan Shallah ha sostenuto che la uccisione di donne e bambini israeliani è in questo caso lecita «in quanto hanno deciso spontaneamente di andare a vivere in una zona di guerra». Così facendo Hilà Hatuel (11 anni), Hadar (9), Roni (7) e Merav (2 anni) - le quattro bambine uccise a sangue freddo - sarebbero dunque, a suo parere, «alla stregua di soldati».
La famiglia Hatuel (il padre è il preside di una scuola, nel sud di Israele) si era trasferita a Katif, 60 famiglie, nel sud della Striscia, una decina di anni fa. Tali, la madre, era una assistente sociale. In caso di attentati ai vicini di casa, sarebbe toccato proprio a lei l'ingrato compito di sostenere la famiglia colpita.
Nei mesi scorsi gli Hatuel avevano deciso di allargare la loro abitazione, per fare più spazio al figlio che stava per nascere. Il completamento dei lavori di restauro era coinciso con le dichiarazioni del premier Ariel Sharon sulla necessità di ordinare un ritiro unilaterale da Gaza (e lo sgombero degli ottomila coloni che vi risiedono) nel contesto di una più vasta politica di disimpegno dai palestinesi che include anche la costruzione di una vasta barriera di separazione con la Cisgiordania.
Come molti altri coloni di Gaza, gli Hatuel avevano deciso di ingaggiare battaglia politica con il premier che - alcuni decenni prima - era stato proprio uno degli architetti della colonizzazione ebraica della Striscia.
Allo scopo di influenzare il voto dei membri del Likud - chiamati oggi ad esprimersi sulla politica di Sharon - Tali aveva dunque caricato stamane nella sua utilitaria quattro figlie, assieme alle quali contava di recarsi nella sede del Likud di Ashqelon (a sud di Tel Aviv). Là avrebbe fatto la sua parte «per difendere la casa» dalla minaccia dello sgombero.
Uscita dall'insediamento di Katif, ha incrociato la automobile di un vicino di casa, Yithak Fitussi, e lo ha salutato allegramente dal finestrino con gesti della mano. Poi è giunta al ponte che porta al valico di Kissufim e al territorio israeliano: ma là la aspettava la morte.
Aldo Baquis

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