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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 16:36

Annan (Onu): vogliamo la fine dell'occupazione in Iraq

NEW YORK 28/04/'04 - Via libera al piano del suo inviato Lakhdar Brahimi, ma anche un duro monito all'America perchè moderi la forza in aree civili per non minare le possibilità di riuscita della transizione. Il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha oggi fatto sentire forte la sua voce mentre a Fallujah infuria la battaglia.
Annan ha rivolto un appello a tutte le parti in Iraq perchè si astengano da atti di forza e rispettino il diritto umanitario «per dare alla transizione politica una chance di successo».
Secondo Annan, è ora che quanti «preferiscono il dialogo e la moderazione» facciano sentire la loro voce. «Non è un approccio codardo o per deboli di cuore», ha aggiunto il segretario generale dell'Onu, ribadendo quanto espresso ieri dal suo inviato Brahimi: che cioè «azioni militari violente prese da una potenza occupante contro gli abitanti di un paese occupato possono solo peggiorare le cose».
DIFESA ONORE ONU
Annan ha parlato in una conferenza stampa incentrata sul futuro dell'Iraq e destinata anche a difendere l'onore della sua organizzazione dalle accuse di corruzione, parzialità e incompetenza che, secondo le Nazioni Unite, nascono e si alimentano negli ambienti della destra repubblicana Usa.
Prima il presunto scandalo dell'operazione "Petrolio in cambio di cibo", secondo cui alti funzionari dell'organizzazione avrebbero intascato robuste tangenti per veicolare i profitti del petrolio iracheno venduto a scopo umanitario. Poi il battage di polemiche sulle dichiarazioni anti-Israele fatte a Parigi dallo stesso Brahimi: le Nazioni Unite sono state messe in difficoltà proprio mentre la Casa Bianca le ha investite del delicato ruolo di "deus ex machina" nel salvataggio della crisi irachena.
UOMINI ONU RISCHIANO COME I SOLDATI
Annan ha ricordato a chi critica l'Onu che i suoi uomini rischiano grosso e hanno pagato in prima persona il loro impegno per la pace: «Chi si avventura in situazioni violente per la causa della pace corre rischi altrettanto alti dei soldati. Noi delle Nazioni Unite l' abbiamo imparato sulla nostra pelle l'anno scorso. Ci vuole coraggio e ostinata determinazione per lavorare per la pace in un mondo violento e la squadra di Brahimi merita il nostro rispetto e il nostro appoggio, così come quanti servono le Nazioni Unite in molte altre zone di guerra che ricevono meno pubblicità dell'Iraq».
PIANO BRAHIMI, LA STRADA GIUSTA
Detto questo, il segretario generale ha dato luce verde al piano Brahimi, dopo che ieri un analogo imprimatur era venuto dal Consiglio di Sicurezza e oggi, in parallelo, dal presidente Usa George W. Bush. «Vogliamo tutti vedere la fine dell'occupazione. Vogliamo tutti vedere l' Iraq in pace al suo interno e con i suoi vicini e con un governo genuinamente rappresentativo. In qualche modo dobbiamo arrivarci e penso che il governo per gli affari correnti proposto da Brahimi sia la strada giusta», ha detto Annan.
Brahimi aveva ieri impresso un'accelerazione alla transizione parlando in Consiglio di Sicurezza. Aveva suggerito che il nuovo governo iracheno dovrebbe essere scelto con un mese di anticipo sulla data prevista per il passaggio dei poteri il 30 giugno, per dare alla nuova squadra (di tecnici, non di politici) il tempo di definire i margini delle sue competenze.
Il mese d'anticipo - aveva detto Brahimi - sarà necessario perchè i nuovi ministri «capiscano con assoluta chiarezza» quale sarà la loro relazione con la Coalizione che si accingono a sostituire e con le autorità militari a cui continuerà a spettare la sicurezza.
«Non sarà facile districare le competenze: deve provarci la nuova risoluzione del Consiglio di Sicurezza», ha detto oggi Annan.
Alessandra Baldini

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