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Maradona in coma farmacologico. E' grave

Alla base della nuova grave crisi c'è una infezione dei polmoni. Diego è intubato ed attaccato ad un respiratore artificiale. Solo il 38% del suo cuore è integro. Il cardiologo argentino Favaloro: «Se è ancora vivo è perché è attaccato ad un respiratore artificiale»
BUENOS AIRES, 19 aprile 2004 - Diego Maradona, il Pibe de oro che ha incantato e fatto piangere di gioia milioni di amanti del calcio, è fra la vita e la morte. Rischiano di abbandonarlo il cuore ed i polmoni, debilitati da tanti anni di vita sregolata e di dipendenza dagli stupefacenti.
Da ieri pomeriggio Maradona è ricoverato nel reparto di rianimazione della clinica Suizo Argentina di Buenos Aires, immerso in un coma farmacologico, intubato ed attaccato ad un respiratore artificiale. La sua prognosi è riservata.
Qui sono accorsi la ex moglie Claudia, le figlie Dalma e Giannina, il vecchio padre Don Diego, l'allenatore Carlos Bilardo e l'ex calciatore Hector Henrique, mentre fuori dal centro sanitario centinaia di persone, fans del calciatore più famoso del mondo, hanno sostato per ore mostrando striscioni e foto e gridando slogan di incoraggiamento.
Secondo il medico personale, Alfredo Cahe, alla base della nuova grave crisi dell'ex nazionale argentino e centrocampista del Napoli c'è stata «una pneumopatia, una infezione bronchiale, dei polmoni, specialmente nel lato destro». Il medico ha spiegato che «sabato Diego ha giocato a golf di notte, ha preso freddo ed era in condizioni che non mi sono piaciute. Ho deciso comunque di lasciar passare un giorno e quando ieri mi hanno chiamato l'ho trovato con febbre alta, con nausee, vomito e una ipertensione veramente importante».
«Il peggioramento è stato improvviso e sorprendente anche per me - ha aggiunto - ed è molto probabile che nel sonno abbia aspirato nei polmoni una quantità di vomito e questo ha portato, insieme ai problemi di ipertensione e cardiovascolari, agli inconvenienti polmonari».
Nell'ultimo bollettino medico emesso si sostiene che «l'evoluzione emodinamica è stata finora soddisfacente, con una sostenuta normalizzazione della pressione arteriosa e buona diuresi, sotto il controllo di farmaci inotropici (che facilitano la contrazione del muscolo cardiaco)».
«Gli accertamenti cardiaci - si dice ancora - mostrano una accettabile funzionalità per il quadro di base. Continua l'assistenza respiratoria meccanica, gli studi radiologici mostrano immagini compatibili con una polmonite aspirativa che è in fase di trattamento con una terapia specifica».
Sembra invece escluso che la crisi sia stata scatenata da una overdose di cocaina, come era stato certamente nel gennaio 2000, quando Diego festeggiò il Capodanno a Punta del Este (Uruguay), con l'allora inseparabile amico e manager, Guillermo Coppola.
All'epoca Cahe ammise: «Non pensavo che il cuore di Diego fosse tanto malandato. Abbiamo fatto degli studi e verificato che solo il 38% del suo muscolo cardiaco è integro».
Cercando di interpretare il bollettino ufficiale, medici qualunque e cardiologi di fama opinano. Per Carlos Alvarez, che intervenne nella crisi di Maradona a Punta del Este, in Uruguay, «Maradona migliorerà perché è un uomo forte». Dopo aver ricordato che la crisi è dovuta ad «una patologia del muscolo cardiaco per uso di cocaina», Alvarez ha detto che «Diego deve tornare alla terapia di recupero a Cuba ed evitare qualsiasi tipo di elemento tossico, compreso l'alcol».
Ma con una visione più pessimistica, il cardiologo argentino Roberto Favaloro ha sostenuto che «se Maradona è ancora vivo è perché è attaccato ad un respiratore artificiale».
Fatto sta che Maradona aveva assistito ieri dal suo palco privato della Bombonera alla vittoria del Boca sul Nueva Chicago. Poi si era ritirato in una villa di General Rodriguez, sua attuale residenza da quando tre settimane fa ha abbandonato l'esilio terapeutico nella clinica La pradera di Cuba. E' qui che lo ha trovato il dottor Cahe, con febbre alta, conati di vomito e semi incosciente, e ne ha ordinato il ricovero.
Gli amici hanno sostenuto che Maradona aveva lasciato Cuba per risolvere gravi problemi finanziari generati dal suo ex procuratore Guillermo Coppola, e che questo gli aveva provocato un fortissimo stress.
Stress a cui contribuiscono i riflettori dei media che si accendono su di lui ogni volta che torna a casa e talvolta perfino i calcoli dei dirigenti delle società di calcio che lo convocano perfino per placare i tifosi insoddisfatti per i risultati ottenuti dalla squadra.

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