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fino al 13 aprile

A Berlino in mostra
il «genio» Versace
con il suo lato «dark»

Gianni Versace

BERLINO - Quell'assedio di colori, idee, provocazioni. Così si celebra la bellezza di una donna sensuale e padrona della scena, e la nostalgia degli irripetibili anni '80, ricordando Gianni Versace, da stasera a Berlino. Circa trecento pezzi, portati in Germania da quattro collezionisti, che hanno permesso di rievocare la poliedricità dello stilista italiano, sono in mostra per «Retrospective» fino al 13 aprile al Kronprinzenpalais. Ad inaugurare l’evento, una sfilata presentata dagli ideatori dell’evento, Karl von der Ahè e Saskia Lubnow, che hanno spiegato di aver iniziato quest’avventura grazie all’incontro con Antonio Caravano, unico collezionista italiano, il quale ha messo a disposizione fra l’altro i suoi pezzi di ispirazione «bondage».
Non ha mai conosciuto Versace, ma ha vissuto la Miami che "Gianni» influenzava profondamente, ha spiegato questo grande appassionato di origini napoletane. «Il sistema Versace aveva una magia, che io non volevo lasciar andare quando morì. Così iniziai a raccogliere pezzi, anche nei negozi di seconda mano, per non far finire quello che mi aveva così tanto ispirato, condizionato - racconta -. Oggi ho duemila pezzi nella mia collezione». E sedici completi raccontano «il lato dark» dello stilista: «le borchie, le stringhe, le tante aperture nei corpetti, la pelle: il linguaggio sadomaso diventò fashion, con una collezione che fece scandalo nel '92», spiega la curatrice del tassello italiano della mostra, Sabina Albano.

Ma basta cambiare sala per vedere «l'oro del barocco, fregi e maschere della Magna Grecia, modelli del balletto classico, per i costumi dell’opera che produceva per la Scala», tutti gli elementi decorativi che trionfano sulle sue camicie. Gli altri espositori arrivano dalla Grecia, Eri Kakkava, dagli Usa, Andrea Villemon, e dal Brasile, Alexander Stefani.

«Quest’ultimo ha avuto il merito di farci riscoprire la moda di Versace uomo», ha sottolineato Karl von der Ahè, prendendo la parola davanti al pubblico della sfilata, dove sedeva anche Pat Cleveland, modella che ha saputo interpretare al meglio la visione di «Gianni». A completare il racconto del «fashion system» Versace contribuiscono poi i disegni di Bruno Gianesi, che fu il suo capo ufficio Stile. «Ho lavorato con lui quasi 17 anni, dall’84 al 2000 - spiega -. Lo consideravo un padre. Era estremamente esigente, ma anche protettivo. E se oggi sono un artista e dipingo, lo devo a lui».
«Fu un periodo irripetibile per la moda e dunque per l’arte», aggiunge con visibile malinconia, spiegando di aver lasciato la moda proprio da allora: «Non la seguo più. È così massificata, affidata a grandi gruppi. La creatività degli anni '80 è irripetibile».

Anche Rossella Catapano, assistente di produzione, ricorda Versace «geniale e rigoroso. Insieme eravamo come una famiglia. Quel periodo in cui la moda era una ragione di vita non esiste più», commenta anche lei. E questa donna che si celebra stasera, com'era? «I più critici dicevano che disegnasse per le prostitute... in realtà la donna di Versace era davvero donna, sensuale, sicura, forte, padrona del suo tempo». (di Rosanna Pugliese, ANSA)

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