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Venerdì 22 Settembre 2017 | 12:03

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Vuitton alla ricerca
del profumo
che odora di borse

Vuitton alla ricercadel profumoche odora di borse

ROMA - Louis Vuitton, l’iconico brand francese nato con la valigeria nel 1854, si prepara ad avventurarsi nel mondo dei profumi. Radicato nella storia della maison, questo percorso non è un territorio inesplorato. Al contrario è basato sulla passione del fondatore della griffe per beauty case, boccette da inserire nei bagagli durante le traversate e fragranze create nel XX secolo (nel 1927, Louis Vuitton lanciò Heures d’Absence, seguita da Je, Tu, Il Réminiscences nel 1928 e Eau de Voyage nel 1946).
La maison ha ripreso la strada dei profumi svelando il proprio atelier creativo nel cuore di Grasse, in Provenza, l'eccezionale background del profumiere Jacques Cavallier e la palette dei materiali naturali che questi ha assemblato. Come un visionario, Louis Vuitton e i suoi discendenti hanno messo l'innovazione al centro della creazione, tratto caratteristico riconoscibile dallo sviluppo del primo baule in tela impermeabile. Questo perché il lusso non deve offrire solo ciò che è raro e prezioso, ma deve anticipare il futuro. Con questo spirito Cavallier non ha creato solo una grande varietà di materiali naturali, ma ha lavorato per oltre quattro anni, aiutato dalla tecnologia alla creazione della suo sogno olfattivo. Il primo passo è stata la ricerca di un’infusione del pellame Vuitton. Esistono molte note che simulano la presenza della pelle nella ricetta di un profumo, ma Cavallier, visitando gli atelier è stato ispirato a creare un infuso su misura.

Di tutte le fragranze che ha esplorato quella che lo ha attirato di più è stata la profumazione delicata della cuoio naturale beige chiaro utilizzato per ricoprire i manici e le tracolle di borse e bauli Vuitton. Affascinato dalla delicatezza della sua fragranza, più floreale che muschiata, Cavallier ha chiesto agli artigiani dell’atelier di lavorare a un estratto di quella pelle. Immersa nell’alcol la pelle diventa resinoide: sostanza scura schiarita fino a raggiungere una gradazione limpida. Sulla pelle diviene un profumo. Questa nota esclusiva non possiede né l'aggressività del ginepro, né l’affumicato della betulla. E' leggera e sensuale quasi come se si stesse scoprendo il profumo della pelle per la prima volta. Altro importante passo, Cavallier si è sempre interessato alla estrazione del CO2 allo stato supercritico. Questo processo, già utilizzato per l'estrazione d’ingredienti come la vaniglia, non richiede calore. Quando le piante vengono immerse nel gas freddo, rivelano la loro delicatezza.

Il profumiere ha deciso d’applicare questo metodo ai due fiori più preziosi nella profumeria: la Rosa di Maggio (centifolia) e il gelsomino, entrambi provenienti da Grasse. Il risultato ha superato le aspettative del profumiere. Per la prima volta nella storia di questi due fiori oggi molto rari, esiste un estratto che è all’altezza della profumazione reale. L’essenza è pura, vaporosa, sembra un campo di fiori a Grasse perché i petali non essendo riscaldati, non hanno perso le delicate sfaccettature. L'estrazione C02 allo stato supercritico del Fiore di Maggio e del gelsomino è una prima mondiale, esclusiva di Vuitton.

Infine, durante un viaggio in Cina, Cavallier, oltre a verificare la qualità della coltivazione del fiore di Osmanto, che somiglia a quello dell’ulivo, ha scoperto le piantagioni di magnolia e di Gelsomino d’Arabia. Queste due varietà di fiori sono coltivate per aggiungere sapore al tè esportato nel mondo. Dal momento che sono molto diversi dalla magnolia e dal gelsomino coltivati altrove, le specie cinesi lo hanno conquistato. Le ha selezionate e una volta rientrato a Grasse le ha perfezionate con la frazione molecolare per raggiungere il profumo sognato.
La tenuta di Vuitton Les Fontaines Parfumées a Grasse oltre ad essere l’atelier creativo di Cavallier ospiterà anche l'atelier di Franois Demachy, Matre Parfumeur for Parfums di Dior. (di Patrizia Vacalebri, ANSA) 

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