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Giovedì 21 Settembre 2017 | 10:55

Tre secoli di intimo
al Victoria & Albert museum

La lingerie, così profondamente legata alla moda e alla società di ogni secolo, la dice lunga su come e quanto all’aspetto estetico del «sotto» si sia sempre tenuto moltissimo

lingerie in mostra

ROMA - Anche le mutande, da donna e da uomo, hanno ora un posto d’onore. Come i reggiseni, le calze, i reggicalze, i corsetti, i body, gli slip, i pigiami, gli abiti da camera e le vestaglie. Ancora i boxer, gli slip, le canottiere e i mutandoni 'da sott0' di una volta fino ai moderni boxer 'no-gender' adatti a lei o a lui indifferentemente. Celebra la biancheria intima degli ultimi tre secoli la città di Londra con una mostra dal titolo «Undressed: a brief history of underwear», fino al 12 marzo 2017 al Victoria and Albert Museum.

La lingerie, così profondamente legata alla moda e alla società di ogni secolo, la dice lunga su come e quanto all’aspetto estetico del «sotto» si sia sempre tenuto moltissimo. Il corpo ideale passa anche attraverso pizzi, crinoline, macramè, decorazioni, tagli di stoffe preziose, cuciture e rinforzi strategici, rivelando il fascino femminile e maschile. Anche se il 'vedo non vedo', regalato da un mix di abiti, bretelline e pizzi che spuntano a dovere e che tanto hanno fatto immaginare in passato a uomini e donne, oggi si fa sempre meno intrigante e le nudità sempre più smaccate.

Se le femministe oltre 40 anni fa bruciavano i reggipetti in segno di protesta, oggi si allunga l’elenco delle celebrities che si recano ai party dimenticando perfino le mutandine (abitudine resa famosa da una giovanissima Britney Spears che svelò tutta se stessa scendendo dalla macchina di Paris Hilton nel lontano 2006 senza slip). Prima ancora ebbe grande successo l'abito velo con seno e slip in bella vista, di Liza Bruce, indossato da una Kate Moss con viso da bimba (era il 1993). O l'abito in bianco e nero di Antonio Beradi, indossato da Gwyneth Paltrow nel 2009 con un effetto trompe l’oeil di pizzo che mostrava l’intimo dell’attrice con nonchalance.

E’ invece dello scorso anno la sfilata di body, slip e costumi da mare trasparenti con solo una foglia di fico cucita a livello delle parti intime di Vivienne Westwood (e da lei indossati con garbo in passarella). Prima della nascita dei reggipetti, le donne indossavano corsetti, busti e pancere per ottenere gli ambiti 'petto in avanti e vitino di vespa', con grande spirito di sacrificio.

Alla mostra di Londra si potrà osservare ai raggi X gli effetti di un famoso corsetto di cotone con le stecche di osso di balena risalente al 1890 (questa l’epoca in cui le stecche di metallo furono sostituite da quelle più elastiche fatte di ossa), in grado di ridurre il punto vita a meno di 50 centimetri. L’impatto sugli organi, sulle ossa e sulla pelle è drammatico. Al contrario i corsetti sono anche stati raccomandati dai medici dell’epoca (a anche dei nostri tempi) per migliorare la postura e curare i difetti della schiena e a Londra è esposto un 'corsetto da ciclista' del 1900 consigliato alle donne in bicicletta.

Seppure i corsetti non siano affatto tramontati, la nascita del primo reggipetto nel 1909 segna una svolta definitiva per il gentil sesso. Fu lo stilista francese Paul Poiret che, in una collezione rivoluzionaria per l’epoca, eliminò per primo i busti sostituendoli con reggiseni dotati di ampie fasce elastiche incrociate sulla schiena. Da quel momento la moda dei reggiseni non si è più fermata, con solo qualche piccolo contraccolpo ai tempi del femminismo degli anni '60. Il reggipetto push-up, esposto a Londra, è datato 1990. Londra mette in mostra anche straordinarie mutandine femminili ultra lussuose risalenti al 1930 fatte di seta di chiffon e decorate di pizzo con scene di caccia frutto di competenze di artigiani dell’epoca, la prima corsetteria in latex degli anni '30 (di Chamaux), le pancere e le guaine Playtex degli anni '50 e quelle moderne e dimagranti di Spanx del 2010. In mostra anche i reggicalze e le calze ricamate con motivi floreali della Regina Alexandra, moglie del Re Edoardo VII, le prime calze di nylon di Schiapparelli del 1953 e calze ricamate che furono anche mostrate all’Esposizione Universale di Parigi nel 1900. Ma il percorso del museo include anche vestaglie, abiti e kaftani da camera. (di Agnese Ferrara, ANSA)

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