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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 02:47

diritti negati

Il silenzio del Comune di Matera
da 4 anni invalido vive da recluso

«Mi hanno detto che non ci sono soldi», ci dice a telefono. Una situazione inaccettabile che smentisce le ambizioni di una città designata capitale europea della cultura

Marzio Muscatiello

Marzio Muscatiello

di EMILIO OLIVA

MATERA - Da ex impiegato comunale si sente tradito due volte. La sorte non è stata generosa con Marzio Muscatiello, 71 anni, per l’aggravarsi della sua invalidità che nel tempo è diventata totale a causa di un grave deficit nella deambulazione. Ma la condanna più atroce e disumana è quella inflittagli dalla burocrazia regionale e dal silenzio assoluto di un’Amministrazione comunale che da più di quattro anni non rispondono alla sua richiesta di contributi per l’abbattimento di barriere architettoniche.

«Mi hanno detto che non ci sono soldi», ci dice a telefono. Una situazione inaccettabile che smentisce le ambizioni di una città designata capitale europea della cultura e gli impegni presi per renderla accessibile a tutti. Ai forestieri, forse, ma non ai suoi abitanti.

Non era rimasta insensibile l’ex assessore alle Politiche sociali, Marilena Antonicelli, che aveva preso a cuore il problema e grazie al suo intervento alcuni mesi fa il Comune ha realizzato un montascale che consente a Muscatiello di uscire di casa fino al pianerottolo della palazzina dove abita con la moglie, in largo Leopardi, nel rione Spine Bianche. La libertà dell’ex impiegato comunale finisce qui. La mancanza di uno scivolo tra l’ingresso e la sede stradale gli impedisce di andare oltre. Al mondo esterno non ha accesso. Non è rimasta insensibile neppure Gelsomina Cimino, avvocato del foro romano, che quando ha appreso della storia di Muscatiello si è offerta ad assisterlo gratuitamente. Il legale ha già diffidato il Comune ad adempiere alle leggi in materia, accogliendo l’istanza del proprio assistito, e ha minacciato di ricorrere al Tar ed eventualmente ad un commissario ad acta.

L’avvocato Cimino definisce la vicenda «un caso di ordinaria malagestione amministrativa» risparmando probabilmente altri aggettivi più duri. Ma l’inerzia che contraddistingue la storia merita già una condanna morale. La realtà è che oggi Marzio Muscatiello vive nella «prigione» di una casa popolare di appena 40 metri quadri che limita tutti i suoi movimenti. Gli spazi angusti gli impediscono di usare la sua carrozzina ostacolando finanche l’accesso al bagno. Con grande fatica, l’uomo si trascina su una sedia d’ufficio con le rotelle.

L’avvocato ha scritto al sindaco, all’ex assessore Antonicelli (sostituita nel frattempo da Mariangela Liantonio), al dirigente del Settore Patrimonio e per conoscenza all’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili segnalando fra l’altro la grave situazione di disagio in cui versa Muscatiello «ha causato una forte frustrazione psicologica, come accertato dal neurochirurgo della Asm che lo assiste da due anni, attraverso disturbi del sonno e dell’umore», ma anche «grave isolamento, calo dell’autostima e una fortissima depressione».

A nulla è servito il gesto estremo, attuato da Muscatiello lo scorso 4 gennaio, di incatenarsi all’ingresso di Palazzo di città minacciando di darsi fuoco con la benzina. Nel frattempo la somma di 40 mila euro alla quale avrebbe avuto diritto per poter effettuare i lavori in casa eliminando le barriere architettoniche si sarebbe ridotta, dopo nuovi conteggi, a 15 mila. Nonostante questo, il Comune si sarebbe nascosto dietro il paravento di una misteriosa graduatoria e la giustificazione che non ci sono soldi. A fronte di numerosi solleciti di Muscatiello, secondo l’avvocato Cimino, gli uffici della presidenza della Regione avrebbero addirittura risposto che i fondi destinati ad opere di abbattimento delle barriere architettoniche si sarebbero persi nei meandri della burocrazia. Il che solleverebbe un problema ancora più grave sulla gestione di soldi pubblici e sull’amministrazione finanziaria dell’ente.

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