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Giovedì 14 Dicembre 2017 | 21:39

lectio magistralis

«Matera 2019, un modello
per l’identità di altre città»

Matera capitale cultura

MATERA - «Matera è una città che viene da lontano. Per l’Europa, è un esempio a cui ispirarsi per salvare identità, culture e per dialogare con l’area mediterranea, culla di tante civiltà». Lo ha detto oggi, nella Città dei Sassi, l'architetto di fama mondiale Mario Botta, aprendo con una lectio magistralis «Archival», il terzo festival di architettura promosso dal Collettivo Archival e dal Centro Edile Quartarella.
«Sono contento - ha aggiunto Botta - per la designazione di Matera a Capitale europea della cultura 2019. Chi l’avrebbe mai detto che una città presepe, come è l’immagine degli antichi rioni di tufo, con tutti i limiti per raggiungerla, un giorno sarebbe potuta diventare Capitale europea della cultura? Ho visto rispetto nel recuperare ambienti da destinare a strutture ricettive, ma con i comfort di oggi e guardando all’innovazione. Un riuso intelligente del territorio e del tessuto abitativo, ma rispettando equilibri e funzioni».

Inoltre l’architetto svizzero ha sottolineato che Matera «è un modello al quale ispirarsi per salvare l’identità di altre città: ho trovato - ha proseguito l’architetto, che mancava da Matera da quasi 30 anni - una città migliorata, che rappresenta quel patrimonio di storia e di identità, quel tessuto della memoria, della quale l’Europa ha bisogno. E’ una città che vive in maniera unica quello che altre non vivono più, perché ha fatto tesoro della sua storia, valorizzando l’esperienza, l'architettura e il vissuto dei rioni Sassi, patrimonio dell’Umanità, quale opportunità di crescita. C'è una consapevolezza collettiva che emerge e con una forte identità che coinvolge turisti e abitanti. Si tratta di preservarla per evitare quello che è accaduto altrove, sopratutto in Asia, dove gli aspetti sociali e culturali, sono scomparsi o quasi. Il vero valore - ha concluso - è il territorio e la sua memoria, di una memoria stratificata che altrove non c'è più».

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