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«Rifiuti speciali non tracciati
minaccia per salute e natura»

PIERO MIOLLA

Pisticci - «Chiudete le vostre porte perché la Basilicata è diventata la piattaforma terminale dei flussi di rifiuti speciali non tracciati. Bisogna iniziare un percorso di coesione lungo e faticoso, unico modo per uscire vincitori da questa guerra del capitalismo e della produzione industriale selvaggia». È un messaggio pesante e diretto quello lanciato a Pisticci da Antonio Marfella, oncologo del “Pascale” di Napoli, autodefinitosi “farmacosofo”, cioè studioso della bioetica ambientale e della farmacosofia, «due discipline che nessuno studia e affronta con responsabilità e razionalità, e su cui si fonda ormai l’economia, la medicina e la sopravvivenza stessa di questo pianeta nel terzo millennio». Marfella, intervenuto nel corso del convegno “Il debito ecologico di Pisticci: nuove analisi sulla contaminazione di ambiente ed alimenti”, organizzato dal Comitato Ambientale Valbasento e svolto nell’Oratorio di via Roma, ha giostrato a 360 gradi sui temi del territorio, alimenti e ambiente.

In una sala gremita, sono intervenuti dapprima Giorgio Santoriello, rappresentante legale di Cova Contro, l’associazione che grazie ai fondi raccolti dai cittadini di Pisticci ha effettuato alcune analisi su carne, formaggi, acqua e sabbia del comprensorio basentano, seguito da Alessio Giannone, il popolare “Pinuccio” della trasmissione di Canale 5, Striscia la Notizia, preceduti da don Michele Leone, di fatto il padrone di casa, il quale ha invocato la verità, specie su temi così importanti per l’umanità intera.

Il dibattito, introdotto da Santoriello, che ha reso noti i risultati della analisi effettuate, si è poi avvalso del contributo di Pinuccio, il quale ha ricordato le sue numerose incursioni in Basilicata, avvenute in occasione dei vari servizi effettuati per “Striscia la Notizia”, non mancando di sottolineare la propria sorpresa per le reazioni molto tiepide dei lucani alle vicende del petrolio, del Basentello e del Pertusillo. L’intervento più interessante, peraltro concretizzatosi in più occasioni, è stato certamente quello di Marfella, che ha definito il registro tumori «un qualcosa che serve a poco e sicuramente serve alle istituzioni per prendere tempo. Ritengo – ha concluso Marfella – che si debba invece procedere in un’altra direzione, quella della tracciabilità dei prodotti e del coinvolgimento, in questo percorso, dei produttori. La biodiversità italiana, la più ricca al mondo, si salva solo così».

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