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È come una lenta strage

Matera, fontane eliminate
perché non ripararle?

Matera, fontane eliminate perché non  ripararle?

di Michele Vizziello

MATERA - Strano destino quello delle fontane di Matera: poche, talvolta inspiegabilmente eliminate, tal’altra abbandonate al loro inesorabile destino di ricettacolo di rifiuti, spessissimo non funzionanti. Eppure storicamente le fontane in altre città (Roma soprattutto) hanno rappresentato e continuano ad essere arredo artistico, dispensatrici di frescura, erogatrici di acqua per i passanti assetati e, in estate, costituiscono occasioni di refrigerio per il corpo e lo spirito.

A Matera no. Nella città dove la raccolta dell’acqua nelle sue cisterne pubbliche e private più o meno monumentali e il suo equilibrato utilizzo sono elementi che hanno costituito nei secoli motivo di vanto, esempio di preveggenza e di alta ingegneria idraulica (uno dei motivi alla base dei nostri riconoscimenti internazionali) ebbene a Matera sembra che si voglia rinnegare tutto questo eliminando alcune fontane antiche come quella della villa comunale (a proposito che fine ha fatto?) facendo sparire molti fontanini di ghisa che si ritrovavano in giro per la città (via Duni, piazza S.Giovanni, indegnamente sostituita, piazza Marconi ed altre passate a futura memoria) quasi a considerarli un fastidio, inutili. Mentre lo zampillo di Pazza Vittorio Veneto spesso otturato e di conseguenza dall’aspetto trascurato ed indecoroso: un pugno nello stomaco di chi è abituato a ben altro rispetto nei con fronti di un elemento così vitale come l’acqua e nei confronti di chi non può vantare altrettanta ricchezza.

Ora qualcuno (non si capisce bene chi, se risalente al Comune o alla Soprintendenza ) si è messo in testa di eliminare la fontana di piazza Vittorio Veneto, che non sarà artistica e monumentale come quelle del Bernini, ma è sicuramente bella, originale, dignitosa, fresca, ammirata e goduta soprattutto dai bambini, ma che in più ha il pregio di riempire uno spazio vuoto, riducendo l’effetto di piazza d’armi del luogo e sicuramente abbellendolo.

Ma poi, per quale recondito motivo non funziona più ormai da diversi mesi? In molti eravamo convinti che l’acqua non scorresse più in quella fontana perché sarebbero state apportate migliorie (come per esempio l’eliminazione di quelle orrende luci colorate dal gusto squisitamente paesano); invece no. Quella fontana non si sistema perché la si vuole eliminare. Incredibile. E ancora, per quale arcano disegno non funziona più quella al centro di piazza mulino, dove d’estate il sole batte inesorabile e dove una piccola oasi di fresco sarebbe di grande ristoro per i passanti?

Ce ne sono poi alcune, fontanini in particolare, riparate alla men peggio dopo ripetute segnalazioni di residenti, che resistono alla voglia distruttrice di qualche improvvido Amministratore (via San Rocco) ed altre progettate e mai realizzate, oppure trascurate, nelle periferie della città.

Tutto questo sfasciume ci fa riflettere: forse che a Matera non ci sono idraulici in grado di far funzionare bene quelle esistenti? Forse a Matera la (in)cultura della rimozione sta prendendo il sopravvento su quella della dotazione? O forse la nostra storia fondata sul bene acqua sta lasciando il posto alla (in)cultura del disagio,del clima torrido?

Diciamo “basta” a scelte architettoniche calate dall’alto senza un minimo di dibattito pubblico. Le fontane non si eliminano, soprattutto se belle; le fontane si fanno funzionare, semmai il patrimonio delle fontane va arricchito anche nelle periferie, non depauperato. Non sono un architetto, ma il buon gusto, le esigenze di bellezza della città e di utilità devono prevalere su ogni altro tipo di valutazione.

Una considerazione a parte va fatta anche su quel progetto architettonico di ristrutturazione della “via del carro” presentato in piazza Mulino dagli studenti di architettura di Mt e dalla docente prof.ssa Ina Macaione. Una sola parola: entusiasmante. Progetto di riqualificazione è dir poco: esso rappresenta un motivo estetico e funzionale di connessione ed integrazione tra i palazzi della vecchia Matera e della città futura Gusto, funzionalità, estetica, economicità sono tutto ciò che caratterizza il progetto. Non sarebbe il caso che i nostri amministratori esprimano un parere di fattibilità e, d’accordo con la città, diano il via libera a questo disegno progettuale che proietterebbe Matera in un futuro architettonico ed urbanistico di qualità ,senza che questo rinneghi in alcun modo i canoni edificatori del passato?

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