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Domenica 22 Aprile 2018 | 05:09

Crisi nella maggioranza

Matera, il Comune conferma
la stangata: niente rimborso

Non sarà restituito il milione 400mila euro risparmiato nel 2015. «Colpa della Regione»

Matera, il Comune confermala stangata: niente rimborso

Dissidenti della maggioranza in aula per onor di firma. Ieri in Consiglio comunale si è votata la revoca della delibera del 2 agosto sulla rideterminazione del Piano economico finanziario e delle tariffe Tari in riduzione per il 2016. Ma dopo la seduta di lunedì saltata per mancanza del numero legale, in seconda convocazione i «ribelli» sono ritornati quasi tutti fra i banchi, con la sola eccezione del consigliere Angelo Cotugno, assente per altri impegni. Non erano presenti Rocco Buccico, indipendente, e Augusto Toto, di Forza Matera, in posizione critica nei confronti della maggioranza per altre ragioni. La crisi politica però è tutt’altro che chiusa e si è manifestata ancora una volta attraverso l’astensione di cinque consiglieri sui due punti all’ordine del giorno. Sull’Aventino Angelo Lapolla, Gaspare L’Episcopia, Rossella Rubino, Saverio Vizziello e Angelo Tortorelli in attesa di ricevere dal sindaco segnali che tardano ad arrivare.
Nel frattempo la Giunta De Ruggieri si «rimangia» la promessa di ridurre la tassa sui rifiuti solidi urbani per il 2016. «Se tutto andrà bene le bollette saranno pronte a fine mese. E quindi sarà un regalo di Capodanno che arriverà ai cittadini alla Befana», ha ironizzato l’ex sindaco Salvatore Adduce, capogruppo del Pd, paventando anche aumenti che non hanno trovato conferma. «Non ci sarà un aumento della tariffa, ma una mancata restituzione di un credito che avevamo promesso ai cittadini», ha chiarito il sindaco Raffaello De Ruggieri.
Il salasso bis comunque ci sarà, perché come ha ricordato Adduce «una bolletta che costava meno di 6 milioni all’anno, una dette tasse più basse d’Italia, è aumentata in pochi mesi fino al 130 per cento». Le responsabilità tuttavia sono state ribaltate dal consigliere Paolo Manicone, di Osiamo per Matera, sulla vecchia Amministrazione. Sulle ragioni della retromarcia le narrazioni di maggioranza e opposizione sono naturalmente divergenti. La prima chiama in causa l’assenza di un piano regionale dei rifiuti, ma soprattutto la lentezza dei burocrati regionali che hanno autorizzato l’entrata in esercizio del tritovagliatore soltanto dopo quasi un anno, vanificando la possibilità di un risparmio individuata dalla Giunta comunale. La seconda è convinta che siano stati fatti male i conti, che non ne sia stato informato per tempo il Consiglio comunale e che parte degli aumenti siano dovuti ad una implementazione del servizio per il raddoppio dei turni di raccolta nei Sassi e nel centro storico e per l’estensione della raccolta differenziata a La Martella e agli altri borghi.
Dopo l’abbandono dell’aula da parte dei consiglieri del Pd presenti, non avendo condiviso nè nel merito nè nel metodo la mancata riduzione della tariffa, con 13 voti a favore, uno contrario, quello di Antonio Materdomini, del Movimento 5 Stelle, e 5 astenuti il Consiglio comunale ha revocato la delibera che avrebbe risparmiato ai materani l’ennesima stangata.
Secondo Angelo Montemurro, presidente della Commissione comunale, c’è stata una «esplosione dei conti», non dovuta soltanto ai burocrati regionali che se la sono presa comoda prima di autorizzare la messa in funzione del tritovagliatore, ma ad un lievitamento dei costi del servizio, aumentati di 800 mila euro, e ad alcuni punti che non sarebbero non chiari come la riduzione dei dipendenti. «Non abbiamo capito dove sono andati a finire», ha detto. «Non a novembre, ma già a giugno – ha accusato Adduce – ci si è accorti che i conti non tornavano, ma si è mantenuto lo stesso indirizzo. Siamo a dicembre e le bollette a casa non ci sono». Per questo il capogruppo del Pd ha chiesto di allegare agli atti una lunga documentazione che mette in evidenza le inadempienze dell’Amministrazione comunale. Comprese quelle procedurali, sottolineate anche nell’intervento del consigliere Pietro Iacovone, che avrebbero richiesto un altro iter. Su questo aspetto invece il sindaco si è dichiarato tranquillo perché «la delibera è stata individuata come la più corretta e legittima – ha informato – con l’assenso del Ministero dell’Economia e Finanza».
A giudizio di De Ruggieri, che ha ricalcato la tesi difensiva sostenuta dall’assessore Enzo Acito con una dettagliata cronistoria del capitolo rifiuti, la Giunta non ha potuto rispettare gli impegni per «una situazione contradditoria». È successo che la Regione «grazie al diretto intervento del presidente Pittella» aveva concesso al Comune un mutuo di mutuo per adeguare la piattaforma dei rifiuti a La Martella ma poi ha lasciato trascorrere quasi un anno per il visto. «La diligenza che abbiamo avuto è stata distrutta da questa interminabile attesa burocratica», si è difeso De Ruggieri. E ha chiarito che i maggiori costi hanno un’altra origine. «Avevamo chiesto di poter lavorare in contemporanea il rifiuto abbancato e quello quotidiano, in modo da evitare il percorso di guerra di due distinti trasferimenti dei rifiuti. La risposta – ha affermato il sindaco – è stata una posizione isterica di diniego che ha comportato doppi costi. In due mesi, tra novembre e dicembre 2015, avevamo risparmiato un milione 400 mila euro. Se il tritovagliatore fosse stato autorizzato, in sei mesi avremmo risparmiato 3 milioni. La firma anziché a luglio è arrivata il 24 ottobre». De Ruggieri non ha nascosto le difficoltà che vivono tutti i Comuni lucani per l’assenza di un piano regionale dei rifiuti. «Si vive di emergenza. Chiude l’impianto del Rendina e non si sa dove portare i rifiuti. Viviamo in una condizione schizofrenica».
La seduta si era aperta con il ricordo di Francesco Paolo Valentino, ex dipendente comunale scomparso in questi giorni a Casarano, in provincia di Lecce, dove si era trasferito da molti anni, per il quale il sindaco ha chiesto di osservare un minuto di silenzio. De Ruggieri ne ha sottolineato «l’impegno e la passione» profusi nel suo lavoro nonché l’esempio di «civismo militante» perché «non si è limitato al disbrigo delle pratiche quotidiane, ma è stato un raccoglitore di dati e notizie che ha fatto confluire in un volume con la storia del Comune dal 1940 ai giorni nostri», fornendo una preziosa testimonianza soprattutto degli anni difficili della guerra e del dopoguerra e tramandando l’attività e i profili di sindaci e consiglieri comunali.

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