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un sequel «resurrection»

Mel Gibson girerà
un altro film a Matera

Mel Gibson gireràun altro film a Matera

Non ci sono dubbi, una delle fortune turistiche di Matera nasce a seguito dei suoi innumerevoli set cinematografici. Spesso e volentieri si tratta di produzioni di caratura internazionale e non può che far piacere la notizia sull’intenzione di Mel Gibson di girare un sequel, intitolato «Resurrection» a valle de «La passione di Cristo», del 2004. «Serviranno probabilmente tre anni per realizzarlo, perché è un grande soggetto» ha spiegato Gibson.
Non è il primo e, forse non sarà il primo film che ha come sfondo un soggetto religioso. Intanto, appare non solo agli occhi dei più sensibili, una blasfemia continuare a non vigilare sul modo in cui le varie produzioni si approcciano al patrimonio della Murgia che, ricordiamolo, ricade nel perimetro di un Parco. Parco significa che è non è tutto concesso a tutti e sempre, specialmente se si mette a rischio un patrimonio che, non a caso, appartiene all’umanità e ricade sotto l’egida dell’Unesco.
Cassoni di cemento, chiodi piantati nelle pareti delle chiese rupestri, resine epossidiche sui graffiti ormai illeggibili, ponteggi metallici e palificazioni che sfruttano le cavità delle coppelle - note a noi materani per il loro valore archeologiche, ma non a chi osa tanto - sono scelte che non fanno onore a chi non ha capito che il valore di un set naturale è l’insieme dei segni che abbiamo ricevuto dal passato e che è giusto restituire a chi verrà dopo di noi. Le ragioni sono evidenti, non è patrimonio che appartiene ai materani, ma al mondo. Per quanto, sono proprio i materani i primi custodi.
I luoghi finora interessati a queste attenzioni - si fa per dire - che sconfinano nel danno, sono state segnalate a Murgia Timone come all’insediamento insediamento rupestre di Agna le Piane, al complesso confinante con quello di Grotta dei Pipistrelli. Si tratta di attività incompatibili con l’esigenza di tutela dei luoghi che, invece, così sono pesantemente alterati sia in superficie sia direttamente nelle strutture (volgarmente chiamate grotte) che invece, almeno sulla carta, sono riconosciute come patrimonio e devono essere preservate.
Cingolati e mezzi pesanti, è il caso delle betoniere, non sono propriamente compatibili con i nostri luoghi della memoria. Accade se le pareti vengono «ripulite» o camuffate, oppure se vengono piantati ganci d’acciaio e corde per sostenere alcune passerelle, accade azzerando i segni che sono impressi sulla roccia da secoli. Insomma, un poco di attenzione in più sulla movimentazione delle produzioni cinematografiche e altre attività in contrasto con la natura protetta dei luoghi non sarebbe così male, per noi, per l’Unesco e soprattutto per un patrimonio che non può permettersi di subire ulteriori offese. Nel Parco Archeologico Storico delle Chiese Rupestri del Materano non è più possibile che ognuno faccia quello che vuole, senza alcun controllo.

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