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patrimonio comune

Matera, futuro incerto
per la Biblioteca Stigliani

Orario di accesso al pubblico ridotto e a dicembre va in pensione l'ultima bibliotecaria

Matera, futuro incerto per la Biblioteca Stigliani

di Pasquale Doria

«Dietro l’angolo di Ferragosto si scorge Natale». È un modo di dire, per sottolineare l’incedere del tempo e l’alternarsi delle stagioni. Dal caldo dell’estate al freddo dell’inverno il passo è breve anche per la Biblioteca «Tommaso Stigliani». La temperatura scenderà decisamente alla fine di dicembre, quando l’ultima bibliotecaria andrà in pensione. Te mesi per porre rimedio, non sono molti, ma neppure pochi.

Mostra il suo vero volto la riforma che ha «straziato» le Provincie, nel senso che invece di contenere solamente i costi della politica, persegue una cura letale sul contenimento di tutta la spesa, azzerando una serie di servizi basilari per i territori e le popolazioni interessate. Una lenta agonia che, per altri versi, si riflette anche sul patrimonio librario più cospicuo del Materano. È custodito nel cuore della città, in piazza Vittorio Veneto, in un palazzo storico dotato di ariosi ambienti illuminati che, nei giorni di punta, contano fino a cinquecento utenze. Si tratta soprattutto di giovani studenti universitari che non hanno la biblioteca, benché ogni istituto di istruzione superiore dovrebbe averne almeno una per istituto, e si rivolgono fiduciosi all’unico punto di riferimento per loro di tutta la provincia.

Forse dovremo iniziare a dire «si rivolgevano fiduciosi». L’anno sta finendo, dicevamo, e al momento risulta che per l’acquisto di nuovi libri tutto è fermo a quota settemila euro. Fermo in attesa di tempi migliori, ovvero l’approvazione del bilancio regionale. Nel frattempo, la Provincia, non più titolare delle attività culturali, può piangere solamente miseria. Al punto che ascensori e telefoni attendono l’avverarsi di promesse messianiche che senza il vil metallo rimarranno sempre tali.

Intanto, l’orario di apertura la pubblico è stato ulteriormente ridotto. La sensazione comune è che lentamente muore ciò che deve vivere per necessità e diritto. Soprattutto quel diritto alla cultura che in biblioteca non è astrazione. Così come non è facile occasione di guadagno per i soliti avventurieri di turno che di questa parolina, «cultura», svuotandola di ogni nobile contenuto, non sembrano demordere nel riempire di significati ben altre inconfessabili ragioni.

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