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Ordigno in ia Collodi

Bomba davanti a pizzeria
Decimo attentato a Matera

Ennesimo atto intimidatorio contro una attività commerciale: Ci sarebbe la stessa «firma»

pizzeria matera bomba

E sono dieci. Da gennaio a settembre dieci bombe rudimentali fatte esplodere contro attività commerciali, ad eccezione di una che è stata collocata davanti a locali sfitti. L’altra notte, intorno alle 3, è stata la volta di un ristorante pizzeria in via Collodi. Sarebbero minori, rispetto agli altri episodi, i danni provocati dall’ordigno. Lesionate la saracinesca e la vetrata d’ingresso. In frantumi una insegna luminosa. Il boato è stato udito dai residenti dei quartieri vicini, alcuni dei quali sono accorsi sul posto per rendersi conto dell’accaduto.

Sono scene analoghe a quelle riscontrate dagli investigatori in occasione dei precedenti «attentati» e che si ripetono in sequenza. Identiche sarebbero anche le modalità di confezionamento della bomba artigianale. Il costruttore segue sempre lo stesso schema. Utilizza un involucro di metallo riempiendolo di polvere pirica, tappandolo con nastro adesivo e collegando una miccia a lenta combustione. Nelle sue precedenti imprese si è servito di caffettiere, shaker o barattoli di latta. Questa volta ha preferito usare un piccolo manicotto metallico in dotazione agli idraulici. Sul posto sono intervenuti per gli accertamenti e i rilievi agenti della Squadra Volante, della Polizia scientifica e della Squadra Mobile, diretta dal vice questore Fulvio Manco che ha voluto partecipare direttamente alle indagini.

Il ristorante pizzeria diventato il bersaglio di questa nuova azione eclatante è lo stesso che fu preso di mira due volte anche una ventina d’anni fa, con colpi di pistola che forarono la vetrata all’ingresso e con lo scoppio di una bomba che ebbe effetti più devastanti. Ma erano altri tempi. La guerra ai clan della criminalità organizzata tracimata da Montescaglioso a Matera non era stata ancora vinta. L’ultimo episodio è da ricondurre sicuramente alla catena di esplosioni che stanno scuotendo la città, provocando molto rumore in piena notte, danni ridotti, ma anche tanta paura. Se in un primo tempo non era da escludere che ci fosse una strategia dietro queste azioni scellerate, ora non è più così. La logica non si intravede. Il racket potrebbe non c’entrarci nulla. Seminare terrore e intimidire i titolari delle attività colpite senza aver mai avanzato una richiesta estorsiva, a quanto pare, a meno di non credere all’instaurazione di un rigido e inedito clima omertoso, non rientra in alcun manuale sulla criminalità. Difficile anche parlare di malavita organizzata, proprio per la povertà di mezzi cui si è fatto ricorso in questo genere di singolari attentati.

Si indaga, e non è un modo di dire, a 360 gradi. Tutte le ipotesi al momento sarebbero prese in considerazione dagli investigatori, ma sembra riscuotere maggior credito quella dell’opera di un mitomane o di uno squilibrato. Scaltro e calcolatore quanto basta per scegliere quasi sempre orari notturni e obiettivi isolati, periferici, bui, dove potersi muovere agevolmente senza destare sospetti. Non è da escludere che lo esalti proprio il clamore destato dalle proprie imprese.
Nella caccia all’uomo che le forze dell’ordine hanno intrapreso da tempo ormai è diventata una partita a scacchi. Si aspetta solo il primo errore. O la testimonianza diretta di qualche cittadino che possa fornire dettagli d’interesse. Anche se purtroppo i tempi delle risposte operative si stanno maledettamente allungando. Che si tratti di azioni malavitosi o di balordi, la città capitale europea della cultura per il 2019, una delle più sicure d’Italia, non può permettersi di covare oltre questa piaga.

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