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Con la magia dentro Colobraro vive un sogno

di RITA SCHENA
Con la magia dentro Colobraro vive un sogno
di RITA SCHENA

«A me Colobraro ha sempre portato bene». Giuseppe Ranoia è il regista che da 5 anni firma una iniziativa forse unica nel suo genere “Sogno di una notte... a quel Paese”: una serie di serate teatrali che nell'arco di tutto agosto si snodano per le strade di un paese lucano che nessuno vuol nominare... Colobraro appunto. «Quando abbiamo incominciato questa avventura è stato quasi naturale giocare con la nomea che su Colobraro è stata costruita dalla pubblicazione del testo “Sud e magia” dell'antropologo Ernesto De Martino in poi: il paese delle streghe, il paese che porta sfortuna tanto che non si può nominare...».
Una iniziativa talmente coinvolgente che ogni estate trascina “a quel paese” migliaia di spettatori, che il martedì e il venerdì a migliaia sciamano nel paesino che in realtà conta poco più di 1.200 residenti.

Ma come si gioca con la jella? «In realtà non è la sfortuna il nostro tema principale, ma percorsi e animazioni teatrali dove vanno in scena tradizioni e culture che ogni spettatore già possiede. Io amo molto Shakespeare e mi sono ispirato a “Sogno di una notte di mezza estate” riprendendone anche i personaggi. Puck, ad esempio, altro non è che il dispettoso spiritello "Monachicchio" (chiamato monaciello a Napoli, o laùro nel Salento)». colobraro, spettacolo

Lo spettacolo si dipana attraverso strade e piazzette del paese, gli attori coinvolgono gli spettatori tanto che ogni rappresentazione di fatto è unica, mescolando tradizioni, cultura e satira a forme cabarettistiche. Il fil rouge che caratterizza l'edizione 2015 è l'acqua con il suo potere bivalente, nello stesso tempo benigna e matrigna.
«Io sono convinto che lo spettacolo non è per tutti, ma per ciascuno – sottolinea Ranoia – si deve lavorare per ricucire un rapporto con il pubblico che è portatore di suoi ricordi, tradizioni, che non deve solo passivamente guardare, ma partecipare».
Così come a partecipare a “Sogno di una notte a quel paese” è praticamente tutta Colobraro che dal 2011 ha deciso di immergersi in questa nuova avventura: c'è chi cucina per i tanti presenti, chi cuce “l'abitino”, il talismano portafortuna da portare con sè che contiene tre pietre di sale grosso per scacciare il malocchio, tre aghi di rosmarino contro gli spiriti maligni, tre chicchi di grano, simbolo di fertilità e abbondanza e per favorire l’amore e la bellezza, e fiori di lavanda, simbolo di virtù e serenità.

«Abbiamo puntato sui ragazzi – spiega il giovane sindaco, Andrea Bernardo – sia io, sia Giuseppe Ranoia abbiamo vissuto belle esperienza dal mondo dell'associazionismo che è stato sempre molto attivo a Colobraro. Negli anni precedenti si è cercato di sfatare quest'aura con iniziative culturali sui temi antropologici, ma si rischiava di non riuscire a raggiungere il grande pubblico. Così è nata l'idea di qualcosa di alternativo».
Una sfida ampiamente vinta perché ha sollecitato la curiosità di tanti, ma anche perché ha in qualche modo cambiato la qualità della vita di un paese che non si vede solo invadere da curiosi e telecamere nei venerdì 17.

«Che un cambiamento c'è stato è tangibile da tanti piccoli segnali – racconta ridendo il sindaco – recentemente ad una riunione a Matera sono stato definito “il sindaco del paese che portava sfortuna”, dove è indicativo l'uso del tempo passato».
Colobraro fa riemergere il fascino per il magico che è in ognuno di noi, tanto che assistere ad uno spettacolo significa accogliere una sfida. Come sottolinea anche uno dei personaggi, il Lupo Mannaro che al termine della sua performance esclama: «Avete visto quali sono le vere magie?».

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